JOHN GWYNNE.
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RUIN.
LA LANCIA DI SKALD.
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Parte 4.
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Titolo originale: Ruin. 2015.
2016. Fanucci Editore, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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43. Evnis.
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Evnis cavalcava fra gli alberi con la luce del sole che filtrava a chiazze, inclinata, da est. Il suo sguardo si spostava di continuo verso il pascolo aperto su cui procedevano Braith e Rafe, preceduti dai due segugi grigi. Pi oltre, la luce del sole scintillava su un migliaio di canali e la palude si allargava come una ragnatela ingemmata fatta di fiumi e ruscelli intervallati da scialbe e impenetrabili macchie di vegetazione.
Vonn  davvero laggi? Quando Rafe era entrato nella sala dei banchetti e gli aveva detto che con ogni probabilit Vonn era tornato in Ardan, quella notizia lo aveva colpito come un pugno nello stomaco.
Cosa gli dir? Gli chieder di perdonarmi? Lo rimproverer per essere stato uno stolto? Si ritrasse da quel pensiero. No, non lo spinger ad andarsene, non di nuovo. Ragioner con lui. Adesso ha avuto modo di sperimentare il mondo reale, e di certo le sue idee di onore e di gloria saranno state annacquate da una buona dose di realt.
Mio signore disse Glyn, accanto a lui, strappandolo alle sue riflessioni.
Cosa c'? chiese Evnis, in tono pi irritato di quanto fosse stata sua intenzione.
Sta arrivando Rafe.
Era vero. Evnis sollev una mano e la banda di guerra si arrest nell'ombra del bosco.
Braith pensa che dovresti unirti a noi avvert Rafe una volta che si fu addentrato tra gli alberi.
Perch?
I cani si comportano in modo strano, e c' qualcosa pi avanti, in lontananza. Sembra una torre.
Pu essere una di quelle di Morcant. Qualche tempo fa mi ha mandato un messaggio in cui diceva che stava prendendo in considerazione la possibilit di costruire una serie di torri di guardia intorno alla palude. Gli ho risposto di fare quello che voleva, a patto che la cosa finisse con i ribelli appesi a un nodo scorsoio. Qualche risata si lev dai guerrieri alle loro spalle.
Allora forse  una di quelle. Per c' da considerare il comportamento dei cani. Credo che ci stiamo avvicinando a Halion.
Evnis rimase immobile in sella per un momento, avvertendo un senso quasi di vertigine, in cui l'eccitazione si mescolava alla paura.
Glyn, manda due uomini con un cambio di cavalli, e di' loro di tornare con Morcant. Presto.
S grugn Glyn.
E dammi quello aggiunse Evnis indicando un corno appeso alla sella di Glyn. E ora muoviamoci esort quindi, spronando il cavallo al trotto. Rafe gli si affianc e insieme avanzarono sul prato.
Evnis stava strisciando in mezzo all'erba alta, che a tratti gli permetteva di intravedere la torre.
Mi fa male la schiena. Si era ricongiunto a Braith e avevano cavalcato per un po' allo scoperto, ma poi i cani si erano eccitati al punto che erano stati costretti a smontare e a procedere pancia a terra fra l'erba, tenendosi bassi. Pareva che stessero camminando da una decimana, ma la verit era che l'altosole era passato da poco.  trascorso abbastanza tempo da danneggiarmi la schiena. Adesso sono il re, non dovrei strisciare fra l'erba come un serpente. Non per la prima volta, ricord a s stesso perch era l. Per Edana, che  una minaccia per la mia corona. E pe Vonn, mio figlio. Solo un altro po' di pazienza e tutto andr a posto, con Edana morta e Vonn di nuovo al mio fianco. E posso essere paziente. Ci sono stati anni di attesa, e adesso il mio sogno  realt. Regno su Ardan. All'inizio si era sentito sopraffatto dall'euforia al semplice pensiero di essere re. Il signore di tutto ci su cui posava lo sguardo. Colui che attraversava il Cancello di Pietra come signore di Dun Carreg, che entrava come re nella sala dei banchetti. Non come re, sussurr una voce nella sua testa. Come reggente per conto di Rhin.
Questo non ha importanza. La realt  che sono io a regnare.
Davanti a lui Rafe si ferm, e per poco Evnis non gli and a sbattere contro. Gli scivol accanto e vide i due cani che tremavano in tutto il corpo, tesi come corde d'arco, appena una dozzina di passi pi avanti. Fissavano dritto davanti a loro. Rafe pos una mano su ciascuno di essi, e questo parve calmarli un poco.
Evnis scorse la torre, parte di una fortificazione pi grande, circondata da una palizzata. Una figura si muoveva lungo i bastioni, e anche da quella distanza il nero e oro del suo mantello spiccavano sotto il sole. Pi vicino, circa un centinaio di passi sulla sinistra, c'era un vecchio albero davanti al quale brucava un cavallo, sellato ma senza cavaliere.
Evnis apr la bocca per parlare, ma Braith si port un dito alle labbra, poi indic.
Qualcosa si muoveva nell'erba alta davanti a loro, un ondeggiare degli steli in senso opposto a quello della brezza.
Rimasero l fermi a guardare mentre il sole si spostava lento nel cielo. Evnis aveva il sudore che gli colava lungo il volto e i muscoli della schiena che parevano bruciare, un dolore che presto divenne intollerabile.
Proprio quando pensava di non poterlo pi sopportare, un uomo si alz in piedi fra l'erba alta, con la schiena rivolta verso di loro. Sollev l'arco e lo tese, puntandolo davanti a s.
Braith sussult e un nome gli sfugg dalle labbra in un sibilo astioso e sommesso quanto l'alito della brezza. Camlin.
Evnis vide il cacciatore allungare la mano verso la propria faretra mentre con l'altra mano si sfilava l'arco dalla schiena, e si protese ad afferrargli il polso.
Braith lo fiss, e per un momento Evnis lesse una furia omicida nei suoi occhi.
Evnis scosse il capo, muovendo in silenzio le labbra a formare una parola.
Edana.
In modo lento ma progressivo, osserv la violenza svanire dal volto di Braith.
Poi Camlin si spost in avanti e un'altra figura emerse dall'erba un po' pi lontano. Evnis la riconobbe immediatamente.
Halion. Era cambiato. Appariva esausto ed era decisamente pi magro, con il volto affilato su cui si intravedevano le ossa e la barba incolta, ma aveva ancora quel particolare aspetto. Quegli occhi grigi, capaci di sostenere un duello di sguardi e di rimanere spaventosamente calmi di fronte alla furia pi terribile, erano ancora gli stessi. Era stato per questo che Evnis aveva deciso di fare in modo che suo fratello gli si rivoltasse contro. Insieme, Halion e Conall erano inarrestabili, due parti dello stesso vortice, la calma e la furia. Separati, erano soltanto due uomini. Sempre pericolosi, ma non inarrestabili.
Halion e Camlin si abbracciarono in un silenzioso cameratismo che dest in Evnis un impeto d'ira di cui non avrebbe saputo spiegare la causa.
I due poi si staccarono, sorridendosi a vicenda con aria sciocca. Parlarono fra loro, a voce troppo bassa perch Evnis potesse sentirli, poi Camlin prese a trascinare Halion attraverso l'erba alta e su per il pendio, verso la torre, gridando qualcosa alle guardie sul muro.
Cosa stanno facendo? Verranno visti.
Poi la parola che Camlin stava urlando acquist nitidezza nella mente di Evnis, e il suo significato ebbe infine senso.
Vonn.
Un uomo che indossava un mantello nero e oro si sporse oltre il muro di legno, e mentre Camlin e Halion ancora risalivano il pendio salt al di l di esso, atterrando con agilit, le ginocchia piegate.
All'improvviso, come se fosse stata accesa una candela in una stanza buia, Evnis lo riconobbe.
Mio figlio.
Era alto, con una massa di capelli biondi, la barba ben curata in cui striature rosse si mescolavano al biondo. Super di corsa la dozzina di passi che lo separavano da Halion e lo abbracci, ridendo.
Evnis si alz dal suo nascondiglio fra l'erba, si scroll di dosso le mani di Braith che cercavano di afferrarlo e curv le mani a coppa intorno alla bocca, gridando il nome del figlio.
VONN.
I tre uomini sulla collina si girarono a guardarlo, e per un momento congelato nel tempo il mondo perse consistenza, parve trasformarsi in un tunnel che escludeva qualsiasi cosa che si parasse fra Vonn ed Evnis, mentre si fissavano a vicenda. Poi Braith imprec e si alz a sua volta con l'arco teso.
Che tu sia dannato all'inferno ringhi a Evnis poi lasci partire la freccia. Essa saett verso i tre uomini, e Camlin fu il primo a muoversi, spingendo di lato gli altri due, con il risultato che il dardo di Braith si and a piantare vibrando nel muro di legno.
Un istante pi tardi un'altra freccia solc l'aria verso di loro, e Rafe trascin Evnis al suolo mentre essa sibilava spaventosamente vicina. Da dietro il muro si levarono alcuni strilli, e da sud sopraggiunsero figure che brandivano spade e lance.
Braith e Camlin continuarono a scagliarsi contro frecce su frecce, e intanto Evnis intravide a tratti Halion e Vonn che si allontanavano di corsa lungo il muro.
Si allontana. Nello stesso tempo, altri guerrieri si andavano facendo pi vicini, almeno una dozzina, alcuni dei quali si stavano gi addentrando nell'erba alta del pendio.
Evnis port la mano al corno di Glyn che si era assicurato alla cintura, se lo accost alle labbra e soffi con forza, traendone una lunga nota tremula. Sulla collina, gli uomini si arrestarono.
Un rumore pervase il silenzio improvviso, un rombo lontano. Parecchie teste si girarono a guardare verso nord, scorgendo Glyn e un centinaio di guerrieri a cavallo che emergevano dai margini della foresta di Baglun. Poi un guerriero pi anziano, con i capelli color ruggine che spuntavano da sotto l'elmo di ferro, prese a urlare, impartendo ordini al gruppo sulla collina, che si ritir subito verso sud. Prima che Evnis si rendesse conto di cosa stava facendo, i suoi piedi iniziarono a muoversi e lui si trov a correre su per la collina, in mezzo all'erba alta. Alle sue spalle risuonarono dei richiami, ma li ignor, lo sguardo fisso sulla schiena del figlio in fuga.
Dietro di lui, il rombo della banda di guerra che si avvicinava andava aumentando di intensit, ma non tanto da indicare che essa lo avrebbe raggiunto entro un centinaio di battiti del cuore. Per un momento, valut la possibilit di fermarsi, di tornare indietro, e la parte razionale della sua mente gli ingiunse di ascoltare la voce del buon senso, ma poi intravide di nuovo Vonn che si girava a fissarlo, sia pure per un istante.
Estratta la spada, riprese a correre.
Due guerrieri gli si lanciarono contro, e un filamento di paura gli si contorse nel ventre. In pochi istanti valut gli avversari: entrambi erano pi giovani di lui, snelli e avidi di gloria, la loro armatura consisteva in poco pi di un giustacuore di cuoio e spesse protezioni per le braccia, mentre lui aveva una cotta di maglia che gli arrivava quasi alle ginocchia. Lo stava facendo sudare, ma era lieto di indossarla.
Probabilmente non sanno chi sono, altrimenti quelli che si sarebbero fermati per prendere la mia testa sarebbero stati molti di pi. Sono uno stolto. Cominciava a rimpiangere la propria decisione.
Uno degli uomini gli si lanci dritto contro mentre l'altro lo aggirava sulla sinistra. Evnis blocc un fendente dall'alto, deviandolo in modo tale che l'impeto stesso del suo avversario gli fece perdere l'equilibrio, poi trasform la parata in una stoccata, una delle prime mosse che gli erano state insegnate sul Campo del Sorbo, e con sua sorpresa sent la lama raggiungere il bersaglio. Essa affond nella schiena del suo avversario, e anche se non penetr a fondo perch il giustacuore assorb il grosso dell'impatto, tuttavia spill del sangue, ed Evnis avvert un'ondata di euforia. Il giovane guerriero barcoll in avanti.
Ce la far.
Intravide un movimento al limitare del suo campo visivo, e si gir in tempo per vedere l'altro guerriero vibrare un colpo diretto al suo collo. Vacill goffamente, intercettando in parte l'attacco con la spada. Una fitta di dolore gli trapass il polso, e la lama del suo avversario riusc a superare la sua guardia, raggiungendolo di striscio alla spalla. La cotta di maglia devi l'impatto, ma il braccio gli si intorpid. Evnis tent di ruotare su s stesso, cercando disperatamente di ricordare i movimenti che aveva imparato con tanta dedizione sul Campo del Sorbo, e che erano cos facili da eseguire quando non c'era qualcuno con la spada in pugno che cercava di ucciderti. Il duro ghigno che poteva scorgere sul volto dell'avversario non contribuiva a farlo sentire pi sicuro di s. In qualche modo, riusc a evitare il colpo successivo, afferr un polso, poi si ritrovarono entrambi a cadere in un groviglio di arti e a rotolare gi per il pendio, arrestandosi con Evnis supino al suolo e il suo avversario seduto sul suo petto.
La cosa non sta andando come avevo immaginato.
Nella caduta avevano entrambi perso la spada, ma a un certo punto l'uomo che gli sedeva sul petto estrasse un pugnale dalla cintura e lo lev in alto mentre Evnis cercava invano di lottare perch aveva le braccia bloccate.
Una freccia si conficc nella gola del suo assalitore, che venne scaraventato all'indietro con uno spruzzo di sangue che gli invest la faccia. Evnis si sollev sui gomiti, e vide l'altro guerriero che gli si lanciava contro con la spada sollevata.
La mia spada, dov' la mia spada? Cerc a tentoni sull'erba. Morir. Avrei dovuto aspettare la banda di guerra.
L'uomo si immobilizz in piedi su di lui, con la spada sollevata, e sul suo volto il sorriso vittorioso cedette il posto alla paura, poi lui venne scaraventato all'indietro da una massa di pelo e di zanne. Un paio di mani si protesero ad aiutare Evnis a rialzarsi, e Braith lo fiss con occhi roventi mentre Rafe li oltrepassava di corsa e trafiggeva con la spada l'uomo alle prese con i due cani. Quando la ritrasse, la sua spada era insanguinata. I talloni del guerriero martellarono contro il terreno, poi lui giacque immobile.
Grazie disse Evnis nel recuperare la spada. Braith si limit a un secco cenno del capo, il volto ancora teso per l'ira. Adesso erano soli su quel lato della fortificazione, perch il nemico era fuggito verso sud. Alle loro spalle, Glyn sopraggiunse con i cento guerrieri e tir le redini per fermarsi davanti a loro.
Dateci dei cavalli ordin Evnis. Pochi momenti pi tardi era in sella e stava guidando la banda di guerra oltre la curva del muro. Pi avanti, vide alcuni uomini correre gi per la collina e sul pi piatto terreno antistante la palude. Pi oltre c'era un fiume, e su di esso alcune barche.
Raggiungiamoli grid, indicando con la spada e spronando il cavallo.
Galopparono gi per la collina come un temporale estivo, riuscendo a raggiungere e a travolgere alcuni di quelli che stavano inseguendo. Poi per il terreno si trasform rapidamente in fango e uno dei cavalli croll al suolo nitrendo, con una zampa spezzata. Imprecando, Evnis smont di sella e prese ad avanzare con cautela sul suolo spugnoso, mentre pi avanti gli uomini balzavano sulle barche e si spingevano lontano dalla riva con lunghi pali e con i remi.
Evnis si ferm, sfruttando la copertura offerta da un salice piangente. Adesso era pi calmo, riusciva a controllare le emozioni che in precedenza gli avevano offuscato la mente. Pensa. Non ripetere i tuoi errori, precipitandoti in avanti a testa bassa e finendo quasi per farti uccidere.
I suoi guerrieri lo avevano imitato, smontando e avanzando cauti attraverso la palude. Alcuni avevano spiccato la corsa e raggiunto la riva in tempo per incrociare la spada con i pochi fuggiaschi rimasti indietro. Un'altra freccia trafisse uno di loro. Rafe apparve accanto a Evnis, accompagnato dai due cani, che avevano il pelo intorno alle fauci sporco di sangue. Braith era un'ombra, poco indietro, con la schiena addossata a un ontano da cui si stacc per scagliare una freccia contro i guerrieri in fuga. Su una delle barche un uomo url e cadde in acqua.
Poi un nuovo suono and crescendo di intensit al di sopra dei richiami di guerra che echeggiavano lungo la riva del fiume e, nel guardarsi alle spalle, Evnis scorse alcuni cavalieri superare la cresta del pendio, con la luce del sole che si rifletteva sul metallo. Avvert un'ondata di panico.
Questo non  un buon posto per essere intrappolato fra i nemici a cavallo e la palude.
Poi vide le livree nere e oro, la bandiera del ramo spezzato di Rhin sventolare al vento. Alla testa dei cavalieri, Morcant si rese conto della situazione e punt al galoppo verso la palude. Nel seguirlo con lo sguardo, Evnis lo vide fermare il cavallo e scivolare di sella, estraendo la spada senza rallentare il passo. Sia pure con riluttanza, non pot impedire a s stesso di provare una certa ammirazione per l'abilit dell'ex-prima-spada di Rhin.
Non  come me, che sono rotolato nell'erba e ho perso l'arma. In quel preciso momento decise di riprendere gli addestramenti nel Campo del Sorbo.
Morcant diede una serie di ordini, indicando, e alcune decine di cavalieri si staccarono dagli altri per risalire la collina e oltrepassare le porte della torre. Poi Morcant si accorse di Evnis.
Cosa succede? gli grid al di sopra del rumore circostante, dirigendosi a grandi passi verso di lui.
Niente mio re', e neppure una genuflessione? Pare che la tua fortificazione sia stata attaccata rispose Evnis, perch al momento non voleva parlare di Halion e di Vonn. Una freccia sibil nell'aria rimbalzando contro l'elmo di Morcant, che barcoll e and a raggiungere Evnis sotto la protezione offerta dal salice. La sua attenzione si focalizz sulla riva del fiume e lui si immobilizz.
Il mio ARGENTO stridette, gli occhi che gli sporgevano dalle orbite.
Nel seguire la direzione del suo sguardo, Evnis not una barca a fondo piatto che si trovava gi a una notevole distanza lungo il fiume e aveva a bordo una grossa cassa. Un'altra imbarcazione attravers il suo campo visivo, con una manciata di guerrieri che remavano a ritmo frenetico e un altro in ginocchio con l'arco teso. Una freccia part da esso e and a piantarsi nel petto di uno degli uomini di Evnis.
Camlin.
In piedi alle spalle di Camlin, Vonn lo stava guardando. Evnis scrut la riva del fiume, scelse un percorso e lasci la protezione del salice, cominciando a zigzagare sul terreno paludoso. Raggiunto un punto in cui il suolo era pi solido, si mise a correre, e pur sentendo un rumore di passi alle sue spalle non distolse l'attenzione da Vonn, che lo fiss a sua volta.
Raggiunta la riva del fiume, Evnis super d'un balzo i corpi dei caduti, aggir due uomini serrati in una lotta con il coltello e si trov infine la via sgombra da presenze umane ma bloccata da un groviglio di salici e carici. Il volto gli si contrasse per la frustrazione mentre osservava l'ultima barca scomparire rapidamente oltre una curva del fiume.
Camlin, Halion e Vonn si trovavano su di essa insieme a un paio di altri guerrieri, uno dei quali era l'uomo pi grosso che Evnis avesse mai visto, a parte Tull. Lui per aveva occhi solo per Vonn e rimase fermo a guardarlo con un'espressione di supplica mentre lui lo scrutava a sua volta, inespressivo. Vide Camlin incoccare un'altra freccia e tendere l'arco puntandolo contro di lui, ma rimase immobile l, esausto e affranto, perch in quel momento non gli importava se sarebbe vissuto o meno.
Fallo sussurr.
Poi Vonn allung una mano e la pos sul braccio di Camlin per fermarlo.
Condivisero ancora qualche istante, poi Vonn scomparve oltre la curva del fiume ed Evnis rimase fermo l a fissare il torpido mondo circostante. Vagamente, sent Morcant urlare, in uno stato che rasentava l'apoplessia.
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44. Maquin.
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Maquin si lasci scivolare oltre il muro e lungo la fune. I muscoli dello stomaco gli si contrassero e sent un dolore sordo che cominciava a pulsare e a diffondersi dalla ferita al ventre, anche se adesso era ridotta a una cicatrice in rilievo. Un memento dell'Oltremondo. Non era preoccupato, perch adesso si sentiva bene, si era esercitato nella corte delle armi e aveva ripreso in parte il suo antico addestramento come combattente delle fosse e, anche se sapeva di non essere ancora in perfetta salute, ci era molto vicino. Conosceva il suo corpo e i suoi limiti. Tocc terra con i piedi e si accoccol al suolo, assestando l'equipaggiamento che portava assicurato alla schiena prima di dare una scossa alla fune per segnalare al guerriero successivo che poteva seguirlo senza problemi, poi super silenziosamente la strada fino a un edificio abbandonato, dove Alben e altri tre guerrieri erano gi in attesa.
La notte era buia, senza luna, con le nubi che formavano uno spesso velo a coprire le stelle.
Una notte perfetta per andare in giro di soppiatto.
Un altro guerriero attravers guardingo la strada deserta per raggiungerli.
Era passata una decimana da quando Fidele gli aveva parlato dei piani per delle scorrerie notturne, e lui si era immediatamente offerto volontario. Alben aveva deciso di essere lui a guidarli, e in un primo tempo Maquin era stato incerto riguardo a quella scelta, perch Alben appariva vecchio e fragile. Pochi momenti trascorsi insieme nella corte delle armi erano per bastati a fargli cambiare idea sul suo conto. Alben era vecchio, ma non era affatto fragile. Pi di una volta era arrivato a puntargli una lama alla gola, e il giorno precedente lo aveva atterrato. Naturalmente, Maquin gli aveva ricambiato il favore, triplicato, oltre a scaraventarlo a terra con violenza. Il vecchio guerriero gli piaceva, quindi aveva cercato di trattenersi per la maggior parte delle esercitazioni. Aveva per il sospetto che Alben lo sapesse, come pareva indicare un sopracciglio inarcato di tanto in tanto, ma del resto quello era soltanto un addestramento, niente di pi, e lui aveva superato da un pezzo la necessit di dimostrare a chiunque quanto valesse. A meno che Fidele non fosse l a osservarlo, nel qual caso si ritrovava a comportarsi come un giovane guerriero che avesse appena superato la sua Lunga Notte.
Cosa mi  successo?
Non si era mai sentito in questo modo, non aveva mai provato tanti sentimenti a causa di una sola persona. Quando era con lei si sentiva calmo, quasi sereno, come se il mondo si fosse fermato nel momento in cui lei era entrata nella stanza, e provava invece un dolore nel petto quando erano separati, si sentiva eccitato quando sapeva che stava per vederla, e ansioso nel pensare al futuro.
Fuori controllo.  cos che mi sento. Incapace di controllare i miei sentimenti, mentre fin da quando sono stato in grado di camminare, mio padre mi ha sempre insegnato a mantenere il dominio delle mie emozioni. Mi ha insegnato che quella  la via del guerriero. Aveva visto passare quarantadue estati, e questa era la prima volta che si sentiva cos. Sorrise nel buio. Mi piace, anche se mi spaventa.
Attesero in silenzio finch un altro guerriero, l'ultimo, li ebbe raggiunti, poi si strinsero in un capannello.
 tempo di muoverci, perch la via  lunga. Rimanete in silenzio finch non avremo raggiunto la foresta. Ci sono domande? sussurr Alben.
Si avviarono in fila per uno, con Alben che procedeva per primo e Maquin alla retroguardia, otto uomini che scivolavano silenziosi attraverso l'abbandonata citt di Ripa, tenendosi bene alla larga dai fal che segnalavano gli avamposti dei Vin Thalun. Del resto, anche se non ci fossero stati i fuochi accesi, Maquin sarebbe riuscito a individuare ed evitare la maggior parte di quelle postazioni grazie ai canti dei pirati ubriachi.
Siamo sotto assedio, ma questi Vin Thalun non sono fatti per cose del genere. Sono troppo selvaggi, nati per colpire in fretta e con forza, per vincere o ritirarsi. Un assedio richiede pazienza, pianificazione, organizzazione. Forse Lykos  all'altezza di una cosa del genere, ma che dire degli altri?
Ben presto furono fuori citt, in mezzo all'erba alta che si stendeva ondeggiante fino alla foresta di Sarva. Una brezza che soffiava dalla baia mormorava fra l'erba. Maquin stava sudando quando infine raggiunsero i primi alberi. L fecero una pausa, bevvero dalle borracce e si riposarono per qualche momento. Maquin si gir a guardare verso le luci sulle mura e nella torre di Ripa, che ammiccavano come stelle in lontananza. Pens a Fidele in quella torre, ricord il loro commiato e gli parve di avvertire ancora il sapore delle labbra di lei.
Mi sento di nuovo vivo, come se mi fossi svegliato da un lungo sonno, o da un incubo. Sorrise di nuovo, una cosa che si era sorpreso a fare spesso da quando aveva ripreso conoscenza dopo la febbre. Anche se alcuni dei mostri del mio incubo mi hanno seguito in questo nuovo mondo. Pens a Lykos, e una rabbia cupa sal ribollendo da quel luogo dentro di lui dove essa covava sempre sotto la cenere, and crescendo mentre pensava alle sofferenze che il Vin Thalun aveva inflitto a Fidele.
Alben gli pos una mano sulla spalla e lui dovette controllarsi per non afferrare il coltello.
La rivedrai gli bisbigli Alben, a voce troppo bassa perch chiunque altro potesse sentirlo.
Quanto  distante Balara? domand Maquin.
Mezza giornata di cavallo. Per noi, un giorno e mezzo di duro cammino.
Meglio muoversi, allora.
S. Fidele mi ha detto che sei abituato a muoverti nella foresta.
Puoi dirlo forte. Servivo con i Gadrai di Forn.
Bene, allora unisciti a me all'avanguardia, e vediamo se ci riesce di arrivare a Balara in un giorno.
Con quelle parole si misero in marcia attraverso la foresta, inghiottiti dagli alberi che si chiusero intorno a loro come un manto scuro.
Eccola l indic Alben. Balara era visibile attraverso un'apertura fra gli alberi, una fatiscente rovina di pietra costruita dagli antichi giganti sulla cima alberata di una collina.
In un'altra vita, quando il mondo era un posto diverso.
L'alba era passata da poco, il sole nascente scintillava nel colpire il muro orientale dell'antica fortezza. Tutti e otto rimasero fermi a guardare per qualche tempo. Maquin vide un carro risalire lentamente un sentiero, verso est, trainato da un auroch e scortato da sei Vin Thalun a cavallo; i pirati non erano buoni cavalieri. Nessuno profer una parola mentre il carro e i cavalieri scomparivano oltre l'arco diroccato di quello che un tempo era stato il grande ingresso della fortezza.
Allora non abbiamo fatto tutta questa strada per niente mormor Alben.
Avevano corso per quasi tutto il giorno, impiegando poco pi di una giornata per raggiungere le rovine. Maquin aveva il corpo che gli doleva in un migliaio di punti, ma trovava piacevole essere all'aperto, senza mura intorno, solo gli alberi e il cielo. Concedetevi un po' di riposo disse Alben agli altri. Far io il primo turno, e ci muoveremo al tramonto.
Maquin immerse le dita nel fango nero sulla riva del ruscello e lo us per tracciarsi delle strisce sulle guance, sfregando il resto sul pomo e sulla guardia della spada e dei coltelli. Gli altri stavano compiendo gli stessi gesti, ognuno impegnato nel proprio rituale inteso a rassicurarlo di fronte alla prospettiva di una battaglia. Maquin infil una mano nel giustacuore di cuoio e tir fuori un pezzo di velluto rosso che Fidele gli aveva dato quando si erano separati, tagliandolo dal bordo del suo vestito.
Pronti a muoverci avvert Alben, poco lontano. Dobbiamo esplorare le rovine. I nostri ordini sono di scoprire perch i Vin Thalun sono qui. Niente uccisioni. Scroll le spalle e aggiunse: Finch non lo dico io. Gli uomini raccolti intorno a lui sorrisero.
Odiano i Vin Thalun quasi quanto me.
Alben tracci un cerchio nel fango con un pezzo di legno. Questa  Balara. Disegn un cerchio pi piccolo al centro del precedente. Questo  il cuore della fortezza, una torre e le fondamenta nelle quali abbiamo trovato le fosse di combattimento dei Vin Thalun.
Quelle parole strapparono a Maquin un ringhio involontario.
Alben tracci un'altra linea, dal muro esterno alla torre. Questa  la via d'ingresso principale, ed  molto probabile che la massa dei Vin Thalun si trovi in quest'area. Racchiuse con un cerchio l'area fra le porte e la torre centrale.
Questo  tutto ci che sappiamo sulla fortezza concluse, scrollando di nuovo le spalle. Per prima cosa la esploreremo, e forse questo sar tutto ci che faremo. Potremmo andarcene senza versare sangue. Questa decisione sar presa in seguito, esclusivamente da me. Mi avete capito?
Alben fece scorrere lo sguardo sullo schieramento di uomini, trattenendo con il proprio quello di ciascuno di essi per qualche momento.
Bene. Allora muoviamoci.
Seguirono Alben su per il pendio. Gli alberi si fecero pi radi e gli uomini si ritrovarono su un prato esposto alla vista, con la luce debole della luna crescente e delle stelle che tingeva d'argento il fianco della collina e le rovine che torreggiavano su di loro.
La porta principale, quella attraverso cui avevano visto entrare il carro, si trovava a est. Alben guid il gruppo in un ampio tragitto che li port sotto la porzione occidentale, diroccata, delle mura in rovina.
Mentre si arrampicavano sui blocchi di pietra grossi come macigni, una pioggia di piccoli sassi si smosse e cadde con un ticchettio che risuon nel buio. Si immobilizzarono, aspettandosi che venisse dato l'allarme, e quando non successe niente ripresero la salita.
Penetrati fra le rovine, scivolarono da un edificio all'altro, guidati dal tremolare di una luce, pi avanti rispetto a loro. Quando furono pi vicini, videro alcuni fuochi accesi in recipienti di ferro battuto disposti intorno a un'ampia strada lastricata in fondo alla quale incombeva una torre in rovina, con un bagliore arancione che pulsava intenso attraverso una porta aperta nella sua base. Alcuni Vin Thalun - Maquin riusc a contarne quattro - erano di guardia intorno alla torre, il carro che avevano visto arrivare in precedenza era fermo nell'ombra e l'auroch non si scorgeva da nessuna parte.
Alben avanz verso la torre, seguito da Maquin e dagli altri. Descrivendo di nuovo un ampio cerchio, si avvicinarono alla struttura dal lato nord e strisciarono fino a una delle finestre. Alben fece cenno a Maquin di raggiungerlo.
All'interno, la torre consisteva di un'enorme stanza circolare, con una scala diroccata che saliva a spirale lungo il suo perimetro. Una fossa per il fuoco ardeva nel centro della stanza, con i resti di una carcassa infilata in uno spiedo che si andavano annerendo sulle braci. I Vin Thalun erano sparsi per la stanza, intenti a mangiare, cantare sommessamente e bere. Erano forse una ventina, non di pi. Alben indic qualcosa e Maquin socchiuse gli occhi, faticando in un primo momento a capire di cosa si trattasse, finch non not un grosso chiodo di ferro che era stato conficcato nel terreno. Da esso partivano due spesse catene che si stendevano fin nell'ombra al di sotto della scala, dove due figure massicce erano accoccolate nel buio. Erano a stento visibili, ma Maquin le riconobbe all'istante.
I giganti di Lykos.
Alben gli batt un colpetto sulla spalla, e insieme si allontanarono di soppiatto dalla finestra per tornare dagli altri, raggruppati nel buio. Alben sussurr una spiegazione di ci che lui e Maquin avevano scoperto.
Sono i giganti di cui ci ha parlato Fidele? chiese poi a Maquin.
S, una femmina e suo figlio. Sono i giganti di Lykos.
Perch sono qui?
Perch li tiene prigionieri?
Cominciarono a piovere le domande.
Non ha importanza tagli corto Maquin. Quello che conta  che sono preziosi per Lykos, e che li abbiamo a portata di mano.
Cosa vorresti suggerire? lo incalz Alben.
Di portarglieli via.
Siamo in otto contro circa trenta avversari osserv Alben, studiando Maquin con la testa inclinata da un lato.
 fattibile ribatt lui, ricambiando il suo sguardo. Eliminiamo le guardie senza fare chiasso; sono in sei, e questo riduce un poco la sproporzione numerica.
E quella ventina di uomini nella torre? insistette Alben.
Penso che tu abbia gi un piano al riguardo.
Alben lo fiss per un altro momento, le labbra che minacciavano di contrarsi in un sorriso.
Come faremmo a portare quei giganti a Ripa? chiese qualcuno.
Come sono stati portati qui... sotto sorveglianza ribatt Maquin. Dovremo uccidere tutti gli uomini che ci sono l dentro, perch Lykos non deve venire a sapere dell'accaduto. Il viaggio di ritorno a Ripa sar difficile, ma siamo in numero sufficiente a sorvegliare i giganti e voi conoscete i sentieri della foresta. Potremo rientrare a Ripa come progettato, sfruttando la copertura del buio.
E se i giganti non volessero collaborare?
Sono madre e figlio, ho visto con i miei occhi che lei sarebbe pronta a fare qualsiasi cosa per proteggere suo figlio. Maquin scroll le spalle, un movimento intravisto nel buio. Tutto quello che dobbiamo fare  convincerla che per la salute di suo figlio sar meglio collaborare, invece di ostacolarci.
Alben lo scrut a lungo, poi annu.
Maquin era accoccolato sotto la finestra della torre. Alben aveva lasciato con lui un guerriero -Valent, uno degli uomini di Krelis, veterano di molte battaglie per mare contro i Vin Thalun prima della pace stabilita da Aquilus - e si era inoltrato nel buio con gli altri.
Io mi occuper delle guardie. Aspetta il mio segnale aveva detto Alben, prima di scomparire nell'oscurit. Maquin non si era preso la briga di chiedere quale sarebbe stato il segnale.
Lo sapr quando succeder.
E cos Maquin e Valent stavano in attesa, ascoltando il mormorio delle conversazioni che filtrava dalla finestra. Qualcuno si lamentava che avrebbero perso l'occasione di partecipare al saccheggio, quando Ripa fosse caduta.
Risuon un forte grido, il segnale che Maquin aspettava, seguito da presso da un cozzare di lame. Dentro la torre, venti Vin Thalun balzarono in piedi ed estrassero la spada precipitandosi verso la porta aperta.
Maquin si scambi un cenno con Valent, che port la mano sull'elsa. Maquin per scosse il capo. Per prima cosa sar uno scontro con il coltello, sanguinoso e ravvicinato. Valent annu, poi Maquin scavalc il davanzale ed entr nella torre.
Nessuno li vide, perch tutti erano concentrati sull'ingresso, dove si scorgevano sagome in ombra intente a combattere. Nessuno, tranne la gigantessa. I suoi occhi, piccoli e scuri in un volto tormentato, incontrarono quelli di Maquin. Lei non emise alcun suono, non si mosse, si limit a guardarlo mentre lui sgusciava alle spalle di un Vin Thalun. Maquin si costrinse a distogliere l'attenzione dalla gigantessa, ma continu a sentire il suo sguardo su di s mentre afferrava il Vin Thalun, bloccandogli la bocca con una mano e passandogli il coltello sulla gola con l'altra.
Vicino a lui, Valent insinu la propria lama fra le costole di un altro Vin Thalun.
Maquin riusc a eliminare un secondo avversario prima che venissero sentiti e alcuni uomini si allontanassero dalla soglia, dove i corpi senza vita dei caduti intasavano l'ingresso e gi intralciavano i movimenti.
Alben li trattiene sulla porta, confinandoli in uno spazio ristretto dove la loro superiorit numerica  inutile.
Almeno una mezza dozzina di uomini prese ad avanzare contro lui e Valent. Maquin and incontro agli assalitori, lasciando a Valent il compito di proteggere i giganti.
Con un calcio, scaravent la carcassa annerita nella fossa del fuoco contro un Vin Thalun, gettandolo a terra, e vide uno degli altri esitare.
...  il vecchio lupo! esclam il Vin Thalun, mentre il dubbio gli affiorava repentino sul volto, e il suo urlo risuon abbastanza stentoreo perch gli altri lo sentissero. I sei esitarono, e Maquin ne approfitt per scagliare un coltello, che si conficc con un sordo crepitio nella fronte di uno di loro.
Poi estrasse la spada.
I Vin Thalun aggirarono lentamente la fossa del fuoco.
 un errore. Avrebbero dovuto attaccarmi in massa.
Si spost sulla destra, schiv un affondo esitante e colp un uomo al costato, sentendo le ossa che si rompevano, poi evit un fendente da parte di un altro guerriero, scaravent il primo avversario nella fossa del fuoco con un calcio, ruot su s stesso, intercett il successivo fendente con la spada sopra la testa, accorci le distanze con uno stridere di ferro contro ferro e piant il coltello attraverso il cuoio e in un ventre, imprimendo uno strattone laterale nell'estrarre la lama, con gli intestini che si riversavano fuori in un mucchio fumante sulla scia di questa. La sua recente ferita al ventre prese a pulsargli, un dolore nel profondo del suo corpo.
Un rapido sguardo gli rivel che Valent aveva preso posizione davanti ai giganti e stava indietreggiando sotto l'attacco di tre Vin Thalun. Vide poi il guerriero a cui aveva scaraventato addosso la carcassa arrostita spingerla di lato e cominciare a rialzarsi da terra. Adesso la porta principale era occupata solo da un mucchio di corpi e un clangore di ferro rivelava che la battaglia stava continuando all'esterno, sulla strada. Nella torre non rimaneva nessun altro. Con due lunghi passi Maquin fu addosso all'uomo che cercava di rialzarsi, lo rigett terra con un calcio e gli trafisse la gola con la spada.
Valent croll al suolo con un ampio squarcio fra il collo e la spalla. Il suo assalitore si erse su di lui con la spada alzata e gliela cal sul cranio con uno spruzzo di sangue e di pezzi d'osso. Un altro Vin Thalun era fermo l accanto con un braccio che gli pendeva inerte lungo il fianco e il sangue che gli colava dalle dita. Il terzo stava avanzando verso i giganti, la cui mole era ancora raggomitolata sotto la scala.
Maquin spicc la corsa verso i tre.
Azzopp il guerriero con il braccio ferito e lo sent cadere al suolo con un tonfo mentre gi si scagliava addosso a quello che aveva ucciso Valent, conficcandogli in profondit il coltello sotto l'ascella e lasciandovelo piantato nel proseguire barcollando verso l'uomo che stava ora assalendo i due giganti disarmati. L'uomo stava colpendo con la spada la gigantessa, che era accoccolata davanti al figlio, con i denti snudati in un ringhio, e usava la catena a cui era legata per bloccare i colpi di spada. Maquin vide che non ci era riuscita completamente, dato che sanguinava da una lacerazione all'avambraccio e da un'altra al polpaccio.
Sentendo Maquin che si avvicinava, il Vin Thalun si gir e fece ruotare la spada in modo da deviarne l'affondo, poi i due si scontrarono, lottando, con Maquin che cercava di disimpegnarsi in modo da avere lo spazio necessario per usare la sua lama. Inciamparono nella catena dei giganti e si abbatterono al suolo, rotolando. Una fitta di dolore attravers il corpo di Maquin, una protesta urlata dalla sua vecchia ferita.
Non c' tempo per il dolore, si disse serrando i denti.
Perse la presa sulla spada, sferr una testata e sent qualcosa scricchiolare. La stretta che lo bloccava si allent e lui allung la mano verso il coltello che portava nello stivale, ma un pugno nei reni gli tolse il fiato per l'ondata di dolore che si diffuse in tutta la schiena, e subito dopo un braccio gli serr la gola. Sgropp, si contorse, proiett la testa all'indietro, ma niente riusc ad alterare la presa ferrea intorno al suo collo. Artigli il braccio, sentendo le forze che gli venivano meno e un alone di oscurit che cominciava ad avanzare lungo la periferia del suo campo visivo, mentre una miriade di scintille bianche gli esplodeva davanti agli occhi. Qualcosa gli afferr uno stivale, e not che il guerriero da lui azzoppato si era trascinato sul pavimento, lasciandosi dietro una scia di sangue. Non morir.
Il panico lo assal e l'adrenalina gli infuse nuova energia. Il suo corpo ebbe uno spasmo, ogni muscolo e tendine si tese fino a rendere la faccia purpurea e a far spiccare come funi i tendini del collo, ma la stretta intorno alla sua gola non si allent.
Si accasci, sentendo le forze che lo abbandonavano, e in modo vago realizz con un vago senso di sorpresa che quella era la fine.
Fidele...
Il suo corpo ebbe un sussulto improvviso, trem come una bambola di paglia, poi la stretta intorno alla gola scomparve e lui si trov a tossire e a trarre profondi respiri affannosi. Alle sue spalle, un uomo url.
Il guerriero che gli serrava le caviglie sollev lo sguardo su di lui, poi lo lasci andare per prendere la spada.
Troppo tardi.
Maquin gli sferr un calcio in piena faccia, poi estrasse il coltello dallo stivale e trafisse un occhio dell'uomo che ebbe uno spasmo, scalci e giacque immobile.
Rotolando su s stesso, Maquin vide che la gigantessa aveva afferrato il guerriero che per poco non lo aveva ucciso. Gli aveva passato un tratto della sua catena intorno alla gola e la stava stringendo. La faccia dell'uomo era un'esplosione di vene fra il grigio e il porpora, con gli occhi che sporgevano dalle orbite e la lingua gonfia. Si sent uno schiocco quando le vertebre del collo si spezzarono e la testa dell'uomo dondol da un lato, gli occhi che si facevano vitrei. La gigantessa continu a tirare, i muscoli che si gonfiavano e contraevano nelle braccia come serpenti in un sacco. Ci fu un suono lacerante e Maquin vide la carne che cominciava a sfrangiarsi intorno alla catena per poi lacerarsi facendo filtrare il sangue, che infine schizz con un getto violento quando la gigantessa impresse un ultimo, selvaggio strattone che strapp di netto la testa dell'uomo.
Lo sguardo fisso su Maquin, lei infine si ritrasse e lasci cadere al suolo il corpo per andare a sedersi accanto al figlio, che le strinse con forza la mano.
Maquin indietreggi e recuper la spada senza distogliere l'attenzione dai giganti, poi si diresse verso la soglia della torre, fermandosi lungo il tragitto a recuperare anche i coltelli.
Alben entr nella stanza, con il sangue che gli colava lungo la fronte e gli ricopriva la spada fino all'elsa. I giganti?
Ancora vivi. Maquin indic la zona d'ombra sotto la scala.
Entrambi rimasero poi a osservare a lungo i due giganti, che ricambiarono con espressione guardinga.
Lei mi ha salvato la vita. Quel pensiero fece sentire Maquin a disagio. Del resto, io ho salvato la sua. Le ferite della gigantessa sanguinavano ancora.
Alben le offr una fiasca d'acqua.
Bevi e lavati le ferite la invit. La gigantessa si limit a fissarlo, e lui fece un nuovo tentativo: Deach agus glan do gortuithe.
La lingua dei giganti.
La gigantessa si accigli, poi allung la mano per prendere la fiasca. L'annus, bevve un sorso con esitazione, poi la diede a suo figlio che bevve a lungo prima di versare dell'acqua sulle ferite della madre per lavarne via il sangue.
Posso curare e fasciare le tue ferite disse ancora Alben.
Cad ba mhaite leat? ribatt la gigantessa, le labbra contratte in un sogghigno.
Me troid ar son an realta geal. Sbhilt anois. Ach ni feidir liom a leagtar t' saor in aisce - mo namhaid stor. Ni mor duit teacht liom replic Alben.
Ni feidir liom ringhi la gigantessa, con voce che era un basso rombo. Bhaineann me go dti an aingeal dorcha.
Sin deireadh leis. Ar m'anam tar liom go soch-nta agus beidh t' sln. Ni dhanfar aon dochar duit afferm Alben.
Maquin non sapeva di cosa stessero parlando, ma vide lo sguardo di Alben spostarsi sul giovane gigante per poi tornare sulla madre.
Lei si alz improvvisamente in piedi, il corpo duro e muscoloso come una lastra di granito. Gli uomini alle spalle di Alben allungarono la mano verso la spada, ma lui non sussult neppure.
Tiocfaimid, ach is eagal dom go bhfuil gealltanas tugtha agat nach fidir leat a chomhlonadh continu la gigantessa.
Maquin sent la sua voce generargli vibrazioni nel petto.
Sar il tempo a dirlo ribatt Alben, poi estrasse la spada e colp le catene, infrangendole.
Ce ne andiamo, subito aggiunse, girandosi, e si allontan. La gigantessa e il figlio lo seguirono.
Cosa hai detto loro? chiese Maquin.
Alben non incontr il suo sguardo mentre usciva dalla torre.

45. Coralen.

Coralen tir a s il remo, sentendo i muscoli che le si contraevano nella schiena e nelle spalle mentre il torso oscillava avanti e indietro con il movimento. Era stato come imparare di nuovo a cavalcare, l'abituarsi a un ritmo che all'inizio le era apparso stranamente alieno, l'alzarsi e abbassarsi del remo, il suo contrastare la resistenza opposta dalle acque scure dell'Afren, l'usare l'oscillazione del corpo per facilitare quel movimento invece di ostacolarlo e, in aggiunta a tutto questo, il remare con un ritmo perfetto in modo da non impigliare il proprio remo in quello di un altro rematore.
Adesso per ho capito come fare.
La prima notte dopo la loro fuga da Uthandun, Corban aveva riunito tutti i rematori delle undici navi che avevano rubato, oltre trecento uomini, e aveva ripetuto l'offerta fatta durante la scorreria, dicendo che erano liberi. Aveva poi suggerito che continuassero a remare, facendolo ora per lui e per loro stessi, in modo da allontanarsi dai pirati che li avevano resi schiavi per essere poi sbarcati in un luogo pi sicuro.
Alcuni, non pi di una ventina, avevano preteso di avere immediatamente la loro libert, e Corban aveva lasciato che si allontanassero barcollando nella penombra di Boscoscuro. Gli altri erano rimasti.
Molti erano vicini alla morte, deboli ed emaciati, ma Coralen era rimasta sorpresa nel vedere l'effetto che un po' di brot aveva avuto sulla maggior parte di loro.
Corban aveva chiesto anche un'altra cosa a quegli uomini, e questo, pi di tutto, era parso convincerli della sua sincerit.
Aveva chiesto che addestrassero la sua banda di guerra nell'uso dei remi.
Coralen era stata fatta oggetto di una quantit di occhiate strane quando si era offerta volontaria per quel compito, ma le aveva ignorate. Il suo corpo, reso forte e flessibile da anni di addestramento con le armi, poteva reggere alla fatica, anche se a dire il vero dopo il primo turno passato al remo si era ritrovata con le mani piene di vesciche che trasudavano siero, mentre la schiena e le spalle le dolevano in modo lancinante. Al risveglio, la mattina successiva si era sentita anche peggio, ma entro il terzo giorno si era abituata alla cosa.
I rematori veterani avevano accettato rapidamente la sua presenza, soprattutto quando anche i Jehar, almeno la met dei quali erano donne, avevano cominciato a riempire le panche. Essi avevano aggredito i remi come se fossero stati un nemico, con volto inespressivo e assoluto stoicismo. Pi difficile, per, era stato abituarsi ai giganti seduti sulle panche dei rematori. Balur era stato il primo a provarci. La panca aveva scricchiolato quando lui si era seduto, e la prima volta che lui e alcuni altri Benothi avevano provato a remare, la nave si era inclinata cos violentemente che alcuni ponti si erano allagati. Era stato necessario ridisporre le posizioni in modo ben calibrato per bilanciare la nave.
Ci stiamo lasciando la foresta alle spalle. A parlare era stato quell'uomo minuto dalla pelle scura di nome Javed, che sedeva sulla panca accanto alla sua. Aveva la testa rasata, un velo di barba scura sulle guance e il corpo coperto da pi cicatrici di quante Coralen ne avesse mai viste. Era di struttura minuta, ma la sua muscolatura aveva quel genere di forza che Coralen sapeva riconoscere e rispettava, e i suoi movimenti erano improntati a una grazia simile a quella dei Jehar, che parlava di un potere esplosivo.
S grugn Coralen, che non era ancora riuscita ad acquisire la padronanza dell'arte di parlare e remare nello stesso tempo.
Dove state andando, esattamente? domand Javed.
Avanti rispose Coralen. Nella banda di guerra, tutti sapevano che erano diretti a Drassil, la citt delle leggende, qualcosa che fino a poco tempo prima lei stessa aveva ritenuto essere esattamente questo: una leggenda. Adesso per era un'accettata realt di fatto, ma era consapevole che altre persone non avrebbero visto la cosa nella stessa ottica.
Frequenti strane compagnie osserv Javed.
Suppongo sia cos. Coralen non lo pensava pi, proprio come non vedeva pi in Drassil una strana destinazione.
Il suono di una campana alle sue spalle segnal la fine del suo turno al remo. Con un movimento fluido lo sollev e lo ritir attraverso il buco per adagiarlo sulla panca. Javed le rivolse un inchino ironico quando lei si allontan lungo il corridoio e su per la scala che portava al ponte superiore; nell'emergere alla luce del sole sbatt le palpebre e salut con un cenno Farrell, che stava andando a prendere il suo posto ai remi. Il ponte era stretto, dominato da un singolo albero con la vela ripiegata, al di l del quale c'era una piattaforma rialzata su cui Dath manovrava il timone. Coralen si avvicin alla murata e si sporse per guardare verso valle: altre navi seguivano la loro, formando una piccola flotta.
Per quattro notti avevano remato su per il corso dell'Afren, lontano da Uthandun, aspettandosi ogni mattina di veder apparire altre navi sul fiume, alle loro spalle, o di sentire un martellare di zoccoli annunciare il sopraggiungere, lungo la riva, di una banda di guerra.
Una cosa del genere non sarebbe tanto facile, per. Per la maggior parte del tempo non sono neppure riusciva a vedere al di l della riva. Essa era infatti ricoperta da fitti boschi cedui e da un intricato sottobosco, da salici piangenti e ontani neri. Adesso per appariva perlopi sgombra, con gli alberi e i cespugli che si diradavano e permettevano di intravedere piatti pascoli in mezzo alla vegetazione. Perch il nemico non ci  venuto dietro? Eravamo inferiori di numero, a portata di mano. Quale che fosse la ragione, cominciava a pensare che non fossero stati seguiti, che fossero riusciti a fuggire.
Era un buon piano, non posso negarlo. La sua stima per le capacit di comando di Corban era aumentata di fronte al piano che aveva escogitato e al modo in cui era rimasto lucido e freddo nel portarlo a compimento. Doveva ammettere che era stata una cosa ben fatta, e provava un impeto di orgoglio per il suo personale contributo - i fantocci di legno e i fuochi per attirare l'attenzione dei nemici.
S, ha funzionato a meraviglia.
E adesso, a quanto pareva, erano liberi da ogni inseguimento e al confine fra Narvon e Isiltir, quasi fuori dal territorio nemico. Il sollievo era una sensazione strana, che per non le impediva di continuare a guardarsi alle spalle.
E adesso stiamo navigando verso Drassil invece di dirigerci a sud, da Edana. Non era certa di quali fossero i suoi sentimenti al riguardo.
Una mano le tocc la spalla.
Sei pronta?
Era Cywen, che sorrideva nel rigirare fra le dita un coltello da lancio.
Durante il primo giorno a bordo della nave, una volta che l'ardore della battaglia le era sbollito dalle vene e che tutti i lavori pi generali erano stati sbrigati - sgombrare la nave dai morti, curare i feriti e piangere i compagni caduti - Coralen si era venuta a trovare in una situazione insolita. Ogni giorno, da quando riusciva a ricordare, si era ritrovata in sella prima dell'alba per uscire in esplorazione con il suo sempre pi nutrito gruppo di scout, sempre attiva e utile. Ma a mano a mano che la nave si allontanava da Uthandun a forza di remi, lei aveva cominciato a sentirsi inutile, obsoleta.
Cywen l'aveva salvata, pregandola di insegnarle a usare la spada, e Coralen era stata fin troppo lieta di accontentarla, chiedendo in cambio lezioni di lancio del coltello. Non era certa che imparare a lanciare un coltello mentre si trovava su una nave che rollava e beccheggiava di continuo fosse il modo migliore di cominciare, ma quando ci aveva pensato ormai era troppo tardi.
In seguito, Dath aveva riempito i suoi momenti di inattivit impartendo ordini a chiunque vedeva starsene con le mani in mano e assegnando qualsiasi piccolo incarico potesse contribuire a una navigazione pi tranquilla. Anche adesso, Coralen era certa che se fosse rimasta ferma abbastanza a lungo lo avrebbe sentito chiamare il suo nome.
Certamente rispose.
Si alzarono in piedi e si girarono in modo da essere di fronte al ponte rialzato a poppa della nave. Cywen aveva dipinto sulla parete di legno il contorno di una sagoma umana con il braccio sollevato e la mano che impugnava una spada. Umoristicamente, qualcuno aveva aggiunto piccole corna e la dicitura Kadoshim. Cywen le porse un coltello.
Avendo assistito a precedenti lezioni, i Jehar, i giganti e i rematori che non erano di turno si affrettarono ad allontanarsi dalla parte posteriore del ponte. Coralen non aveva dimostrato per il lancio dei coltelli il talento naturale che si era aspettata di possedere. Con la coda dell'occhio not Javed che le osservava, appoggiato alla murata.
Prese la mira, posizion i piedi come Cywen le aveva insegnato, sollev la lama fino a sfiorarsi l'orecchio, poi...
Una spada si and a piantare nella sagoma disegnata sul legno, esattamente nel punto che lei aveva preso di mira.
Ah, Laith sta migliorando rise alle sue spalle una voce profonda, quasi assordandola.
Smettila di vantarti ribatt Cywen, sorridendo alla giovane gigantessa. Laith aveva la testa fasciata a causa della ferita ricevuta durante la battaglia, ma questo non pareva smorzare il suo entusiasmo.
Dico la verit insistette Laith, accigliandosi. Guarda. Indic il risultato ottenuto. E non si  incastrata, vedi? Raggiunse la spada e la liber con uno strattone. Laith ha riflettuto aggiunse, gonfiando il petto. Io ascolto Cywen... abilit, non forza. Si batt un colpetto su un lato della fronte. E una lama pi grande.
Nonostante tutto, Coralen scoppi a ridere, poi scosse il capo. Ridere insieme a una giovane gigantessa; io, che cavalcavo con Rath e i suoi cacciatori di giganti. Come cambiano le cose...
Dove hai preso quella spada? chiese intanto Cywen a Laith.
L'ho presa ai morti rispose lei. A loro adesso non serve.
Guardando meglio, Coralen vide che quella era una delle spade corte preferite dai Vin Thalun. La gigantessa sollev una giacca di cuoio per mostrare una mezza dozzina di altre lame che portava nascoste addosso.
Cywen tentenn la testa, continuando a sorridere, poi afferr la spada per controllarne il bilanciamento.
Il peso  distribuito nel modo sbagliato osserv. Quando arriveremo a Drassil chieder a Farrell di fabbricarti qualcosa che abbia queste dimensioni e questa misura, ma abbia il peso e il bilanciamento necessari per il lancio.
Anch'io sono un fabbro, si rallegr Laith ma ho sempre fabbricato solo cose pi grosse: ruote, assali per carri. Scroll le spalle. Farrell lo far?
Se dir di no a me, potr sempre farglielo chiedere da Coralen ribatt Cywen.
Coralen si accigli, perch era consapevole dei sentimenti che il fabbro nutriva nei suoi confronti e la cosa non la entusiasmava.
Drassil? ripet Javed, ad alta voce, facendosi pi vicino. Hai detto Drassil?
Cywen lo fiss con aria accigliata. Si erano dimenticate della sua presenza. Ignorandolo, gli volt le spalle.
Ehi chiam Javed, e si protese ad afferrarla per una spalla.
Una mano enorme gli si chiuse intorno al polso e lo stacc a forza da Cywen.
Tu non la tocchi disse Laith. La sua espressione scherzosa e allegra era scomparsa, sostituita da sopracciglia aggrottate e sguardo freddo. Il volto di Javed ebbe una lieve contorsione, poi lui esplose in una serie di movimenti, troppo veloci perch Coralen li potesse seguire con lo sguardo. La sua mano libera scatt in fuori, i suoi piedi si spostarono, poi ci fu una sequenza di mosse rapide e indistinte e Laith croll come una quercia abbattuta. Cadde rumorosamente sul plancito e Javed si accoccol su di lei con un coltello in mano puntato alla sua gola.
Come ha fatto?
Quanto pi sono grossi, tanto pi rumore fanno nel cadere borbott.
Tutti si bloccarono per un momento. Vagamente, Coralen era consapevole che sul ponte tutti li stavano fissando. Una sorta di guerra parve scatenarsi sul volto di Javed, emozioni contrastanti che lottavano per la supremazia. La sua mascella ebbe uno spasmo, come una scintilla che mettesse in movimento qualcosa, seguito da una contrazione dei muscoli della spalla, dal tirarsi indietro del polso... e l'istante successivo Coralen scatt in avanti. Un suo calcio raggiunse il braccio di Javed nel momento in cui il coltello iniziava ad abbassarsi e lo fece volare via dalla sua mano. Con un cupo borbottio, Javed si gir e le si scagli contro. Si scambiarono una dozzina di colpi, alcuni parati, altri che andarono a segno, poi presero a lottare, ruotando su loro stessi e continuando a scambiarsi pugni. Coralen and a sbattere con la schiena contro la parete della cabina.
Il sangue gocciolava dal naso di Javed.
Si immobilizzarono, fissandosi a vicenda con il respiro affannoso.
Poi un altro suono filtr attraverso il velo di assoluta concentrazione di Coralen.
Un ringhio profondo, che vibrava attraverso il plancito fino a raggiungere i suoi stivali.
Lasciala andare e indietreggia ingiunse una voce, fredda e pervasa d'ira, ma controllata.
Per un momento ancora Javed fiss Coralen, il volto contorto dalla rabbia... No, era qualcosa di ancora pi profondo, una divorante furia forsennata. Poi i suoi muscoli si mossero lentamente, si rilassarono. Lui sbatt le palpebre e la lasci andare, indietreggiando.
Corban era in piedi dietro di loro, con un'espressione molto diversa dal consueto sorriso cordiale.
Non permetter che levi la mano contro i miei amici, n tollerer che sia fatto loro del male spieg a Javed. Allora, qui abbiamo un problema? Corban non si mosse, e non aveva armi in mano, ma Javed indietreggi di un passo davanti a lui. Il ringhio di Tempesta cambi tono, si fece addirittura pi profondo, mentre la saliva le colava dalle zanne snudate.
Mi... mi dispiace disse Javed, e in effetti pareva che gli dispiacesse davvero. Si pass una mano sulla faccia, poi si gir e si allontan barcollando.
Nel tramontare verso ovest, il sole ammant del suo bagliore arancione il piatto e scintillante terreno paludoso che si stendeva davanti a loro, miriadi di canali e di polle di acqua stagnante che brillavano come ambra liquida. Dietro di essi si delineava in un nitido contrasto il bastione di Boscoscuro che andava scomparendo in lontananza insieme al regno di Narvon.
Davanti a noi c' Isiltir, e al di l di esso la foresta di Forn e Drassil. Insieme a Farrell, Coralen era ferma vicino all'apertura nella murata dove sarebbe stata abbassata la passerella, e aspettava che Dath gridasse i suoi ordini. Lui era sulla riva del fiume, impegnato a spiegare a Laith dove assicurare una fune di ormeggio. Coralen sentiva un labbro che le pulsava, memento del suo precedente scontro. Esso le gravava sulla mente, insieme al ricordo dell'espressione negli occhi di Javed mentre lottava contro di lei. Era stato come se lui fosse diventato un'altra persona. In certa misura lo facciamo tutti, quando combattiamo sul serio. Tuttavia, quello che aveva visto nei suoi occhi...
E poi c'era il modo in cui Javed aveva reagito a Corban. C'era stato qualcosa di nuovo in Corban, nella sua voce e nel suo sguardo, qualcosa di imperioso. Detestava che lui fosse venuto in suo soccorso, che avesse sentito la necessit di intervenire. Si accigli. So badare a me stessa. Ancora qualche momento e avrei avuto la meglio su di lui. Ci pens su per un po', perch in realt non era certa che lo avrebbe fatto. Javed era cos veloce, metteva tutto s stesso in ogni mossa, senza trattenersi, come se vita e morte non avessero importanza.
Avanti, muoviamoci grid loro Dath. Non abbiamo tutto il giorno.
Coralen fece per rispondere con un insulto, ma poi fece una smorfia nel sentire il labbro che le tirava.
Farrell not il suo sussulto. Lo sfider sibil dal lato opposto della passerella di sbarco che erano impegnati ad abbassare fino alla riva, agganciandone l'estremit superiore a una sporgenza di legno.
Cosa? fece Coralen, che non aveva idea di cosa lui intendesse dire.
Quel rematore spieg Farrell. Se solo fossi stato presente...
 stato un bene che non ci fossi ribatt Coralen. Ha sbattuto a terra una gigantessa pi grossa di te.
Non  una questione di taglia dichiar Farrell, mostrandosi offeso. Ho pi esperienza di Laith in fatto di combattimento.
Non fare l'idiota scatt Coralen. Non  stato niente d'importante. E lui avrebbe potuto ucciderti, razza di grosso tonto. Per quanto tu mi dia ai nervi, ti preferisco vivo, piuttosto che morto.
Inoltre, so badare a me stessa. Non ho bisogno che nessuno combatta per me le mie battaglie.
Farrell parve voler dire qualcosa, ma scelse di non farlo.
Non  poi idiota quanto pensavo che fosse.
Tutti a terra! url Dath, curvando le mani a coppa intorno alla bocca. Laith lo imit, e la sua voce rimbomb sul fiume.
Erano seduti sulla riva, raccolti in semicerchio intorno a una fila di fosse per il fuoco. Carne vera girava sugli spiedi - auroch, cinghiale, daino - scorte che avevano trovato salate e appese a bordo di uno dei grandi trasporti che avevano rubato. Quasi settecento anime sedevano intorno a quei fuochi, con lo stomaco che borbottava e l'acquolina in bocca per l'aroma di cibo, e un mormorio di conversazione piena di anticipazione vibrava in mezzo a loro.
Coralen sedeva con Farrell, Cywen e Dath, e con loro c'era anche la Jehar, Kulla, che ultimamente sembrava essere diventata l'ombra di Dath. Alcuni rematori con cui Farrell aveva fatto amicizia durante il suo turno, un padre e suo figlio, si unirono a loro.
Atilius e Pax li present Farrell.
In un primo tempo, la conversazione con i rematori era stata un po' esitante, perch cos tanti di loro erano a un passo dalla morte, emaciati, introversi, poco aperti mentalmente. Adesso per un numero sempre maggiore di essi cominciava a mescolarsi alla banda di guerra di Corban, probabilmente grazie ai turni che condividevano sulle panche.
Da dove venite? chiese loro Dath.
Da Tenebral replic Atilius, il pi anziano dei due. Aveva l'aspetto di un guerriero, con capelli e barba tagliati corti, la pelle abbronzata e un fisico solido e tarchiato, senza un grammo di grasso in eccesso in tutto il corpo. In lui c'era qualcosa che parve familiare a Coralen.
Come sei finito... Dath guard in direzione delle navi attraccate lungo il fiume.
Dath ha sempre molto tatto.
I due si scambiarono un'occhiata, e un'espressione di paura aleggi sul volto del pi giovane.
Prigionieri di guerra rispose poi Atilius, scrollando le spalle.
Guerra contro chi? Questa volta fu Farrell a porre la domanda.
Contro i Vin Thalun chiar Atilius. I pirati a cui avete rubato queste navi.
Che siano dannati mormor Pax. Che siano dannati. Aveva un'aria nervosa, furtiva.
Atilius gli batt un colpetto sulla gamba, il dolore che gli traspariva dal viso.
Allora siete guerrieri esclam Cywen.
Lui lo  comment Kulla, accennando ad Atilius.
Lo eravamo entrambi afferm lui. Suo figlio si volse altrove.
I guerrieri di Tenebral sono nostri nemici osserv Farrell, accigliandosi. Nathair  il vostro re?
S conferm lentamente Atilius, facendo scorrere lo sguardo su di loro. Cywen e Dath sedevano pi rigidi, e Coralen si trov a ricordare i guerrieri contro cui aveva combattuto e che aveva ucciso durante la scorreria notturna contro le forze di Rhin, al passo di Domhain. Quelli erano stati uomini di Tenebral.
La guardia dell'aquila disse Cywen.
S.  come chiamavano i migliori di noi rispose Atilius, mentre suo figlio continuava a spostare nervosamente gli occhi dal padre ai suoi interlocutori.
Conosci Veradis? chiese Cywen.
 la prima-spada di Nathair. Ho sentito dire che  un brav'uomo.
S, l'ho pensato anch'io convenne Cywen con un'espressione remota.
Allora siamo vostri nemici? chiese Atilius.
Una persona che parla in modo diretto. Mi piace.
Per come la vedo io, no, rispose Cywen ma spetta a Corban decidere. Devo considerarti un mio nemico?
No sbuff Atilius. Nathair ha dato il governo di Tenebral a un pazzo - Lykos dei Vin Thalun - poi se n' andato per intraprendere una qualche folle ricerca. Ha abbandonato il suo popolo nelle mani di un pazzo. Non voglio avere niente a che vedere con un re del genere. Se dovessi combattere, lo farei contro i Vin Thalun, che siano o meno alleati di Nathair. Guard verso suo figlio. Io per non voglio combattere aggiunse, quasi in tono rassicurante. Voglio solo trovare un po' di pace per entrambi.
Buona fortuna. Ci stiamo immergendo fino al collo nella Guerra degli Di.
In quel momento, Javed pass accanto al loro gruppo. Quando vide Coralen il suo passo vacill per un momento mentre i loro sguardi si incontravano, poi riprese a camminare.
Ho sentito cosa  successo prima ammise Atilius.
Lo conosci? domand Farrell, con una nota minacciosa nella voce.
S. Era un combattente delle fosse.
Cosa sarebbe?
Una forma di intrattenimento dei Vin Thalun. Schiavi che catturano. Prima spezzano la loro volont mettendoli ai remi. Se sopravvivono, poi li gettano nella fossa, una dozzina per volta. L'unico che resta vivo ottiene di uscirne per combattere un altro giorno. Alcuni riescono a conquistarsi la libert combattendo. Lui era uno di loro... E ce l'aveva quasi fatta. Guard verso Coralen. Ho sentito dire che gli hai tenuto testa. Se lo avessi fatto a Tenebral, avresti vinto una fortuna in argento.
 veloce riconobbe Coralen, in tono asciutto, toccandosi il labbro.
 un animale, dichiar Pax ed  toccato. Si batt un dito sulla tempia. Lo sono tutti.
Ci sono altri come lui... combattenti delle fosse... fra i rematori?
Combattenti delle fosse, s grugn Atilius. Molti. Ma, come lui? Nessuno. Non qui, comunque.
Coralen not un cambiamento intorno a loro, lo spegnersi del mormorio delle diverse conversazioni, e nel sollevare lo sguardo vide Corban saltare su un ramo basso e largo di un vecchio olmo. Tempesta era distesa ai suoi piedi, Meical, Gar, Tukul e Brina erano raccolti intorno a lui.
Pare che tuo fratello abbia qualcosa da dire comment Dath, assestando una pacca sul braccio di Cywen.

46. Corban.

In piedi sul ramo di un vecchio olmo, Corban scrut il mare di facce che lo fissavano.
Per un momento, si sent la mente del tutto vuota. Trasse un profondo respiro. Non sono molto portato per fare discorsi, esord, sentendo la sua voce infrangere il silenzio come una pietra che cade in una polla profonda ma ci sono alcune cose che devono essere chiarite. Si guard di nuovo intorno con la bocca d'un tratto arida, sentendosi un po' sopraffatto dalla situazione.
Deciditi ad andare avanti borbott Brina, e Corban le scocc un'occhiataccia. Fare discorsi andava benissimo per quelli che ci erano abituati, ma lui non era portato alla retorica e alle frasi elaborate. Tutto quello che poteva fare era dire ci che gli suggeriva il cuore, e sperare che fosse sufficiente.
Quando ho preso queste navi, vi ho promesso la libert grid. Vi ho anche chiesto di continuare a restare ai remi per portarci al sicuro. Ebbene, lo avete fatto. Narvon  alle nostre spalle, Isiltir davanti a noi, quindi vi ripeto che siete liberi.
Qualcuno applaud, altre voci si unirono alla prima, un coro che dilag fra la folla, sorprendendo Corban e contribuendo a far diminuire il suo imbarazzo.
Dopotutto, forse non mi sto rendendo enormemente ridicolo.
Quando torn il silenzio riprese a parlare.
Tuttavia, dove possiamo dire di essere al sicuro in queste nostre terre, adesso? Vorrei che ci pensaste sopra. Che pensaste a come gli eserciti di Rhin stanno conquistando una nazione dopo l'altra, a come i Vin Thalun riducono la nostra gente in schiavit. Echeggiarono alcuni ringhi alla menzione degli odiati pirati. Pensate anche ai Kadoshim, che massacrano uomini, donne e bambini... persone innocenti. Una massa di volti lo fiss in silenzio. Corban emise un profondo sospiro, perso per un momento in un vortice di ricordi: i Kadoshim a Murias, e poi nella foresta di Narvon, uno di essi che azzannava un prigioniero terrorizzato. Scosse il capo e si costrinse a concentrarsi su coloro che aveva davanti. Stanotte banchettiamo e festeggiamo la nostra fuga riprese, indicando le fosse per il fuoco e la carne sugli spiedi. Questa  per anche una notte in cui fare una scelta: dovrete decidere se unirvi a noi o andare per la vostra strada.
Dove siete diretti? url qualcuno.
Corban si accigli. Quanti di loro fuggiranno via nel sentir menzionare la nostra destinazione? Penseranno che siamo pazzi. Non intendo per iniziare il nostro viaggio con una menzogna.
A Drassil, nella foresta di Forn.
Scese di nuovo il silenzio.
Corban si massaggi gli occhi e trasse un profondo respiro. Alcuni di voi avranno fede in noi. Altri penseranno che parliamo di un mito, di una leggenda. Noi per abbiamo visto cose... cose che non lasciano spazio a dubbi di sorta. La Guerra degli Di  iniziata, gli schieramenti si sono formati... Fece una pausa.
Devi dirglielo gli aveva consigliato Meical, in precedenza. Corban aveva rivolto uno sguardo supplichevole a Brina.
Tanto vale che tu lo faccia. La vecchia guaritrice aveva scrollato le spalle. Vuota completamente il sacco in una volta sola. Del resto, aveva aggiunto  tutto vero.
Con un sospiro, Corban scrut ora i volti accalcati davanti a lui. Io sono l'Astro Splendente di cui si parla nella profezia. Combatto per Elyon contro Asroth e il suo Sole Nero. Si interruppe, perch quelle parole suonavano strane perfino alle sue stesse orecchie.
Combattere contro un dio... Come posso fare una cosa del genere?
Io non voglio combattere, prosegu ma che alternativa ho? Che alternativa ha chiunque fra noi? Lotter per proteggere coloro che amo. La mia famiglia. I miei amici. Il mio regno. La nostra gente. E lo far anche per me stesso. Rhin, Nathair, i Vin Thalun non si fermeranno finch non saremo tutti morti o schiavi.
Ci fu un altro momento di silenzio, in qualche modo pi intenso e profondo di quelli che lo avevano preceduto.
Quindi se restiamo con te potremo combattere contro i Vin Thalun?
Questo  sicuro mormor Meical, accanto a Corban.
S dichiar lui, ad alta voce.
Per me  sufficiente esclam qualcuno, e le sue parole furono seguite da qualche sommessa risata.
Non vi posso garantire la vittoria. Adesso la voce di Corban stava salendo di tono, echeggiando contro gli scafi delle navi ancorate lungo il fiume. Potremmo essere sconfitti. Potremmo morire.
Come posso chiedere loro una cosa del genere?  questo che fanno i condottieri: chiedono tutto ai loro seguaci senza offrire niente in cambio?
Guard la gente raccolta davanti a lui e comprese che se volevano avere una qualche possibilit di fronteggiare gli eserciti che stavano arrivando dovevano unirsi, e che era compito suo fare in modo che tutti lo capissero.
Io ho visto il male che sta muovendo contro di noi, ed  terrificante. Se non saremo noi a opporci a esso, chi lo far? C' una sola promessa che vi posso fare... Sent un nodo salirgli alla gola nel vedere i volti familiari che lo fissavano - Cywen, Dath, Farrell, Balur Occhio Solo, Gar - persone a cui teneva. E che avrebbe potuto perdere.
Che alternativa abbiamo?
Pos la mano sull'impugnatura della spada.
Io sar al vostro fianco a ogni passo del nostro cammino, e combatter fino al mio ultimo respiro.
Grid quelle ultime parole, sentendo la passione crescere dentro di lui come un'onda scura. Mentre scendeva dal ramo fu investito da un rombo assordante che proveniva dalla folla. Jehar e giganti brandivano alte le armi e applaudivano con quanto fiato avevano, imitati dalla maggior parte degli altri. I volti di quei rematori, che appena pochi giorni prima erano parsi tanto vicini alla morte, apatici e svuotati, erano adesso pieni di vita e di passione.
E cos inizia...
Le paludi erano una piatta e fetida distesa desolata e infestata dalle zanzare. Il fiume vi si snodava attraverso come un serpente letargico, trasportando lentamente verso est le loro undici navi. I rematori che erano rimasti si impegnavano tutti a fondo durante i loro turni e le navi si andavano avvicinando sempre di pi a Drassil. Tukul e Meical avevano entrambi parlato con Corban, avvertendolo che non ci si poteva fidare di uomini come quelli, che erano stati spezzati, e che era necessario tenerli d'occhio. Lui per non era stato d'accordo.
Un tempo erano uomini... guerrieri. Non  stata colpa loro se sono stati ridotti in schiavit. Sono convinto che in loro ci sia ancora onore, e se da un lato tutto ci che posso offrire loro  un futuro incerto, questo  comunque meglio della morte sicura che si trovavano davanti. Inoltre, so che genere di energia possano infondere l'odio e la sete di vendetta...
Corban si trovava sul ponte sopraelevato della prima nave, accanto a Dath che teneva un braccio intorno al timone. Kulla, la sua ombra, era ferma nelle immediate vicinanze.
Non avremmo potuto fare questo senza di te disse Corban all'amico.
Lo so, sorrise Dath ed  possibile che in futuro ti ricorderai queste parole.
Dath  dotato sotto molti aspetti comment Kulla. Dath arross, e Corban represse un sorriso.
Ma che altro ci si potrebbe aspettare da un amico dell'Astro Splendente? aggiunse Kulla.
Corban arross a sua volta, mentre Kulla rivolgeva a Dath uno sguardo pieno di orgoglio.
Presto dovremo abbandonare questo fiume osserv Meical. Scorre attraverso la parte meridionale di Isiltir, fin quasi alle porte di Mikil, la sua capitale. Adesso Mikil  nelle mani di Jael, quindi non possiamo andare da quella parte. Per raggiungere la tenuta di Gramm dobbiamo passare su uno dei fiumi che scorrono verso nord e si gettano nel mare.
E come faremo a riuscirci, esattamente? domand Corban. Solleveremo le navi e le trasporteremo sulla terraferma?
Meical e Dath si limitarono a sogghignare delle sue parole.
La prima nave scivol nel fiume con un enorme sciacquio e schizzi che inzupparono lui e alcune centinaia di altri uomini. A Corban non dispiacque quella doccia inattesa, del resto era gi fradicio di sudore. Sost sulla riva, chino in avanti con le mani puntellate sulle ginocchia mentre traeva una serie di profondi respiri. Nonostante tutto, per, stava sorridendo. Erano riusciti a trasportare le prime quattro navi fuori del fiume e nelle paludi. Avevano scaricato i cavalli dalle tre navi da trasporto e li avevano aggiogati in pariglie, usandoli come ausilio per trascinare le imbarcazioni sulla terraferma, poi avevano cominciato il lungo lavoro di trasporto su quel terreno spugnoso in direzione di un altro fiume, facendo rotolare gli scafi su tre o quattro alberi come se fossero stati giganteschi rulli che avevano spostato di continuo da poppa a prua. I rematori avevano insegnato loro la tecnica pi efficiente per svolgere quel lavoro, che erano stati costretti a effettuare molte volte dai loro padroni Vin Thalun. Ogni uomo aveva dato una mano, facendo a turno, creando un bizzarro convoglio di quattro navi che rotolavano sul terreno piatto. La forza dei giganti aveva dato un considerevole contributo al loro lavoro di squadra, e le navi erano scivolate sulla terraferma con sorprendente facilit.
Era stato un tragitto di circa due leghe.
Non  una grande distanza, camminando normalmente, ma se stai trainando una nave...
Tornarono alle imbarcazioni rimaste e ricominciarono l'intera procedura.
Abbiamo un problema disse Dath a Corban. Non riusciremo a tirare fuori dal fiume quelle navi da trasporto.
Perch no?
Hanno lo scafo troppo profondo. Queste galee, come quella su cui abbiamo viaggiato noi, hanno poco pescaggio, la parte sommersa dello scafo non  molta, ma quelle navi da trasporto... Ecco, un terzo dello scafo  sommerso. Questo va benissimo in un fiume largo e profondo, ma non riusciremo mai a tirarle in secca, e se pure ci riuscissimo, poi non saremmo in grado di farle rotolare attraverso due leghe di terraferma.
Corban si prese la testa fra le mani.
Erano seduti in un ampio cerchio, con Corban circondato dal suo sempre pi numeroso consiglio di guerra: Meical, Tukul, Brina e Gar, Balur Occhio Solo ed Ethlinn, Dath, Cywen e Coralen - che parevano essere sempre insieme ogni volta che Corban le vedeva - e due nuove aggiunte, Javed e Atilius, che rappresentavano le nuove reclute. Nel guardare verso Javed, Corban ricord il modo in cui lui aveva lottato con Coralen. Quella vista aveva destato in lui una tale furia che aveva dovuto fare appello a tutta la sua forza di volont per non estrarre la spada e abbatterlo dove si trovava.
Posso fidarmi di lui? Di qualcuno in cui ira e violenza sono cos vicine alla superficie?
La risposta pi onesta era che non lo sapeva, ma i rematori avevano scelto Javed e Atilius come loro rappresentanti, quindi per ora lui doveva fidarsi della loro decisione.
E terr attentamente d'occhio Javed.
Stavano discutendo delle possibili alternative, e Corban stava ascoltando Gar suggerire di smantellare le navi da trasporto e riassemblarle accanto al nuovo fiume.
Hai mai costruito o manovrato una nave da trasporto prima d'ora? gli chiese Javed.
No. Sono nato in un deserto rispose Gar.
Ah ah rise aspramente Javed, levando in aria le braccia.
Non funzioner spieg Dath a Gar, in tono cupo. A parte il fatto che non abbiamo gli attrezzi necessari per fare il lavoro senza aprire buchi nello scafo, il fasciame dovrebbe poi essere calafatato - sigillato - altrimenti le navi affonderebbero non appena messe in acqua.
Altre voci si levarono tutte contemporaneamente, offrendo soluzioni altrettanto impossibili.
C' una soluzione soltanto intervenne Tukul, a voce alta e in tono imperioso. Ci dobbiamo dividere. Un gruppo prender i cavalli e attraverser Isiltir in direzione della tenuta di Gramm, e l'altro gruppo vi arriver navigando lungo la costa.
Corban si accigli. Quella era la sola soluzione su cui la sua mente tornava a soffermarsi, ma non gli piaceva.
Sarebbe pericoloso obiett Cywen.
Cosa non lo , in queste Terre dell'Esilio? sbuff Tukul. Inoltre, lo abbiamo gi fatto in passato. Abbiamo viaggiato a cavallo dalla tenuta di Gramm, attraverso Isiltir e fino in Ardan, arrivando a Dun Carreg per poi proseguire fino a Dun Vaner. Abbiamo cavalcato come il vento, ed  difficile fermare i Jehar, quando sono in sella.
Le navi arriverebbero da Gramm molto prima dei cavalieri osserv Meical. Pareva per che stesse pensando ad alta voce, piuttosto che sollevando un problema.
Forse, o forse no ribatt Tukul, con un sorriso orgoglioso.
Due cavalli per ogni cavaliere riflett Coralen. Cavalcarne uno nel far riposare l'altro.
Questo accelererebbe i tempi.
La conversazione si protrasse ancora per qualche tempo, ma alla fine scese il silenzio e tutti si girarono verso Corban.
Questa  la sola soluzione attuabile, anche se l'idea di dividerci non mi piace confess lui. Rimane solo da decidere chi andr con i cavalli e chi con le navi.
I Jehar sono i cavalieri migliori afferm Brina.
Io non intendo lasciare Corban disse automaticamente Gar.
Non ti chieder di farlo rispose Tukul, posando una mano sulla spalla del figlio. Per i cavalieri dovrebbero essere prevalentemente Jehar. Brina ha ragione, noi siamo i migliori, quelli meglio equipaggiati per arrivare in fretta da Gramm. Chiederei a Coralen di venire con noi aggiunse.
Perch? chiese Corban, a cui non piaceva l'idea. Coralen si corrucci.
Perch  l'esploratore migliore che abbia mai visto, e tu non avrai bisogno del suo talento nel navigare sul mare settentrionale.
Corban non pot contestare la logica di quell'affermazione, oltre a essere consapevole che essa costituiva un enorme complimento per Coralen. Tuttavia, sarebbe stato pericoloso...
Guard verso Coralen. Lei lo stava fissando.
Ha senso ammise.
Allora andr scatt lei.
Solo se vuoi davvero farlo aggiunse Corban.
Certo che voglio. Perch non dovrei?
Perch io voglio che tu rimanga. Corban scroll le spalle e distolse lo sguardo.
Allora sar meglio trasferire le ultime galee attraverso la palude sugger Dath, controllando la posizione del sole.
Il mattino successivo trov centocinquanta Jehar gi in sella e pronti a partire, con i cavalli che battevano il terreno con gli zoccoli, irrequieti, felici di essere di nuovo sul terreno solido e pieni di energia. Insieme a una manciata di Benothi, Balur aveva aperto delle falle nello scafo dei tre trasporti, affondandoli nel fiume.
Meglio questo che permettere ai Vin Thalun di recuperarli, pens Corban.
Era in piedi sulla riva, con accanto Tempesta e Scudo, che batteva in terreno con gli zoccoli e gli esalava il suo respiro caldo sulle mani. Faceva freddo, e nell'aria si avvertiva un accenno di gelo.
L'estate sta finendo. Dobbiamo arrivare a Drassil prima che l'inverno ci sorprenda per strada.
Scudo lo urt con il muso e sbuff.
Mi dispiace, ragazzo lo salut Corban, accarezzandogli il muso e il collo muscoloso. Mi mancherai. Comportati bene con Tukul e goditi la galoppata. Scudo era sceso caracollando dalla nave da trasporto, pieno di vitalit e di energia, pronto a galoppare. Corban si sentiva geloso di non poterlo cavalcare attraverso Isiltir e fino alla tenuta di Gramm.
Tukul abbracci Gar, poi si ritrasse e gli prese il volto fra le mani.
Proteggi il nostro Astro Splendente in mia assenza.
L'ho fatto per quasi diciotto anni, ribatt Gar, in tono indignato e non intendo smettere adesso.
Tukul gli sorrise. Il mio amato figlio comment, baciandolo su una guancia.
Corban distolse lo sguardo, assalito da ricordi di suo padre, e si venne a trovare faccia a faccia con Coralen, che stava controllando la cinghia del sottopancia del suo cavallo.
Stai attenta le disse.
Uh grugn Coralen.
Si fissarono a vicenda, Corban notando gli occhi di smeraldo di lei, il colore rosato che l'aria fredda del mattino aveva dipinto sulle sue guance lentigginose.
Ci fu un rumore di passi e sopraggiunse Farrell, accompagnato da Cywen e da Dath.
Potrei venire con te propose Farrell.
Perch dovresti farlo? scatt Coralen.
Potresti aver bisogno di me?
Coralen sospir e scosse il capo, poi mont agilmente in sella.
Un comportamento notevolmente riservato, almeno per lei. Si sta rammollendo.
Prendi, questo  per te disse Cywen, offrendo un coltello da lancio in un fodero di fine fattura, intorno a cui era avvolta una cintura.
Coralen estrasse il coltello e sorrise, mentre la pallida luce del sole si rifletteva sulla lama.
Mi eserciter ogni giorno promise.
Bada di farlo.
E accertati che non ci sia nessuno nelle immediate vicinanze aggiunse Corban.
Coralen gli elarg un'occhiataccia.
 ora di muoversi avvert Tukul, poi si sporse sulla sella a stringere il braccio a Corban.
Cavalca veloce e ci rivedremo a destinazione lo incoraggi questi.
S. Da questo lato o dall'altro.
No, alla tenuta di Gramm ribatt Corban. Questo  il mio primo ordine per te. Rimani vivo. Fatelo tutti.
Faremo del nostro meglio rispose Tukul, con il suo consueto, ampio sorriso. E voi tutti badate di ricambiarci il favore. La sua attenzione si sofferm su Gar. Saremo gi seduti a scaldarci i piedi nella sala dei banchetti di Gramm prima che voi ci arriviate disse, poi fece voltare il cavallo e si allontan al piccolo galoppo lungo la riva del fiume, con il resto dei Jehar che fluiva dietro di lui.
Coralen salut Corban con un cenno, poi si port alla testa della colonna, precedendola per scegliere il percorso che avrebbero seguito attraverso la palude.
Sentirai la sua mancanza? chiese Dath.
Corban apr la bocca per rispondere, poi si rese conto che Dath si era rivolto a Farrell, non a lui.
S rispose Farrell.
Corban si limit a guardare la colonna che si allontanava. Infine, in silenzio risal la passerella e sal sulla sua nave.

47. Fidele.

Fidele sal i gradini di legno che portavano sui bastioni delle mura esterne di Ripa senza quasi produrre il minimo rumore con i suoi stivali di pelle di daino. Una volta raggiunto il camminamento che correva lungo le mura si ferm, accertandosi di rimanere al di fuori della luce della torcia che ardeva crepitando in un anello di ferro, poco lontano, spargendo un chiarore circolare. Pi avanti scorse l'ombra scura di due guardie, che per guardavano entrambe verso l'esterno e non l'avevano sentita arrivare.
Sotto di lei, la citt di Ripa era un'ombra scura, con qualche fuoco e torcia che qua e l evidenziavano i diversi livelli con cui l'abitato digradava lungo la collina sulla cui cima sorgeva la torre. Di tanto in tanto, la brezza marina portava fino alle mura canti di ubriachi. Erano voci di Vin Thalun.
Pi oltre poteva vedere i vasti pascoli che circondavano Ripa, un'enorme ombra nera che sembrava un manto scuro steso sulla terra, e al di l di essi la foresta di Sarva al cui interno, da qualche parte verso nord, si trovava Balara, le antiche rovine dei giganti.
E Maquin. Dov'?
Questa era l'undicesima notte da quando Maquin era partito con Alben e altri sei, diretto alla volta di Balara per indagare sui rapporti relativi alla presenza di Vin Thalun fra le rovine.
Undici notti. Non avrebbero dovuto rimanere lontani per pi di quattro, al massimo cinque. Un senso di gelo le col nel cuore, togliendole il respiro.
 morto?
Altri si stavano ponendo quella stessa domanda, o quantomeno la pensavano.
No.  sopravvissuto a troppe cose. Sapeva per che dirsi una cosa del genere era ridicolo, come se la vita avesse avuto una bilancia con cui equilibrare ci che era giusto e ingiusto. Per  tornato dal ponte delle spade...
Serr il muro di legno fino a farsi sbiancare le nocche.
Era soltanto un sogno indotto dalla febbre, anche se in quel momento gli ho creduto. Volevo credergli. E comunque non importa se era un sogno o la verit. Non cambia ci che provo.
Sulla scala alle sue spalle ci fu un rumore di passi accompagnato dallo scricchiolare del legno, e nel girarsi vide avvicinarsi Peritus, che venne a fermarsi accanto a lei, lo sguardo sulla sottostante strada vuota.
 pericoloso stare qui bisbigli.
Fidele sollev il mantello e batt un colpetto sull'impugnatura di un coltello. Aveva preso l'abitudine di girare sempre armata, un'idea di Maquin.
Peritus grugn, senza dubbio pensando che un coltello avrebbe fatto ben poca differenza contro un Vin Thalun. Forse ha ragione, ma mi sento meglio ad averlo indosso. E non ho paura di usarlo.
Sei venuta qui ogni notte.
Lei non rispose.
Sarebbero dovuti tornare da tempo aggiunse Peritus.
Questo non significa niente.
Significa qualcosa, forse non il peggio. Lui la fiss. Eri la regina di Tenebral...
In quella frase c'era una domanda inespressa, esitante. Cosa stai facendo? Come puoi fartela con un combattente delle fosse?
Perch lo amo. Non ti preoccupare replic con freddezza. Conosco il mio dovere. Il dovere mi ha tolto cos tante cose. L'orgoglio, la dignit, quasi la vita. Non permetter che mi tolga anche Maquin. Per qualche tempo ancora... far quello che devo per Tenebral, per il mio popolo. E poi...
Mise un freno ai suoi pensieri, assalita di nuovo dall'angosciosa possibilit che Maquin giacesse morto l fuori, da qualche parte.
Fra loro crebbe un lungo silenzio, simile a una vasta distanza. Poi sent Peritus scuotere il capo, un lieve smuoversi dell'aria.
Non dovresti essere sola disse infine.
Fidele non rispose, e fra loro ton il silenzio.
Presto Marcellin sar qui afferm Peritus.
Sono giunte sue notizie?
No, ma non pu essere molto lontano. Avremo giustizia. Peritus la guard, poi aggiunse: E la nostra vendetta.
Aveva sofferto molto, aveva visto Armatus, il suo migliore amico, decapitato da Lykos, e aveva visto lei, Fidele, a Jerolin, con Lykos al suo fianco. Lei lo aveva condannato a morte a causa dell'incantesimo di Lykos, ma adesso Peritus sapeva perch lo aveva fatto.
Mi dispiace sussurr.
Lui si protese a stringerle la mano con la propria. Non eri te stessa.
La voce di un Vin Thalun che cantava arriv dalla citt sulle ali della brezza.
Perch non attaccano? chiese Fidele.
Peritus scroll le spalle. Hanno provato a prendere d'assalto le mura, e hanno provato con un sotterfugio.  pi facile prenderci per fame.
Ma, e Marcellin? Devono sapere che sta per arrivare.
S. Il volto segnato di Peritus si contrasse in un'espressione angosciata, con la luce della luna che ne evidenziava le alture e ne rendeva pi ombrose e profonde le valli. Questo preoccupa anche me.
Un grido improvviso si lev nel buio al di l delle mura, seguito da un clangore di armi e da un urlo.
Parecchi piedi martellarono sulla scala quando atri guerrieri affluirono sulle mura. Peritus estrasse la spada. Poi la sagoma di Krelis incombette su di loro, con una dozzina di guerrieri che riempivano la scala alle sue spalle.
Cosa succede? domand loro. Ci attaccano? Il suo tono suonava speranzoso.
Non credo, mormor Peritus, scrutando le ombre ma  difficile dirlo, perch  troppo buio.
Ora provvediamo rispose Krelis. Tolta di mano una torcia a uno dei guerrieri che lo seguivano, la scagli oltre il muro. Descrisse una spirale nell'aria, lasciandosi dietro una scia simile a quella di una stella cadente, cadde sul terreno con un tonfo e crepit per qualche momento, ma rimase accesa. L'oscurit si dissip intorno a essa e un chiarore arancione illumin la strada e i primi edifici. Alcune ombre apparvero al limitare del cerchio di luce e vi si addentrarono barcollando; la prima aveva i capelli argentei.
 Alben tuon Krelis. Portate delle corde.
Gli uomini si sparpagliarono lungo il muro, e Fidele si fece largo in mezzo a loro per vedere.
Alben si ferm per tirare avanti l'uomo che lo seguiva, un individuo alto e dinoccolato, con gli arti che apparivano stranamente allungati e in qualche modo sproporzionati. Alben lo spinse avanti, poi si gir verso l'oscurit. L'uomo che aveva aiutato barcoll fuori del cerchio di luce e attraverso la strada, andando a sbattere contro il muro con un impatto di cui Fidele avvert la vibrazione. Apparvero poi una manciata degli uomini di Alben, che corsero verso il muro, lanciando richiami ai compagni sui bastioni.
Krelis fece cadere una corda lungo le mura e ne assicur in cima l'estremit. La fune scricchiol quando qualcuno cominci ad arrampicarsi su di essa.
Altre figure emersero dal vicolo, mentre lo sguardo di Fidele cercava disperatamente Maquin. Un uomo croll in ginocchio, venne afferrato, sollevato e spinto a proseguire. Due uomini, poi tre. Per un momento, un'ombra scura copr la luce della torcia, e Fidele sbatt le palpebre.
Cosa  stato? L'ombra per era gi scomparsa.
Un paio di mani apparve oltre la sommit del muro. Krelis afferr un braccio e iss al sicuro uno dei guerrieri di Alben. Era fradicio di sudore, aveva il respiro affannoso, i vestiti laceri e sangue che gocciolava da numerosi tagli, ma non si concesse neppure un istante di pausa e si protese invece oltre il muro per chiamare la figura che lo seguiva.
Apparve una testa con una massa di capelli nerissimi che incorniciavano un volto che era tutto angoli affilati e piani marcati, con piccoli occhi neri e una rada barba che cominciava a crescere sul mento.
 un gigante.
Intorno a Fidele, gli uomini imprecarono fra uno stridere di spade snudate e di lance protese.
No! strill per il guerriero di Alben, mettendosi con fare protettivo, le braccia allargate, davanti al gigante che stava apparendo oltre il muro.
 nostro prigioniero. Alben ha ordinato di non fargli del male. Il guerriero aiut quindi il gigante a scavalcare il muro. Lo riconosco. Fidele ricord poi dove lo avesse visto. La riva del fiume. Il prigioniero di Lykos.
Dov' sua madre? chiese, nel silenzio generale pervaso di sorpresa.
Laggi rispose il guerriero.
Fidele guard di nuovo verso la strada e fu allora che vide Maquin. Le dava le spalle, anche se lo riconobbe da come si muoveva, e si era fermato con Alben sul lato opposto della strada, dove entrambi erano impegnati in uno scambio di colpi con nemici nell'ombra. Ci fu una pioggia di scintille, poi Maquin e Alben presero a indietreggiare attraverso la strada, con i Vin Thalun che si riversavano intorno a loro, provenienti dal vicolo. Tre, quattro, cinque nemici, altre voci che gridavano oltre il cerchio di luce della torcia. Fidele sent il cuore sobbalzarle nel petto.
Intanto gli uomini di Alben cominciarono a raggiungere la cima dei bastioni, lasciandosi cadere sul camminamento, uno dopo l'altro.
Lance! grid Peritus.
Adesso Maquin e Alben erano davanti alla torcia, con le gambe leggermente piegate e un'arma in ciascuna mano. Almeno una mezza dozzina di Vin Thalun li stava accerchiando, pur tenendosi indietro. Il terreno era cosparso di corpi. Poi Maquin fece l'impensabile: si lanci alla carica contro i nemici. Fidele sent la propria voce invocare il suo nome, lo vide avanzare in mezzo ai guerrieri che, istintivamente, si ritrassero davanti a lui. Maquin ruot in mezzo a loro, lasciandosi dietro archi di sangue scuro. Per un momento Alben rimase immobile, poi segu Maquin e si scagli a sua volta contro i nemici.
Per qualche secondo, Fidele pens che ce l'avrebbero fatta, perch gli avversari cadevano o si ritraevano, mentre Maquin e Alben erano in costante movimento, come due spettri seminatori di morte. Poi per altri Vin Thalun emersero dai vicoli, un rumore di piedi in marcia risuon lungo la strada e altri pirati affluirono dai fuochi che avevano acceso vicino alle porte cittadine. Maquin incass un colpo alla spalla che lo fece barcollare; subito dopo Alben venne ferito alla schiena e croll su un ginocchio, poi un altro colpo lo scaravent disteso al suolo. Maquin si erse sul compagno caduto, la spada e il coltello neri di sangue, e per un po' tenne a bada il nemico.
Fidele segu gli eventi pregando Elyon, il pugno serrato intorno all'elsa del coltello. Peritus prese la mira e scagli la sua lancia, centrando un Vin Thalun in pieno petto e scaraventandolo all'indietro. Questo per serv a poco, perch altri pirati si accalcarono intorno a Maquin e ad Alben.
Poi un'altra figura, larga e massiccia, emerse dal buio.
La gigantessa.
Essa aveva in mano qualcosa di lungo e sinuoso. Una catena. La cal sulle figure che circondavano Maquin e Alben, facendole volare via come bersagli di paglia in una corte delle armi, poi si caric Alben in spalla e spicc la corsa verso il muro, con Maquin che si ritirava a sua volta dietro di lei.
I Vin Thalun sciamarono al loro inseguimento, ma non appena furono a tiro una pioggia di lance scagliate dalle guardie sulle mura si abbatt su di loro. Quelli che non morirono si affrettarono a ritirarsi nell'ombra. Intanto, Maquin grid qualcosa dal basso. Krelis e una dozzina di uomini presero a tirare la corda, con il giovane gigante che contribuiva allo sforzo generale con tutte le sue forze. La corda scricchiol, si tese, poi si mosse.
Alben apparve per primo, ancora accasciato sulla spalla della gigantessa. Molte mani si protesero per adagiarlo sul camminamento, poi la gigantessa scavalc il muro, seguita da Maquin. Fidele si fece largo fra i guerrieri fino a lui, che era accanto ad Alben e chiedeva aiuto. Nel sentirne la voce, Maquin sollev gli occhi su di lei e protese la mano a stringere con forza la sua.
Ti avevo detto... che sarei tornato mormor, con il respiro ancora affannoso.
Altri Vin Thalun si erano raccolti sulla strada, tenendosi per a una salutare distanza. Poi fra loro apparve un volto che Fidele non avrebbe mai dimenticato.
Lykos.
Lui rimase fermo l, immobile come una statua, a guardare le mura. Il suo sguardo si fiss sulla gigantessa, un misto di rabbia e di paura che gli distorceva i lineamenti. Poi si accorse di lei.
Fidele ebbe la sensazione che il sangue le si tramutasse in ghiaccio sotto l'impatto del terrore, d'un tratto dimentica della sua libert, della fuga, di tutto ci che aveva sopportato e superato per arrivare fino a Ripa. Cento ricordi l'assalirono confondendole la mente, tutti di Lykos, della sua voce, del suo respiro, del suo tocco. Poi fu assalita da un'ira rovente. Rimasero l fermi a fissarsi a vicenda finch Lykos non indietreggi nell'ombra e scomparve in essa.
Fidele stava percorrendo i corridoi della torre di Ripa con Maquin al suo fianco.
Lui le aveva raccontato di Balara, di come avessero trovato i Vin Thalun e i giganti e deciso di portarli con loro, della loro fuga attraverso la foresta di Sarva.
Non so come abbiano fatto i Vin Thalun a trovarci tanto in fretta. Forse qualcuno  fuggito da Balara, oppure altri Vin Thalun sono andati l poco dopo che ce ne siamo andati. Comunque sia, entro il tramonto del giorno successivo ci siamo resi conto che ci stavano seguendo. Alben ci ha condotti pi in profondit nella foresta e abbiamo cercato di seminarli aveva detto.
Come siete riusciti a farlo con due giganti prigionieri?
Hanno collaborato aveva risposto Maquin, mentre qualcosa cambiava nel suo tono di voce.
L'ho visto. La gigantessa ha contribuito a salvare te e Alben: ha combattuto al vostro fianco e ha trasportato Alben al sicuro.
S.
Questo  insolito. Fidele lo aveva fissato.
S, lo . Maquin aveva scrollato le spalle. Alben ha parlato loro nella lingua dei giganti. Non mi ha voluto spiegare cosa ha detto, ma qualsiasi cosa fosse, deve essere stato molto convincente.
Senza dubbio. La lingua dei giganti? Questo non sembra l'Alben che conosco.
In lui c' pi che erbe e impiastri.
S, questo  chiaro. Credo che andr a fare una visita a questi giganti prigionieri.
Vengo con te.
Dovresti riposare aveva protestato Fidele.
Se pensi che ti permetta di entrare da sola in una stanza con due giganti, allora ti sbagli.
Ho a disposizione delle guardie aveva replicato lei, e poi aveva aggiunto: Quando le richiedo.
Maquin si era limitato a ignorarla e aveva finito di riporre i coltelli che portava distribuiti nei vari foderi.
Due guardie erano ferme davanti alla camera di Alben, nel ventre della torre, appena un paio di piani pi in su rispetto alle stanze di Ektor. Esse non cercarono neppure di negare a Fidele accesso alla camera dei giganti. Uno dei due guerrieri tir di lato il grosso catenaccio ed entrambi rivolsero un rispettoso cenno del capo a Maquin quando entr al seguito di Fidele.
Si sta conquistando una reputazione fra i guerrieri di Ripa.
La camera era ampia, con una fila di finestre ricavate nella roccia in alto su una parete per lasciar entrale luce e aria fresca. Le candele tremolavano sotto il soffio della brezza salmastra, e da fuori giungevano le strida lamentose dei gabbiani.
Alben era l, seduto su una sedia davanti a un largo tavolo, e i giganti erano con lui, la madre seduta dall'altro lato del tavolo, il figlio disteso su un giaciglio dallo spesso materasso. Tutti sollevarono lo sguardo quando Fidele e Maquin entrarono nella camera.
Sono Fidele, si present ai giganti ignorando Alben un tempo regina e sposa del re di Tenebral, ora reggente per conto di mio figlio Nathair.
I piccoli occhi scuri della gigantessa la fissarono, impassibili. Il suo volto era pallido, con un naso affilato e alti zigomi spigolosi. Era incredibilmente muscolosa e il suo vestiario era un misto di cuoio e pelli animali. Aveva i polsi arrossati e coperti di croste, cosa che ricord a Fidele la catena che lei aveva brandito nel buio, fissata al polso con un cerchio di ferro. Ora  stata rimossa. Spine tatuate salivano a spirale dal polso destro, s'incurvavano intorno all'avambraccio e scomparivano sotto una manica.
Parli la lingua comune? chiese ancora Fidele.
Parlo un poco la vostra lingua. Abbastanza. La voce della gigantessa era come ghiaia che scivolasse sul granito.
Siete madre e figlio? domand ancora Fidele, guardando verso il giovane gigante che era ancora disteso sul giaciglio ma si era sollevato su un gomito e seguiva la scena con interesse.
S.
Come vi chiamate?
Io sono Raina. Mio figlio  Tain.
A quale clan appartenete?
Siamo Kurgan. Mentre diceva quelle parole, qualcosa affior sul volto della gigantessa. Nostalgia? Era difficile determinarlo. Suo figlio si torment i radi baffi, un gesto sorprendentemente maturo su quei lineamenti giovani, come un bambino che imitasse il nonno.
Perch Lykos vi teneva prigionieri?
Nel sentir menzionare il nome del Vin Thalun, Raina ringhi e serr i pugni, e per un momento apparve selvaggia e ferina, pi animale che umana. Non rispose, e si limit a fissare Fidele con occhi roventi.
Fidele sospir, riconoscendo parte di quell'ira e di quella sofferenza. Per quanto tempo sei stata sua prigioniera?
Il fuoco si smorz negli occhi di Raina, che scosse il capo. Non lo so. Molto tempo. Ho cercato di contare le lune, ma si sono fatte confuse, fondendosi una nell'altra.
Otto anni chiar un'altra voce, quella di Tain, che suon piatta e priva di emozioni, leggermente stridula.
Alben mi ha detto che siete nostri prigionieri, e tuttavia non vedo catene, collari o legami. E la notte scorsa mi  parso che scalassi spontaneamente le nostre mura per entrare in questa fortezza. Hai combattuto accanto ai nostri guerrieri.
Cosa di cui ti sono grato interloqu Maquin, con un cenno del capo a Raina. Se ne stava appoggiato alla parete, in un punto da cui poteva tenere d'occhio tanto lei quanto Tain.
Non c' di che, piccolo uomo replic Raina con un accenno di sorriso. Uno che combatte con tanto coraggio non dovrebbe essere lasciato a morire su una strada.
Anch'io ti ringrazio per questo disse Fidele. Per non hai risposto alla mia domanda. Come mai non sei in catene? Perch non hai approfittato della fuga verso Ripa per sottrarti ai tuoi nuovi catturatori? Come mai hai combattuto al nostro fianco?
Il tuo guaritore  persuasivo ribatt Raina.
Fidele fiss Alben con espressione severa. Allora parli la lingua dei giganti. Come mai?
Sono un guaritore, il che ha richiesto che diventassi anche uno studioso. C' molto da imparare, e sulle pergamene che ho letto c' scritto molto di pi che come preparare un impiastro o far bollire delle erbe. Alben scroll le spalle.
Allora, cosa hai detto loro per convincerli a diventare prigionieri cos collaborativi?
Alben spost lo sguardo da Raina a Tain.
Le ho detto che se non avesse collaborato avrei ucciso suo figlio.
Non ti credo. Non pensava che l'Alben che conosceva sarebbe ricorso alle minacce, ma quanto pi ci pensava su, tanto pi le pareva che fra il guaritore e la gigantessa ci fosse qualcosa, non proprio una familiarit, eppure entrambi sembravano... a proprio agio uno con l'altra.
La porta si apr di colpo, e Krelis fece irruzione nella stanza, seguito da Ektor. Raina e Tain balzarono in piedi, e la gigantessa si par davanti al figlio.
Krelis fece scorrere gli occhi da una faccia all'altra, soffermandosi per un momento con la bocca aperta.
Ti stavamo cercando disse Ektor a Fidele. Marcellin  arrivato.

48. Ulfilas.

La sala dei banchetti di Dun Kellen risuonava del rumore sordo delle spade di legno che cozzavano. Ulfilas sedeva a un lungo tavolo accanto a re Jael, che era proteso in avanti sul suo seggio, con la testa appoggiata alla mano chiusa a pugno, ed entrambi stavano guardando due uomini impegnati a duellare. Erano due veterani, abili, veloci e forti, e lo scontro era decisamente alla pari.
Sono migliori di te? chiese Jael a Ulfilas.
Lui scroll le spalle. Forse.  indubbio che abbiano talento, ma incrociare le spade in un allenamento  diverso da un vero combattimento. Nell'anello dei duelli non devi soltanto vincere, ma dare anche un'impressione di eleganza. Non puoi staccare un naso con un morso o torcere le palle a qualcuno, mentre in un vero combattimento tutto quello che conta  uscirne vivi.
Era stato Maquin, lo scudiero di Kastell, il cugino di Jael, a dirgli quelle parole. Gli erano piaciuti entrambi, Maquin un po' pi di Kastell, entrambi uomini con cui era bello condividere un boccale di birra. Questo per non gli aveva impedito di rimanere a guardare senza fare niente quando Jael aveva piantato una spada nello stomaco di Kastell, n lo aveva fatto sentire in colpa.
Noi tutti scegliamo che vita condurre. Sappiamo che probabilmente finir nel sangue. I guerrieri dai capelli grigi in circolazione non sono numerosi quanti i fabbri, i conciatori o i pescatori.
S, questo  vero. Forse dovrei togliere loro quei giocattoli di legno e lasciare che combattano con spade vere.
Ti ritroveresti con una fila di scudieri morti, mio re, e di questi giorni  meglio che gli scudieri che ti hanno giurato fedelt siano vivi, e non morti.
Gi convenne con riluttanza Jael. Ho bisogno di una prima-spada. Non ti senti tentato di partecipare al torneo?
Ulfilas scroll nuovamente le spalle. Lo far se tu lo desideri, mio re. Mi basta essere un tuo scudiero e il capitano della tua guardia d'onore.
Le cose che non cambierebbero, se dovessi vincere questo piccolo torneo replic Jael. Saresti solo pi impegnato. Gli rivolse un sorriso. Ho per bisogno di avere al mio fianco la spada migliore di Isiltir. Ho dei nemici che cercheranno di abbattermi.
La maggior parte dei tuoi nemici  morta, mio signore. Ulfilas guard oltre le porte della sala dei banchetti, aperte a causa del perdurare del calore della tarda estate. Da dove sedeva poteva a stento intravedere le picche di ferro che decoravano il cortile, adorne di una serie di teste in vari stadi di decomposizione.
Vorrei che fosse cos confess Jael. I miei nemici riempiono le ombre, aspettando il loro momento. Si serr fra le dita l'arco del naso e chiuse gli occhi. Sogno di loro continu a bassa voce, poi scosse il capo. I nemici sono come i ratti, Ulfilas: lasciali in pace troppo a lungo e si riprodurranno, moltiplicandosi. I nemici non vanno sfoltiti, vanno sterminati, fino all'ultimo bambino della loro discendenza.
Una filosofia che hai abbracciato appieno.
 per questo che ho bisogno di avere la spada migliore di Isiltir al mio fianco, e non al soldo dei miei nemici per darmi la caccia. Quindi, mi piacerebbe sapere se sei la spada migliore del regno.
Allora prender parte al torneo, mio re.
Jael annu, lo sguardo fisso sui due uomini che duellavano davanti a lui. Uno dei due stava indietreggiando sotto una pioggia di colpi, e d'un tratto incespic. Percependo la vittoria, il suo avversario si affrett a incalzarlo.
Troppo presto, pens Ulfilas.
Il guerriero che aveva incespicato pieg a terra un ginocchio, protese il braccio e insinu la spada di legno sotto l'arma sollevata dell'avversario, lasciando che questi si infilzasse nella sua lama.
Anche il pi abile pu essere sconfitto da una finta ben calcolata.
Ah, ben fatto grid Jael, applaudendo.
Al di l delle porte aperte, ci fu un rumore di zoccoli sull'acciottolato del cortile. Pochi momenti pi tardi, un messaggero di re Nathair si avvicin a Ulfilas e Jael.
Il cavaliere appariva sporco e stanco per il viaggio, l'aquila di Tenebral sulla sua corazza di legno era impolverata e sbiadita. Porse a Jael una pergamena e attese in silenzio mentre lui l'apriva e la leggeva.
Dovremo concludere il torneo a Mikil si rivolse poi a Jael. Riferisci al tuo re che sar onorato di ospitare l l'incontro, fra una luna a partire da oggi.
Il messaggero annu.
Dimmi, a chi altri  stata inviata questa richiesta?
A Gundul di Carnutan e a Lothar di Helveth, mio signore.
Benissimo. Se vuoi mangiare e bere con noi, fermarti qui a riposare, sei il benvenuto.
Ho l'ordine di tornare immediatamente da re Nathair con la tua risposta, mio signore, ma un po' di cibo e un cavallo fresco sarebbero graditi.
Certamente assent Jael con un cenno della mano, poi rimase a guardare mentre l'uomo veniva accompagnato fuori della sala.
Mikil? chiese Ulfilas.
Pare che il nostro sommo re desideri tenere un consiglio di guerra con i suoi alleati. Ha chiesto che lo incontriamo a Mikil.
Sommo re borbott Ulfilas. Nelle Terre dell'Esilio non c' pi stato un sommo re da quando Sokar e la flotta degli Esuli hanno posato piede su queste rive.
Devo andare scatt Jael.
Ulfilas si accigli. Che potere esercita Nathair su di lui?
La figura del sommo re  pi una tradizione che una realt prosegu Jael in tono pi calmo. Nathair per  un alleato. Senza di lui, dubito che Isiltir sarebbe mio o addirittura che starei ancora respirando. E lo stesso vale per te. Ci  mancato poco, quel giorno sul ponte. Abbiamo corso il rischio che fossero le nostre teste a finire l fuori, non quelle di Gerda e dei suoi compari.
Ulfilas lo ricordava. Erano stati messi sotto pressione, sul punto di cedere, e poi avevano visto le navi nere arrivare sul fiume.
S. Per non abbiamo pi bisogno di lui. Sar meglio che tenga il naso fuori degli affari di Isiltir.
Jael scoppi a ridere. Ah! Sei un vero patriota, Ulfilas. Non intendo per crearmi altri nemici quando ne ho gi cos tanti fra cui scegliere. No, andremo a Mikil e sentiremo cosa il nostro sommo re ha da dire.
Una mano si pos sulla spalla di Ulfilas, che sobbalz cos violentemente da alzarsi a mezzo dalla sedia, allungando la mano verso la spada.
Era Dag, il guardacaccia di Jael, che stava rapidamente diventando anche il capo delle sue spie, grazie alla sua evidente abilit ad aggirarsi di soppiatto.
Non lo fare borbott Ulfilas.
Dovete venire Dag spron entrambi.  urgente.
Cosa c'? domand Ulfilas.
 arrivato un messaggero.
Pare che sia la loro stagione comment Jael. Che messaggero?
Un gigante, uno Jotun. Porta notizie.
Jael si alz senza un'altra parola e segu Dag verso il fondo della sala, con Ulfilas che gli andava dietro e radunava lungo il tragitto una dozzina di scudieri. Sapeva che i discorsi di Jael riguardo ai nemici non erano soltanto paranoie.
Scesero un'ampia scala a spirale che li condusse in un mondo crepuscolare di torce tremolanti e di umide pareti gocciolanti, con Dag che li guidava attraverso le viscere di Dun Kellen. Nel guardare in direzione di un corridoio laterale, Ulfilas lo riconobbe come quello che portava alla cella in cui i nipoti di Gramm erano tenuti sotto sorveglianza.
Dag prosegu fino a raggiungere una spessa porta rinforzata da fasce di ferro che si apriva sulla galleria attraverso cui era fuggito Haelan, lasciando Maquin e Orgull a difendere il passaggio. Ulfilas ricordava bene la vista di quei due uomini, coperti di sangue, con davanti un cumulo di cadaveri che intasava il corridoio. La fredda pietra del pavimento recava ancora chiazze scure.
Dag stacc dalla cintura una grossa chiave e apr la porta, spalancandola con un rugginoso stridio di cardini. Jael e gli altri varcarono la soglia, diedero fuoco alle torce con una di quelle accese sulla parete e si addentrarono in quell'antica galleria dove gli unici suoni erano il rumore dei loro passi e l'eco ingigantito del loro respiro.
Camminarono a lungo, immersi in un silenzio soffocante.
Come ti sei procurato quelle cicatrici? chiese Ulfilas a Dag, pi per infrangere quel silenzio opprimente e monotono che per un effettivo desiderio di saperlo.
Mia moglie grugn Dag. Lei ne  uscita peggio.
Allora non vorrei incontrarla nel buio.
Non ci sono molte probabilit che succeda ribatt Dag. L'ho uccisa.
Dopo di questo, Ulfilas smise di fare domande. Quando infine raggiunsero una rampa di gradini di pietra aveva la bocca arida e lo stomaco che borbottava. Nell'emergere in una stanza in rovina, circondati da pietre diroccate che parevano tenute insieme da spessi arazzi di ragnatele, scoprirono che era scesa la notte.
Dag li guid oltre un'arcata e nella foresta, dove le cime degli alberi ondeggiavano e stormivano sotto la brezza, facendo danzare le ombre. Qualcosa si mosse nel buio, una sagoma impenetrabile, enorme, come un albero che avesse preso vita. Essa ringhi, e Ulfilas port la mano alla spada, parandosi davanti a Jael, mentre gli altri guerrieri circondavano protettivamente il loro re.
Stai calmo disse per Jael, posando una mano sul braccio di Ulfilas, che solo allora si rese conto di cosa si trattasse.
Un orso, con in groppa un gigante seduto sulla sella dall'alto schienale.
Ben ritrovato, Ildaer salut Jael.
Il gigante scivol a terra dalla cavalcatura, i capelli e i folti baffi, biondi e intrecciati, che scintillavano come argento sotto la luce della luna. Serrava in una mano una lunga lancia e aveva un'ascia a doppia lama assicurata alla sella. Altre due forme emersero dall'oscurit - altri cavalcaorsi, uno dei quali era una femmina dal volto glabro i cui tratti apparivano stranamente fini in mezzo alla massa di ossa e muscoli del suo corpo. Ulfilas trov repellenti i tre giganti, ma si sforz di rimanere impassibile nel guardarli.
Abbiamo scovato il tuo bambino fuggiasco annunci la voce aspra di Ildaer, che abbass lo sguardo su Jael con occhi roventi.
Dove?
Cosa vale per te questa informazione?
Tutto ci che ho promesso. Ogni singolo manufatto Jotun trovato entro i confini di Isiltir.
Non  sufficiente.
Jael si irrigid in reazione a quelle parole. Ulfilas dubit che chiunque altro potesse accorgersene, ma lui lo conosceva da troppo tempo per non notarlo. Si tratt di un'inflessione che gli affior nella voce, di una lieve alterazione del suo atteggiamento.
Che altro vuoi?
Terra. A sud del fiume.
Quanta terra?
Abbastanza per trecento di noi e i nostri orsi.
Si tratta di parecchia terra.
Il tuo Isiltir ne ha d'avanzo.
D'accordo accett Jael. Per sar io a scegliere la terra.
Dobbiamo sceglierla di comune accordo precis Ildaer.
Jael lasci scorrere lo sguardo sui tre giganti, poi annu lentamente.
Dov' Haelan? chiese.
Ildaer guard da sopra la spalla in direzione della gigantessa.
Ilska e il suo orso lo hanno trovato.  nella tenuta di Gramm.
Jael rimase in silenzio per un momento.
 da Gramm! E noi abbiamo qui i suoi nipoti. Come mai non ci ha consegnato il bambino? Adesso rimpianger pi che mai di non averlo fatto.
Sei sicuro? domand Jael, la bocca tesa in una linea diritta.
Adesso  infuriato. Se  vero che lo ha raggirato in questo modo, Gramm non avr una morte rapida.
La gigantessa sussurr qualcosa, e il suo orso avanz con passo pesante. Ulfilas resistette all'impulso improvviso di arretrare di una pari distanza.
Io l'ho visto dichiar la gigantessa. Creach lo ha fiutato.
Creach?
Lei batt un colpetto sullo spesso collo dell'orso che montava. Esso sollev la testa, emettendo un suono profondo e vibrante. Creach ripet la gigantessa.
Jael scosse il capo. Vecchio stolto mormor. Il tempo di Gramm si  esaurito. Aiutami a portargli via il ragazzo e la sua tenuta sar tua, se la vuoi.
Ildaer emise uno strano suono, come di due massi che strisciassero uno contro l'altro, e le sue spalle tremarono. Ulfilas si rese conto che stava ridendo. D'accordo, piccolo re. Grugn poi qualcosa nella sua lingua, rivolto ai giganti alle sue spalle, ed essi risero a loro volta. Una vista inquietante.
Aspettami qui per un giorno. Ho dei preparativi da fare.
Ildaer assent con un grugnito e Jael si volt, allontanandosi. Ulfilas diede un'ultima occhiata ai giganti, poi segu il suo re.
Camminarono in silenzio per tornare all'edificio in rovina nel bosco. Mentre si addentravano fra le pietre diroccate, Ulfilas espresse il dubbio che aveva in mente da quando si erano separati dai giganti.
Perch la vogliono?
Vogliono cosa? ribatt Jael.
La terra.
Forse vogliono terra fertile, la possibilit di coltivare, seminare e raccogliere. Hai visto la Desolazione. ... desolata. Quelle parole strapparono una risata agli uomini che li seguivano. In realt, Ulfilas, non ha importanza. Avr Haelan, e loro otterranno in cambio qualcosa che non  difficile dare. La cosa migliore  che cos adesso i Jotun saranno raccolti dove potr tenerli d'occhio. Tieni vicini i tuoi amici...
E ancor pi vicini i tuoi nemici.
Dag si arrest vicino alla botola di accesso alla galleria. Appariva accigliato.
Cosa c' che non va? gli chiese Jael in tono impaziente.
Degli uomini sono passati di qui... Vedi, le loro impronte si sovrappongono alle nostre.
Quanti? lo incalz Jael.
Difficile a dirsi. Non molti. Forse solo uno. Non pi di tre.
Si affrettarono lungo il corridoio con un tintinnare metallico di fibbie e cotte di maglia, mentre Ulfilas sentiva il proprio respiro echeggiargli sonoro nella testa. Finalmente raggiunsero la porta di accesso a Dun Kellen e rallentarono il passo, sempre preceduti da Dag.
Pi avanti, trovarono tracce di sangue che si estendevano in un corridoio laterale. Con una stretta allo stomaco, Ulfilas comprese cosa avrebbero trovato ancor prima di scoprire le due guardie morte e la porta aperta della cella dei nipoti di Gramm. Le guardie erano state private della corazza con lo stemma di Jael e del mantello rosso.
Jael sbianc in volto, prima per la paura, poi per una fredda ira.
Dag, prendi una ventina di uomini e trovali ordin, con la furia che gli vibrava nella voce. Ulfilas, tu raduna duecento spade e vai da Gramm. Porta Ildaer con te.
E tu cosa farai, mio re?
Io non posso venire. Devo essere a Mikil in meno di una luna, e ci vorrebbe quasi altrettanto tempo per raggiungere la tenuta di Gramm. Dovrai fare tu questo lavoro per me.
Ulfilas accenn ad allontanarsi in tutta fretta, ma Jael si protese a trattenerlo per un braccio.
Capisci l'importanza di questa missione?
S rispose Ulfilas.
La mia corona dipende dal trovare quel bambino.
Lo trover, mio re. Cosa vuoi che ne faccia? Devo portarlo in catene al tuo cospetto?
La sola parte di Haelan che mi interessa vedere  la sua testa. Portamela, in modo che la possa esibire accanto a quella di sua madre, e lascia il resto di lui da Gramm. I corvi se lo possono tenere.

49. Camlin.

Camlin sorrise nell'assistere al ricongiungimento fra Edana e Halion. Si abbracciarono, con Edana che rideva, poi piangeva, poi rideva ancora, mentre Halion aveva un sorriso tanto ampio da dare l'impressione che gli avrebbe spaccato in due la faccia. Camlin li lasci cos. Devo parlare a qualcuno. And quindi a fare un giro intorno al perimetro dell'accampamento, anche se quello era un termine troppo generoso. Definirlo un'accozzaglia sparsa e disorganizzata si avvicinava di pi alla realt.
Se Braith guider fin qui qualche decina di guerrieri, non sar una cosa piacevole. Pendathran aveva sparso delle guardie intorno al campo e pi in profondit nelle paludi, ma l'accampamento stava diventando impossibile da proteggere. I profughi avevano costruito delle baracche con qualsiasi cosa avessero a portata di mano - perlopi pareti di rami di salice intrecciati coperte di fango - ma quei ripari erano ovunque, lungo la riva del lago, fra le macchie di alberi, sparsi lungo le rive dei ruscelli. E c'erano dozzine di piccoli corsi d'acqua che andavano ad alimentare il lago. Uno qualsiasi di essi sarebbe potuto diventare una via di accesso per Braith. Camlin si guard intorno con un crescente senso di apprensione nel petto. Sarebbe un bagno di sangue.
Braith. Era innegabile che quel giorno alla torre fosse stato pieno di sorprese sconvolgenti. Non credevo che lo avrei mai rivisto. L'ultima volta che ho posato gli occhi su di lui era stato avvelenato, aveva un buco in corpo e stava cadendo in mare. Come ha fatto a sopravvivere? Poteva sentire il verme della paura che gli strisciava in profondit nel ventre. Braith era un nemico formidabile, un eccellente cacciatore e un uomo che non lasciava nessun conto in sospeso. Quelle qualit, messe tutte insieme, non rendono il futuro molto invitante.
Potresti andartene, fuggire il pi lontano e il pi in fretta possibile. Sai che verr a cercarti. Reag con un sospiro a quella voce nella sua testa. Ho superato da tempo l'idea di fuggire da questa gente. Tuttavia, abbiamo trovato abbastanza facilmente la via per tornare indietro, e questo remando alla cieca, come pazzi.
Nell'allontanarsi da Evnis e da Morcant, avevano manovrato remi e pali come se Asroth stesso fosse stato alle loro calcagna, legando le barche una all'altra e continuando la navigazione anche dopo che era calato il buio. Meg aveva detto di conoscere almeno la direzione in cui si trovava Dun Crin, se non gli esatti corsi d'acqua da seguire, e Camlin si era fidato di lei, mentre Drust era stato troppo esausto per interessarsi della cosa. Cinque giorni pi tardi avevano raggiunto il lago che ricopriva la maggior parte di Dun Crin, e Camlin aveva notato che Drust non si era preso la briga di bendarli.
Probabilmente perch nessuno di noi sapeva dove eravamo, ma comunque il fatto resta. Forse, dopotutto fra noi si sta creando un po' di fiducia.
Sent un fruscio nel sottobosco.
Tanto vale che vieni fuori, Meg.
Per un momento ci fu silenzio, probabilmente mentre Meg ci pensava su, poi i suoi capelli rossi apparvero fra la vegetazione e lei lo raggiunse saltellando.
Non posso dire che i bambini mi piacciano molto, ma questa piccola  stata utile, e non  poi una compagnia cos fastidiosa. Non parla molto, se non altro, cosa che considero una benedizione.
Cosa succeder? gli domand Meg.
Camlin pens di mentirle, ma poi ricord dove l'aveva trovata e cosa aveva gi visto.
Ci uccideranno, o noi uccideremo loro. Non riesco a immaginare altra risposta. E loro sono molto pi numerosi di noi, ma forse  meglio che questo non glielo dica.
Morcant ci trover.
S, se rimaniamo qui.
Lei si mordicchi un labbro e strusci i piedi.
Senza il tuo aiuto mi avrebbe gi ucciso, ragazzina. Credo di esserti debitore.
Meg sorrise a quelle parole, e Camlin le arruff i capelli. Poi vide la persona che stava cercando.
Adesso fai la brava e vammi a prendere qualcosa da mangiare chiese a Meg e, mentre gi si allontanava, le url dietro: Niente di troppo viscido; del pesce grigliato andr benissimo. Poi si gir e si diresse verso Vonn.
Avevano viaggiato per due giorni sulla stessa barca, ma c'era stata troppa gente intorno per poter parlare. Troppe orecchie che avrebbero sentito quello che devo dire.
Vonn era in piedi nell'ombra di un salice piangente, e osservava il lago.
Pare che stia pensando le stesse cose che penso io.
Vonn lo sent arrivare e si volt per aspettarlo.
Perch lo hai fatto? lo interrog Camlin. Inutile tergiversare.
Fatto cosa? ribatt Vonn, dopo aver tratto un lungo respiro.
Lo sai. Evnis. Lo avevo sotto tiro, avrei potuto porre fine a un mondo di problemi. Avrei potuto porre fine alla sua vita e dare a Edana una meritata vendetta. Lui ha ucciso suo padre, ricordi? Lo abbiamo visto tutti.
Vonn lo fiss con ira, e a Camlin parve quasi di sentire una schiera di diverse risposte che si mettevano in fila nella testa del giovane guerriero per essere valutate. Alla fine Vonn abbass lo sguardo.
Non lo so sussurr.
 sincero? Forse.
Non ti credo replic Camlin, rendendo di proposito la propria voce fredda e dura.
Vonn sollev la testa di scatto, una lacrima che gli scivolava lungo una guancia.
Credi quello che vuoi sibil. Mentre lo guardavo, volevo saltare gi dalla barca e piantargli la mia spada nel cuore... Il volto gli si contorse per l'ira e la sofferenza, e un'altra lacrima gli rotol lungo il volto. Ha tradito tutto quello che amavo e che aveva valore per me.  il motivo per cui la mia Bethan  morta. Lo odio.
Camlin lo scrut a lungo, mentre i rami del salice stormivano intorno a loro. Non sei convincente quanto lo eri in Domhain. In effetti, sembra che tu stia cercando di convincere te stesso.
 cos?
S.
Allora te lo chiedo di nuovo. Perch mi hai fermato?
Non lo so sussurr Vonn. Forse voglio essere io a farlo, o forse ha avuto un momento di debolezza...  mio padre. Forse... Scosse il capo. Non lo so.
Fra loro scese un altro lungo silenzio.
Sono propenso a credergli. In ogni caso, non vorrei averlo accanto in uno scontro con Evnis. Non sa lui stesso cosa ci sia nel suo cuore. Come posso fidarmi di lui, quando lui non si fida di s stesso?
Meg si fece largo fra i rami pendenti del salice e offr a Camlin qualcosa avvolto in una foglia. Lui lo prese, annus il contenuto e sorrise: era trota grigliata. Al primo morso si rese conto di quanto era affamato.
Una voce li chiam dalla riva del lago... Baird, che stava aiutando Edana a salire su una barca.
 ora di un'altra riunione.
Camlin scocc a Vonn un'ultima occhiata.
Lo dirai a Edana? chiese lui.
Ancora non lo so.
Camlin si allontan senza rispondere.
Camlin assunse la sua consueta posizione in quella che si era abituato a considerare la loro camera del consiglio, anche se era decorata con rampicanti e nidi d'uccello fra le travature rotte del soffitto. Adesso Halion era in piedi alle spalle di Edana, la posizione che spettava alla sua prima-spada, con accanto Baird e Vonn. Dal suo angolo, Camlin adocchi Vonn con sospetto.
Drust e Pendathran erano presenti, come pure Roisin e Lorcan, il cui sguardo continuava a posarsi su Edana. Roisin sedeva vicina a Pendathran, e Camlin la vide protendersi verso il capo militare per sussurrargli qualcosa all'orecchio. Pendathran rise.
Congratulazioni per il successo della missione esord Edana. Inoltre, sono estremamente lieta di riavere accanto la mia prima-spada.
Halion chin il capo in risposta a quelle parole. Camlin era rimasto sorpreso dall'intensit dell'emozione che aveva provato nel rivederlo vivo. Era bello ritrovare un amico, ed era anche piacevole che fosse successo qualcosa di buono a controbilanciare la pista di morte che parevano lasciarsi dietro lungo la strada.
Il ritorno di Halion tra loro riempiva Camlin di un nuovo senso di speranza, ma l'altro filo di quella lama era la consapevolezza che Braith era ancora vivo ed era riuscito a seguire Halion quasi per tutta la strada fino a Dun Crin.
E probabilmente sarebbe arrivato fin qui, se Evnis non si fosse alzato in piedi e non si fosse messo a gridare. Questo per non impedir a Braith di trovarci, lo rallenter soltanto un poco, e dar a me la possibilit di prepararmi ad accoglierlo.
 bello riaverti con noi disse Pendathran. Mi piacerebbe sentire la tua storia.
Halion parl di quello che gli era successo da quando era rimasto su quella spiaggia di Domhain. Raccont dell'interrogatorio da parte di Rhin, e di come Conall lo avesse liberato.
Roisin sbuff nel sentire quella parte. Non le piace l'idea di Conall sul trono che spetta al suo ragazzo.
Il resto della narrazione riguard il lungo viaggio da Domhain ad Ardan.
Ti hanno seguito osserv Camlin.
Adesso lo so replic Halion, scuotendo il capo. Mi vergogno di aver guidato fin qui il nemico. Non so come siano riusciti a seguirmi... Sono un buon cacciatore e ho fatto molto per far perdere le mie tracce.
Non potevi farci niente.  stato Braith a venirti dietro, e lui potrebbe seguire anche le tracce di un uccello. Presto arriver fin qui, con Evnis al suo fianco. Nel pronunciare quelle ultime parole, Camlin guard in direzione di Vonn.
Quel commento fece precipitare le cose in modo esplosivo, come olio di pesce gettato su un fuoco. Parecchie voci presero a parlare contemporaneamente, alcune in preda al panico, altre cercando di pianificare. Alla fine, Pendathran cal il pugno sul tavolo, facendolo sobbalzare.
Vediamo di discutere della cosa nel modo giusto, altrimenti saremo ancora qui a vociare quando i guerrieri di Rhin cominceranno a ficcarci la spada su per il posteriore.
Sentiamo i dati di fatto chiese Roisin.
Un buon punto di partenza.
Camlin si fece avanti. I fatti sono che Evnis e Braith, che si d il caso sia il miglior cacciatore che sia mai vissuto, sono qui insieme a Morcant e a una banda di guerra. Hanno costruito torri e fari di segnalazione intorno a questa palude. Mettendo tutto insieme, pare che si stiano dando da fare per porre fine a questa resistenza al pi presto.
Si levarono altre voci. Alla fine, Edana si alz in piedi. Abbiamo una sola alternativa dichiar. Dobbiamo andarcene.
Per fare cosa? Continuare a fuggire? ribatt Drust.
No.  tempo di radunare alleati. Ci sono pi guerrieri ancora fedeli in Ardan, in Narvon e in Domhain di quanti ce ne siano qui con noi adesso. Dobbiamo dare loro qualcosa intorno a cui raccogliersi.
Gi, e come lo faremo? A levarsi era stata la voce burbera di Pendathran.
Non siamo forti come il nemico, non abbiamo il suo vantaggio numerico, quindi dobbiamo essere pi astuti di lui.
Pendathran, interloqu Roisin, la tua esperienza in battaglia  superiore a quella di chiunque altro di noi. Qual  il tuo parere?
Ha senso ammise Pendathran. Non vinceremo questa guerra standocene qui seduti. Abbiamo poche alternative, dato che stanno venendo qui per farci fuori. Annu con fare pensoso.  tempo di muoverci.
Non dobbiamo facilitare loro le cose. Nel parlare, Edana guard verso Camlin.
Questa ragazza mi piace sempre di pi.
Dall'alto giunse uno sbattere d'ali, e un grosso uccello nero precipit sul tavolo.
Edana gracchi. Edana, Edana.
Ci fu un momento di silenzio, in cui tutti fissarono il volatile con espressione sconvolta e sorpresa.
Craf! grid Edana.

50. Cywen.

Bevi questo ordin Cywen all'uomo che le sedeva davanti. Si chiamava Gorsedd e si trovava sul ponte della nave, con la schiena contro la murata, pallido in volto e con i denti serrati per il dolore. Il braccio gli si stava gi facendo purpureo, con l'osso scheggiato che sporgeva dalla carne un palmo al di sopra del polso. Usando la mano sana, l'uomo bevve un sorso dalla borraccia di Cywen, mentre Buddai se ne rimaneva sdraiato contro la murata, russando nonostante il trambusto.
Gorsedd era uno degli abitanti di villaggio che si erano uniti a loro nel corso della fuga attraverso Narvon. Si era trovato nella stiva, intento ad accumulare botti, e siccome non era abituato al beccheggiare di una nave sul mare, c'era stato un incidente. Il rematore Pax, il figlio di Atilius, lo aveva sentito urlare e lo aveva aiutato a salire sul ponte.
Dov' Brina? L'anziana guaritrice le aveva detto di preparare Gorsedd - il che significava prevalentemente riempirlo di semi di papavero - in modo che potesse ricomporre l'osso fratturato.
Un altro sorso disse a Gorsedd, che obbed con un sussulto.
In piedi da un lato, Pax osservava la scena, pallido quasi quanto l'uomo con il braccio rotto. Cywen oscill quando la nave cavalc un'altra onda, con l'unica, enorme vela che si tendeva al vento. Ormai si trovavano in mare aperto da due giorni. All'alba del primo giorno si erano lasciati alle spalle il lento fiume palustre e si erano addentrati nell'ampia baia, continuando a procedere a forza di remi su un mare calmo e relativamente docile. Il secondo giorno si erano spinti al largo, seguendo la costa. Quasi immediatamente erano stati investiti da un forte vento, e Dath aveva gridato di spiegare la vela. Il vento li aveva liberati tutti dalle panche dei remi, e in un primo momento ne erano stati grati e sollevati, ma dopo una mezza giornata una ventina di persone avevano cominciato a vomitare nelle onde color ardesia punteggiate di bianco. Cywen era stata una di loro. Aveva navigato senza problemi attraverso gli stretti che dividevano Ardan e Domhain, ma quel mare era una cosa del tutto diversa, come un cavallo selvaggio poteva esserlo da uno abituato alla sella. Non aveva quasi pi visto Dath, perch lui non si era pi spostato dalla sua posizione sul ponte da quando avevano lasciato l'ampio estuario del fiume per addentrarsi nel mare. Per fortuna, pi di una dozzina di rematori aveva lavorato in precedenza anche come marinai, quindi Cywen si sentiva pi o meno sicura che possedessero le cognizioni necessarie a impedire che la nave affondasse per incompetenza, il che era gi qualcosa.
Allora, procediamo esort Brina, apparendo all'improvviso e accoccolandosi accanto a Gorsedd, una mano sulla sua spalla e l'altra vicino al gomito. Fiss Cywen negli occhi.
Sei pronta?
Pi di quanto lo sia lui, pens Cywen. Tratto un profondo respiro, annu e avvolse un laccio di cuoio intorno al polso di Gorsedd, poi serr i denti e tir.
Gorsedd url.
Nessuna quantit di latte di papavero pu attutire quella sofferenza.
L'osso scivol di nuovo nella carne come una nave infranta che sprofondasse nel mare. Perch penso a navi che affondano? Cywen tir con pi forza, aspettando di sentire quel suono -click - che Brina le aveva detto avrebbe segnalato il riassestarsi dell'osso al suo posto. Il sudore prese a colarle dalla fronte. Sollev lo sguardo su Brina, desiderando di sentirle dire che l'operazione era conclusa.
Brina non lo fece, e si limit a mantenere la presa sul gomito di Gorsedd.
Il laccio di cuoio scivol fra le mani di Cywen, e l'osso torn a fare capolino dalla carne.
Riposati per un momento, asciugati le mani e riprova sugger la vecchia guaritrice.
Cywen rilasci la tensione sul laccio pi delicatamente che poteva, ma Gorsedd ulul di dolore, roteando gli occhi.
Visto che hai tempo da perdere per startene l a guardare, potresti anche dare una mano scatt Brina rivolta a Pax. Lui sussult ma annu, dando l'impressione di aver pi paura di Brina che dell'osso sporgente e del sangue che colava dal braccio del ferito.
Posso aiutare? chiese una voce stridente che veniva dall'alto e da dietro di loro, poi la giovane gigantessa Laith guard con curiosit da sopra la spalla di Cywen, esaminando la ferita. Nel sentire la sua voce, Buddai agit la coda, pur apparendo ancora addormentato.
Cywen sorrise e Pax parve sollevato, mentre Brina spiegava a Laith cosa doveva fare.
Laith afferr il laccio e guard verso Brina, in attesa di un suo cenno.
Non gli strappare il braccio avvert la guaritrice. Tira in modo lento e costante.
Lento e costante ripet lei, poi tir.
L'osso scomparve, scivolando senza problemi nella ferita. Laith faceva apparire la cosa facile come tirare la pasta per il pane.
Devi tirarlo oltre il punto di frattura chiar Brina. In questo modo, dovrebbe scivolare al suo posto. Quando succeder te ne accorgerai.
Il volto contratto in un'espressione concentrata, Laith continu a tirare, poi sorrise.
L'ho sentito dichiar, e lasci andare il laccio. Gorsedd si accasci fra le loro braccia.
Sai cosa devi fare concluse Brina, poi si alz e si allontan con una mano premuta con forza contro il fianco, dove era possibile scorgere sotto il mantello i contorni del suo grosso libro.
Cywen si accigli vedendola andare via, poi un gemito di Gorsedd attir la sua attenzione. Lavata la ferita, vi fece colare sopra un po' di miele, diede all'uomo dell'altro latte di papavero, poi tir fuori un ago ricurvo e del filo per richiudere la ferita. Tenere fermo il braccio per era impossibile a causa del rollio della nave. Guard verso Laith, ma la gigantessa stava giocando con Buddai e adesso pareva essersi dimenticata completamente di lei.
Ha una soglia di attenzione limitata.
Faccio io si offr Pax, e chiuse le mani intorno al braccio di Gorsedd.
Cywen si mise al lavoro, ricucendo la ferita non troppo stretta per permettere che drenasse e procedendo poi a fasciarla. Mentre lavorava, il suo sguardo continu a spostarsi su Pax. Aveva bei lineamenti, con zigomi alti su un volto abbronzato, capelli corti e un velo di barba. E aveva luminosi occhi azzurri in cui si leggeva qualcosa, un tormento che trapelava. In lui c'era qualcosa su cui Cywen continuava ad arrovellarsi, qualcosa che mancava.
Dov' la tua treccia di guerriero? gli chiese.
Lui incontr il suo sguardo per un momento, poi distolse il proprio.
Lykos l'ha tagliata. Si port una mano a un'irregolare coda di capelli un po' pi lunghi.
Perch? esclam Cywen, inorridita all'idea.
Lo ha fatto a tutti noi, il primo giorno che abbiamo passato ai remi. Ha detto che eravamo meno che uomini, e men che meno guerrieri. Mi ha fatto anche questa. Sollev la manica di lino e si gir per mostrarle una cicatrice circolare sporgente, da ustione. Una parte di essa era coperta da una crosta da cui filtrava pus misto a sangue. Il suo marchio, a indicare che ero una sua propriet.
Perch sanguina?
Il volto di lui si contorse in un'espressione che era insieme di vergogna e di imbarazzo. Ho cercato di tagliarla via ma non ho potuto. Faceva troppo male.
Vicino a Buddai, Laith scoppi a ridere nel sentire quelle parole. Non mi sorprende comment, continuando a ridere.
Questa gigantessa manca di qualsiasi senso di compassione.
Avanti, lascia che te la ripulisca. Cywen chiese a Laith di portare Gorsedd sul suo giaciglio.
Dopo rispose lei. Mi piace il tuo cucciolo
Cucciolo! Buddai  grosso come un pony. Accanto a Laith, per, il mastino appariva pi piccolo. La gigantessa si era messa carponi, sulle mani e sulle ginocchia, e nascondeva la faccia fra le braccia mentre Buddai gliele urtava con la zampa e scavava per portare a galla il suo viso. Laith rise e rotol sulla schiena, con Buddai che le leccava la faccia.
Cywen tampon la ferita di Pax con acqua salata. Lui sussult, ma non si ritrasse.
Sei la sorella di Corban, vero? domand Pax.
S borbott Cywen, impegnata a rimuovere la crosta per poi applicare pressione e far fuoriuscire tutto il pus dalla ferita, prima di coprirla con un balsamo preparato da Brina. E allora? Lanci uno sguardo a Pax, e vide un nuovo sentimento affiorargli lento sul volto. Reverenziale meraviglia.
Lui uccider Lykos.
Davvero?
S. Lykos  malvagio, quanto  vero che il cielo  azzurro. Se esiste un Asroth, allora Lykos  al suo servizio. E Corban  l'Astro Splendente. Lo dicono tutti. E poi, guardati intorno... Giganti. Balur Occhio Solo, che pare uscito dalle favole. Jehar, i pi grandi guerrieri mai esistiti. Un wolven come suo protettore. Il giovane scosse il capo. E ci ha liberati. Adesso nei suoi occhi c'era qualcosa di simile all'adorazione. Lykos ha cercato di spezzarmi, di fare di me qualcosa di meno di un uomo.
Sei abbastanza maturo da essere un uomo?
All'inizio non ho creduto che fossimo davvero liberi, ho pensato che fosse un qualche contorto inganno perpetrato per il piacere di Lykos. Poi, quando ho capito che eravamo davvero liberi, tutto quello che ho desiderato  stato trovare un posto dove essere solo e vivere in pace, lontano da tutto. Nascondermi. Adesso non pi, per, dopo aver ascoltato quello che ha detto tuo fratello, aver sentito chi . Lui uccider Lykos, vincer questa guerra, e io lo seguir. Ora il giovane sorrideva a Cywen, annuendo con fervore.
Bene, sono lieta di sentirlo comment lei, non sapendo in realt cosa dire.
Parla di mio fratello Ban, che ero solita spingere dentro le pozzanghere. Ho finito annunci, alzandosi. Tieni pulita la ferita, e non cercare di nuovo di tagliare via il marchio.
Laith rise, poi iss in piedi Gorsedd e lo trasport fino al suo giaciglio. Pax ringrazi Cywen con un cenno del capo e si alz in piedi, esitando ad andarsene.
Di' a tuo fratello... mormor ...digli che noi rematori siamo in debito con lui. E lo amiamo. Ci ha liberati.
Diglielo tu stesso ribatt Cywen. Eccolo che arriva.
Corban stava camminando lungo il ponte, con la pelliccia di wolven stretta intorno alle spalle.
Di colpo fa pi freddo, e questo vento trova ogni fessura in cui infilarsi.
Tempesta procedeva accanto a Corban. Aveva il pelo coperto di spruzzi, e l'umidit faceva apparire pi scure le sue striature. I muscoli possenti fluivano lungo il torace e i fianchi mentre camminava al fianco di Corban, la testa che gli arrivava quasi all'altezza del petto.
Sta ancora crescendo.
Tempesta si avvicin a Cywen e la urt con il muso, quasi facendole perdere l'equilibrio. Suo malgrado, Pax mosse un involontario passo all'indietro mentre Cywen accarezzava il pelo ruvido sul muso del wolven. Nel guardarla pi da vicino, not una rete di cicatrici che le segnavano la testa e il corpo, strisce argentee lungo le quali non cresceva pi il pelo, e un orecchio dai contorni sbrindellati. Gli ultimi anni hanno dato a tutti noi delle cicatrici, quale che sia la loro natura.
Poi Tempesta scorse Buddai e lo raggiunse a grandi balzi, tornando a essere un cucciolo.
Cy la salut Corban con fare bonario, poi guard verso Pax, che borbott qualcosa di incomprensibile e si allontan.
Pensa che sei un eroe spieg Cywen.
Allora si sbaglia replic Corban. Sono certo che glielo avrai detto.
Cywen sorrise. Io stessa comincio a pensare che in te ci sia qualcosa dell'eroe, anche se non  passato molto tempo da quando facevo la spia con la mamma, dicendole che ti eri pulito il naso sul mio mantello.
Posso sempre contare su di te. Corban sorrise a sua volta. Fai due passi con me.
Si avviarono lungo il ponte, immersi in un cameratesco silenzio.
Mi dispiace; avrei voluto vederti pi spesso confess poi Corban.
Cywen scroll le spalle. Suppongo ci sia molto da fare.
Uh sbuff Corban.
Devi imparare a delegare. Prendi esempio da Brina.
Corban scoppi a ridere, una cosa che ultimamente faceva di rado, come Cywen realizz nell'osservarlo. Ho fatto di meglio. Ho chiesto a lei di delegare per mio conto.
Lo so. Cywen fece una pausa, chiedendosi se era il caso di dire quello che pensava, poi lo fece. Brina mi preoccupa afferm.
In che senso?
 diversa.
Cosa intendi dire... Brontola di pi?
No, in realt no. Caso mai, brontola meno, ed  meno sarcastica.
E in questo ci sarebbe qualcosa di cui preoccuparsi?
S. Sembra anche meno interessata.
Questo non  da lei. Se mai,  troppo interessata agli affari di tutti gli altri comment Corban, con un'espressione piena di affetto.
Esatto. Contrasta con il suo carattere. All'inizio ho pensato che stesse male, ma non si tratta di questo. Semplicemente, non le interessa niente, tranne il suo libro.
Quel libro gigantesco? domand Corban.
S. Lei non lo sa, ma l'ho vista sgusciare via per leggerlo. E adesso non mi permette pi di guardarlo.
Corban si accigli. Questo non mi piace. Dopo la perdita di Heb... Tacque, perso nei ricordi. Ne ha sofferto molto, ma credevo che alla fine l'avesse superato, nella misura in cui chiunque di noi pu farlo. Lanci un'occhiata a Cywen. Cercher di fare qualcosa...
Dall'alto giunse una risata, ed entrambi sollevarono lo sguardo. Alcune figure si stavano arrampicando sul sartiame, intorno alla vela. Dopo un momento, Cywen si rese conto che si trattava di Dath e di Kulla.
Credo che Dath le piaccia disse.
Lo penso anch'io. La sola persona che non sembra essersene accorta  proprio Dath.
Ah, rise Cywen, fra s. Potrei dire lo stesso di te, fratello.
Rimasero a guardare Dath che si arrampicava, passando da una fune all'altra e muovendosi come una scimmia fra gli alberi.
Per essere un vigliacco, riesce ad avere un coraggio assurdo not Cywen.
Dath non  un vigliacco ribatt Corban. Urla soltanto pi forte del resto di noi, tutto qui.
Fra loro scese di nuovo il silenzio.
Dove stiamo andando, Corban?
A Drassil.
E dopo che accadr?
La guerra. E la fine di tutto questo.
S. Ma la fine di chi?
Mi pare che ti si stia chiedendo moltissimo, fratellino.
Viene richiesto a tutti noi replic Corban. Sono d'accordo con te. Se mai incontrer Elyon, il Padre di Tutto, faccia a faccia, avr alcune cose da dirgli.
Anch'io.
Rimasero a fissare l'oceano che si stendeva fino all'orizzonte, un mondo grigio e verde punteggiato di spuma, che scintillava sotto un intenso cielo azzurro.
Ci stiamo lasciando l'estate alle spalle osserv Corban.
S, e facciamo vela verso l'inverno.
La sensazione  questa.
Corban, ho paura ammise Cywen.
Lui le prese la mano e la strinse. Ne ho anch'io replic.
Cywen strisci attraverso il sottobosco, girandosi a guardare in direzione delle file di sagome addormentate stese lungo la riva del fiume, incorniciate dal chiarore delle braci morenti di una dozzina di fuochi. Pi lontano nel buio, le navi ormeggiate scricchiolavano sotto la spinta della corrente e della brezza.
Non mi posso allontanare troppo, o mi imbatter in qualcuno del primo turno di guardia.
Alla fine, sedette con la schiena addossata a un albero deformato dal vento, dove alcuni cespugli spinosi la nascondevano agli occhi di chiunque non stesse dormendo a quell'ora cos tarda. Si concentr quindi in modo da essere del tutto immobile, cercando perfino di rallentare il respiro mentre ascoltava. Quando fu certa che nessuno l'avesse seguita, apr il mantello e tir fuori il libro di Brina, aprendone le pagine sotto l'intensa luce della luna.
Cos' che ossessiona tanto Brina?
Per una decimana avevano navigato verso nordest, mentre il clima si faceva sempre pi freddo e cupe nubi nere nascondevano il sole. Dath si era accertato che non perdessero mai di vista la costa, una linea di alture scure e di piccole insenature irregolari, cercando ogni notte una cala o una piccola baia, a volte anche solo una striscia di spiaggia, dove ripararsi. Erano rimasti all'ncora in un'insenatura per due giorni mentre una tempesta sferzava la costa, con le otto navi che sgroppavano e saltavano sulle onde come stalloni selvaggi. Al tredicesimo giorno, poco dopo il tramonto, Dath aveva avvistato l'estuario di un grande fiume che si gettava nel mare, e Meical aveva confermato che esso li avrebbe portati alla tenuta di Gramm. Per altri due giorni avevano remato controcorrente, con il favore del vento, e poco prima, mentre il sole si accingeva a tramontare, avevano superato una curva del fiume e Meical aveva indicato loro la tenuta di Gramm, un punto scuro su una lontana collina. Dietro di essa, una chiazza nera si allargava sul terreno fin dove arrivava lo sguardo.
La foresta di Forn. Cywen aveva avvertito un senso di gelo al solo guardarla.
Dath aveva decretato che avrebbero dovuto remare almeno per mezza giornata per arrivare a destinazione, quindi si era deciso di accamparsi e di raggiungere la tenuta con la luce del sole.
E cos adesso lei era l, a sgusciare via nel buio per dare un'occhiata a quel libro che pareva prosciugare in Brina ogni interesse per la vita.
Ne gir le pagine con cautela, perch sapeva quanto fossero fragili, procedendo con metodo verso la seconda parte del volume, quella che Brina le aveva proibito di leggere. Alla luce della luna, le pagine assumevano un colore argenteo, lo scritto appariva come ombre scure che strisciassero su di esse. Come aveva notato in precedenza, il contenuto cominci a cambiare, presentando pi rune e pi schemi. Ogni tanto c'erano parole che riconosceva.
Si ferm, muovendo la bocca mentre il cervello si sforzava di tradurre quello che vedeva.
An dorcha sli sussurr, poi sbatt le palpebre e guard con maggiore attenzione, perch le parole parevano uscire dalla pagina per protendersi verso di lei, e sent la pelle che le si accapponava sulle braccia e sul collo quando le parole le apparvero nella mente.
La via oscura.
Si sent d'un tratto spaventata, un terrore strisciante che la pervase come se ci fossero stati occhi intenti a spiarla e a scivolarle addosso. L'oscurit circostante parve farsi minacciosa, il silenzio malefico.
Quasi contro la sua stessa volont gir altre pagine, lo sguardo incollato sulle rune che vedeva scribacchiate davanti a s.
Ghloigh gheasa mormor. L'incantesimo di evocazione Fuil de namhaid, sangue di un nemico.
Questa non  la via della fede di Elyon. Cos'? E perch Brina trascorre tanto tempo a studiare queste cose?
Un rametto si spezz alle sue spalle, e nel girarsi Cywen si sent afferrare per un orecchio con uno strattone tanto forte da non lasciarle altra scelta che muoversi in quella direzione o farselo strappare.
Si alz barcollando e si trov faccia a faccia con Brina, pi furente di quanto fosse mai stata. Aveva le labbra contorte, versi indistinti le uscivano dalla bocca perch l'ira pareva averle tolto perfino la capacit di parlare.
Cywen si sent profondamente terrorizzata.
Mi dispiace disse d'impeto.
Non quanto ti dispiacer molto presto, piccola strega ladra e traditrice che complotti per pugnalarmi alle spalle sibil Brina. Cywen tent di indietreggiare, ma purtroppo, nella sua ira, Brina non aveva abbandonato la presa sul suo orecchio.
Visto che fuggire era impossibile, Cywen scelse la seconda alternativa.
Url.
Ci fu un immediato rumore di piedi in corsa e di voci che chiamavano.
Brina strapp il libro dalle mani di Cywen, infilandolo sotto il proprio mantello proprio quando cominciavano a sopraggiungere le prime persone. Erano due guardie del primo turno, e Cywen riconobbe una di esse come Akar, il capitano Jehar.
Subito dopo, ma dalla direzione opposta, arrivarono Meical e Corban, con Balur che emergeva dal buio da un'altra direzione ancora.
Cosa succede? chiese Meical
Cywen guard verso Brina, poi fiss Meical. Avrebbe voluto dire a Corban del libro, chiedere a Brina cos'era che aveva appena letto e cosa lei stesse facendo, esattamente, ma qualcosa la ferm. Nel profondo del suo essere, sentiva che stava succedendo qualcosa di orribilmente sbagliato, come una ferita infetta che sviluppasse la cancrena, ma i volti incombenti di Meical e di Balur servirono soltanto a farle tenere la bocca chiusa.
Camminava nel sonno spieg Brina. Mi sono svegliata, e ho visto che non c'era... Quando l'ho trovata, l'ho svegliata, e lei ha urlato.
Camminare nel sonno!  il meglio che sai fare?
Cywen volse lo sguardo verso Corban e lesse la domanda che gli aleggiava negli occhi e sulla punta della lingua, ma per una volta lui si trattenne dal pronunciarla.
Se Corban pu tenere la bocca chiusa, allora posso farlo anch'io. Inoltre, forse Brina non vorr pi strapparmi gli intestini a mani nude se manterr il suo segreto -  un segreto? - ancora per un po'. Parler a Corban da solo.
Camminavi nel sonno? le domand Meical, pungolandola con un lungo dito.
Io... non lo so rispose lei. Stavo dormendo, e poi... Accenn con la mano intorno a s, e si trattenne dal guardare in direzione di Brina.
Meical parve corrucciarsi maggiormente.
 una cosa che ti succede abitualmente?
No.
Quello cos'? esclam lo Jehar Akar, indicando lontano da Cywen, verso il buio.
Si soffermarono tutti a scrutare. Un bagliore luminoso era apparso in lontananza, come una candela distante. Mentre lo osservavano, aument d'intensit e si allarg un poco, rischiarando maggiormente il buio.
Cos'? ripet Corban.
Elyon, no sussult Meical. Dobbiamo svegliare tutti e muoverci. Quella  la tenuta di Gramm, e sta bruciando.

51. Haelan.

Accoccolato nel buio, Haelan teneva stretto a s Pots.
Era seduto su un barile pieno di mele, nelle cantine sottostanti la tenuta di Gramm, con una sola candela accesa e Pots al suo fianco, che rizzava le orecchie a ogni suono strano che giungeva dall'alto. E ce n'erano parecchi.
Perch ho mandato via Tahir? Vorrei che lui e Wulf fossero qui. Se ne erano andati pochi giorni dopo la caccia all'orso, cavalcando alla volta di Dun Kellen in una fredda mattina. Wulf gli aveva affidato un messaggio da consegnare a Gramm. Al momento giusto, gli aveva detto.
Gramm aveva letto la lettera ed era rimasto a lungo a fissarla, poi l'aveva accartocciata nel pugno. Il suo sguardo si era spostato su Haelan, che lo aveva fissato a sua volta, o almeno aveva cercato di farlo.
Torneranno aveva sussurrato, con voce debole.
Lo spero aveva ribattuto Gramm, e si era allontanato. Da quel giorno, Haelan non lo aveva pi sentito menzionare Wulf o Tahir, ma ogni sera lo aveva visto sulle mura intento a guardare verso sud, mentre il sole scivolava oltre l'orizzonte.
Le grida filtravano attraverso le fessure fra le travi, sopra la sua testa, e a tratti qualche urlo lontano lo faceva sussultare, generandogli un brivido di paura in tutto il corpo. Cerc con la mano l'impugnatura dell'accetta che Trigg gli aveva dato e la sfil dalla cintura, stringendola con forza mentre immaginava di diventare un guerriero adulto e di combattere sulle mura accanto a Gramm, l'uomo che stava rischiando tutto per aiutarlo.
La banda di guerra era stata avvistata mentre si avvicinava da sudovest, avvolta nel roseo pallore del tramonto, e non ci era voluto molto per scorgere la bandiera di Jael che sventolava su di essa. Gramm aveva ordinato di sbarrare le porte. Tutti quelli che abitavano nelle case all'esterno della recinzione erano stati condotti all'interno, e ogni guerriero della tenuta si era armato, salendo sulle mura. Ottanta uomini in tutto. Haelan era salito a sua volta sulle mura e si era nascosto nell'ombra vicino alla torre delle porte, aspettando insieme a Gramm e ai suoi guerrieri.
La banda di guerra aveva raggiunto le porte poco dopo il tramonto, forte di almeno trecento uomini. Un alto guerriero in lucida cotta di maglia, l'elmo adorno di una coda di crini di cavallo, si era avvicinato alle porte.
Sono Ulfilas figlio di Arik, venuto in nome di Jael, re di Isiltir aveva gridato, mentre la banda di guerra si radunava alle sue spalle come una nube di tempesta irta di armi e di malizia.
Consegnate il bambino. So che  l. Consegnatelo e il vostro re vi ricompenser con pi argento di quanto ne possiate spendere in una vita intera. Continuate a proteggerlo ed entro domai a quest'ora sarete tutti morti, fino all'ultimo. Il suo cavallo si era innervosito, percuotendo il terreno e caracollando sul posto. Il guerriero gli aveva fatto descrivere uno stretto cerchio su s stesso. Parlatene. Torner presto.
Puoi avere la mia risposta adesso aveva urlato Gramm, che sembrava pi un gigante che un uomo nella cotta di maglia e corazza di cuoio, una grande ascia stretta in pugno. Jael non  il mio re, e puoi dirgli da parte mia di ficcarsi il suo argento su per il culo.
A quel punto era scoppiato il caos, con lance che solcavano l'aria e gli uomini di Jael che attaccavano le porte con un ariete rivestito in ferro. Sulle mura, i guerrieri di Gramm avevano scagliato lance e massi sugli assalitori, intanto che un grosso calderone pieno d'olio si scaldava su un fuoco al di sopra delle porte. Mentre gridava ordini a destra e a sinistra, Gramm aveva improvvisamente visto Haelan accoccolato nell'ombra.
Fila nelle cantine gli aveva ringhiato. Basterebbe una lancia vagante per rendere inutile tutto questo. La sua espressione aveva spaventato Haelan e lo aveva fatto vergognare, per cui si era precipitato alle cantine, dove un vecchio guaritore gli aveva dato una candela e gli aveva aperto la botola, per poi richiuderla dietro di lui.
Ed era ancora l, dopo quelli che sembravano interi giorni. Fuori era buio, lo sapeva perch sul retro della cantina c'era una grata che si apriva sul mondo sovrastante. La luce della luna splendeva attraverso le sbarre e qualche voluta di fumo a tratti entrava dall'apertura, portando con s un odore di legna bruciata. Altri rumori filtravano fino a lui attraverso le fessure nella botola. Dalla sala dei banchetti giungevano i gemiti dei feriti che venivano curati o confortati nel momento della morte. O forse non li confortano, li guardano soltanto. Magari tengono loro la mano. Ricordava come sua madre gli avesse detto che, a volte, quella era la sola cosa che si poteva fare.
In alto risuon un rumore di passi, una pioggia di polvere cadde dalle fessure fra le assi, poi la botola si apr ed entr un fiotto di luce che costrinse Haelan a socchiudere gli occhi. Gramm si stagli sulla soglia, poi scese i gradini, badando a chinare la testa. Haelan vide che la sua ascia era insanguinata, colse un odore di fumo di legna e un aspro sentore come di metallo. No, quello  odore di sangue. Lo ricordo da Dun Kellen. Serr le palpebre, cercando di arginare la piena insorgente dei ricordi.
Gramm sedette sugli ultimi gradini e appoggi il mento sul pugno.
Non posso farti uscire disse.
Haelan lo fiss con aria accigliata, non riuscendo a capire.
Hanno circondato la tenuta, e acceso un cerchio di torce. Avevo pensato di farti sgusciare oltre le mura e nella foresta di Forn con il favore del buio, ma... Scroll le spalle.
Allora non ci stanno attaccando? chiese Haelan.
Non pi ridacchi Gramm. Ci hanno provato, ma non gli  andata molto bene. Se non altro, abbiamo dato loro motivo di tenersi alla larga. Batt un colpetto sull'ascia, mentre un filo di fumo strisciava gi lungo i gradini.
Cos' quell'odore?
Stanno cercando di stanarci con il fuoco. La torre delle porte  in fiamme.
Lo hanno fatto anche a Dun Kellen comment Haelan, cupo.
Per un po' rimasero seduti in silenzio.
Grazie sussurr poi Haelan, sentendo le lacrime salirgli agli occhi al pensiero di quello che Gramm aveva sacrificato per aiutarlo. Grazie per quello che hai fatto per me.
Gramm annu. Non ti voglio mentire, ragazzo, ti ho sempre parlato con sincerit. Loro sono in trecento, tutti veterani, e noi siamo in ottanta. Siamo uomini duri e coraggiosi, e c' un muro fra noi e loro, ma... Scosse il capo. Mi aspettavo di pi. Per tutta la vita ho atteso questi giorni... la Guerra degli Di. Ma essere quasi spazzato via prima ancora che sia cominciata...
La vita non  giusta dichiar Haelan.
No, non lo  sospir Gramm. Se ti troveranno... La sua mano scivol sull'elsa del coltello che portava alla cintura.
Lo so, la mia testa finir su un palo.
S, e forse anche altro.
Haelan deglut a fatica. Non capiva bene cosa Gramm aveva inteso dire, ma la tensione nella sua voce e l'espressione sul suo volto erano pi eloquenti di qualsiasi parola.
Gramm estrasse il coltello dalla cintura e lo rigir fra le mani, mentre la fiamma della candela si rifletteva sulla lama.
Haelan ebbe paura.
Ci sono abituato, ripet a s stesso. Avvert un lieve ribollire di rabbia dentro di s, rabbia nei confronti di Jael, causa della sua paura, l'uomo che lo aveva perseguitato e braccato. Con l'occhio della mente rivide la sua faccia, ricordandola dalle visite che aveva fatto a corte, sempre con le labbra contorte in un sogghigno.
Non siamo ancora morti borbott. Come ama dire Tahir, ogni sentiero ha la sua pozzanghera.
Gramm lo fiss, poi gett indietro il capo e scoppi in una fragorosa risata.
Non credevo che fosse cos divertente.
Gramm si alz, torreggiando su Haelan, e si asciug gli occhi.
Quaggi  un posto sicuro quanto qualsiasi altro. Nell'andarmene, far coprire la botola con qualcosa di pesante. Tu bada solo a non fare rumore. Qui hai da mangiare e da bere a sufficienza per una luna. Non si sa mai...
Potrebbero non trovarmi, anche se non vedo come questo possa succedere.
Se poi dovessero trovarti, prendi questo. Gramm consegn a Haelan il suo coltello, che risult freddo e pesante nella sua mano.
Devo usarlo sui nemici che entreranno da quella botola o su me stesso? Non ebbe il coraggio di chiederlo.
Gramm gli arruff i capelli e risal i gradini, poi la botola si richiuse con un tonfo. Si sent un rumore stridente proprio sopra di essa, come di qualcosa di pesante che venisse trascinato, misto a voci maschili che grugnivano per lo sforzo, poi un suono di passi che si allontanavano.
Tremando, Haelan si sdrai sul pavimento, si raggomitol intorno a Pots e chiuse gli occhi.
Si svegli di soprassalto, con Pots che gli leccava la faccia. Aveva sognato della caccia all'orso della foresta di Forn che aveva ucciso i wolven. Tahir era ancora con loro e aveva preso parte insieme a Gramm, Wulf e qualche decina di guerrieri, lasciando lui, Haelan, alla tenuta. Non avevano trovato l'orso, ma Tahir gli aveva detto che ne avevano seguito le tracce nella foresta di Forn e poi a nord, fino al fiume, dove le grosse impronte portavano alle acque scure. Avevano concluso che l'orso e il suo cavaliere avevano attraversato a nuoto il fiume per tornare nella Desolazione. Haelan sperava che fosse cos, anche se da quella notte aveva continuato a fare lo stesso sogno ricorrente, in cui era perso nella foresta e vagava solo e terrorizzato, finch non si rendeva conto di non essere pi solo. Lo stavano seguendo. Qualcuno gli dava la caccia.
Mi danno la caccia da quando riesco a ricordare.
E adesso mi hanno trovato.
Si rese conto che la candela si era consumata, ma che poteva comunque guardarsi vagamente intorno. Allora  l'alba.
C'era silenzio, nessun suono di battaglia, o di qualsiasi altro genere. Ripercorrendo la conversazione avuta con Gramm, prese a rifletterci sopra, e guard il coltello che lui gli aveva dato, posato su una lastra del pavimento accanto all'accetta. La prospettiva di rimanere in quella cantina per una luna o anche di pi gli strapp un brivido. Anche solo un altro giorno era troppo.
Pots, cosa devo fare? Accarezz il pelo ispido del cane, desiderando di lasciare la cantina, ma troppo spaventato per muoversi.
Anche se volessi uscire, la botola  stata bloccata dall'alto e non riuscirei mai ad aprirla.
Da qualche parte, sopra di lui, risuon uno schianto che lo fece sussultare. Filtrarono altri suoni, uomini che gridavano, e sullo sfondo una serie di opachi tonfi ritmati e ripetuti, come il battito di un cuore.
Attaccano di nuovo le porte.
Ci fu un altro schianto, questa volta pi stentoreo, e pi vicino.
Sono dentro le mura? Mi hanno trovato?
Serr l'impugnatura del coltello che Gramm gli aveva consegnato. Ci furono altri colpi, e Haelan si rese conto che qualcuno stava percuotendo la grata in alto sulla parete della cantina. Essa trem negli alveoli, piegandosi sotto la pressione dei ripetuti strattoni, poi cadde all'interno e una faccia riemp lo spazio che essa aveva occupato.
Haelan brand il coltello, aspettandosi che il nemico strisciasse attraverso l'apertura che aveva creato nel muro. Invece, vide una faccia che guardava in basso, verso di lui.
Trigg.
La mezzosangue gli rivolse un cupo sorriso e protese un braccio dentro la cantina.
Credo sia meglio che tu venga con me. Presto sfonderanno le porte.
Gramm ha detto che questo era il posto migliore dove nascondermi obiett Haelan.
Io non ti voglio nascondere da qualche parte ribatt Trigg. Voglio portarti fuori di qui.
Haelan esit ancora un momento, poi i suoi piedi si mossero.
Trascin una botte sotto la finestra e scopr che stando in piedi su di essa poteva raggiungere la mano di Trigg. All'improvviso, salt gi dalla botte, recuper accetta e coltello infilandoli entrambi nella cintura, poi prese Pots nel cavo di un braccio e torn a salire sulla botte. Sollev Pots per primo, e Trigg lo prese, tirandolo fuori. Il cane si gir e infil la testa nell'apertura, accanto all'ampia faccia di Trigg, per guardare verso Haelan. Un attimo dopo Haelan venne issato attraverso il buco e si contorse fino a oltrepassarlo, affondando le dita nel terriccio scuro. Ringhiando, Pots si lanci sul suo braccio e inizi a tirarlo per la manica come se fosse stato un gioco, finch non si ritrov all'aperto.
Dove stiamo andando?
Da questa parte rispose Trigg.
Si diressero verso le porte principali, scivolando nell'ombra profonda lungo la parete della sala dei banchetti, con Pots che trotterellava dietro Haelan.
Non dovremmo andare dalla parte opposta e trovare un punto buio e stretto attraverso cui sgusciare? chiese Haelan, anche se una parte di lui era lieta che Trigg lo stesse guidando verso l'ingresso, forse quella oppressa dalla consapevolezza che tutto questo stava accadendo per causa sua e che il minimo che poteva fare era non nascondersi da esso.
La mamma non si  mai nascosta da niente.
Intorno alle porte c' il caos e sar pi facile passare sibil Trigg. Poi aggirarono l'angolo della sala e se le trovarono davanti.
Per un momento si immobilizzarono, poi Trigg gli fece segno di muoversi e sgusciarono dietro una ruota di un carro, sbirciando attraverso i suoi raggi la scena che si svolgeva dinanzi a loro.
Sagome scure di guerrieri si muovevano sul camminamento delle mura, e altri ancora ne apparivano attraverso le fitte cortine di fumo. Una delle torri stava bruciando, con le fiamme che si levavano crepitanti nel cielo e spingevano spesse volute di fumo attraverso il cortile. C'era gente che correva, e una catena umana passava secchi d'acqua nel tentativo di spegnere le fiamme. Le porte erano ancora chiuse e sbarrate, anche se si vedevano delle crepe nelle spesse travi e la sbarra continuava a piegarsi e a sobbalzare. I battenti tremarono sotto un altro impatto. Una fila di guerrieri era in attesa davanti a essi, scudi e lance pronti.
Haelan scorse Gramm che, sulle mura al di sopra delle porte, gridava e indicava con l'ascia. Mentre lo osservava, lo vide sollevare insieme ad alcuni altri il calderone appeso sul fuoco e rovesciarne il contenuto bollente oltre le mura. Si levarono degli strilli e gli impatti contro le porte cessarono.
Si sent uno stentoreo crepitio, poi parte della torre in fiamme croll, con le travi bruciate che precipitavano nel cortile, bloccando alcune persone sotto il loro peso. Le urla di dolore costrinsero Haelan a coprirsi le orecchie.
Poi successe qualcosa di strano.
Sulle mura tutti smisero di muoversi.
Stavano fissando qualcosa al di l di esse. Dopo un momento, Gramm si gir ed esclam: GIGANTI!
Da oltre le porte giunse un rombo, come un martellare di tamburi, seguito da un suono inconfondibile, uno che Haelan aveva gi sentito in precedenza, quel giorno sul prato vicino a Forn quando stava aiutando a riparare il muro. Un ruggito tanto stentoreo da produrre vibrazioni che gli riverberavano nel petto.
Qualcosa di colossale si abbatt contro le porte. Il legno si spacc, la sbarra sobbalz sui sostegni e i cardini produssero stridii di protesta. Gramm stava urlando con quanto fiato aveva, scagliando un'altra lancia oltre il muro mentre ordinava di riempire di nuovo il calderone e di rimetterlo sul fuoco, ordinando quindi ai pochi cacciatori che avevano l'arco incordato di scagliare pi in fretta le loro frecce.
Ci fu un altro impatto contro le porte, seguito da un nuovo schianto quando la sbarra si pieg sui sostegni. Nel cortile, i guerrieri schierati l davanti gridarono e si strinsero di pi gli uni agli altri, le punte delle lance che tremavano un poco.
Poi le porte si infransero in un'enorme esplosione di legno spezzato e di ferro, riempiendo il cortile di una nube di polvere e di fumo che soffoc ogni cosa, allargandosi fino ai gradini della sala dei banchetti.
Haelan si copr la bocca, sbattendo le palpebre. Accanto a lui Pots ringhi.
La polvere si deposit lentamente, rivelando le porte spalancate, con un battente che pendeva dai cardini infranti e l'altro scomparso del tutto.
Una sagoma enorme avanz attraverso l'apertura, tutta denti, artigli e pelo, gli occhi roventi. Essa recava in sella un gigante che rugg un richiamo di guerra, brandendo un grande martello da battaglia.
Pots uggiol e infil la coda fra le gambe.
Accanto a Haelan, Trigg sibil e si tese in tutto il corpo.
Scoppi il caos.
I guerrieri davanti alle porte, pi di una dozzina, si allargarono a semicerchio. Haelan li vide abbandonare tutti lancia e scudo per prendere l'ascia che portavano assicurata alla schiena.
Poi le armi presero a vorticare nell'aria, affondando nel gigante e nel suo orso. Il gigante croll di sella, la faccia ridotta a una rovina sanguinante, con alcune asce affondate in profondit nel petto. L'orso rugg, con due lame piantate nel cranio, avanz barcollando di una dozzina di passi e si accasci al suolo, sollevando una nuova nuvola di polvere.
Gli uomini della tenuta di Gramm hanno gi combattuto in passato contro i giganti.
Un altro orso apparve nella cornice della porta e balz in avanti mentre il gigante che lo montava lanciava un grido bellico e brandiva una lancia spessa quanto un piccolo albero.
Una gigantessa, pens distrattamente Haelan, notando la mancanza della barba.
La gigantessa scagli la lancia contro i guerrieri raccolti intorno alle porte mentre loro si affrettavano a recuperare lance e scudi. L'enorme lancia colp uno di essi e lo scaravent all'indietro fra zampilli di sangue. Intanto l'orso continu ad avanzare, largo quanto due stalloni e pi alto di qualsiasi cavallo, abbattendosi sul gruppo e sferrando nel mucchio un colpo di zampa che si lasci dietro una scia di sangue. Alcuni di quelli che erano ancora in piedi colpirono con le lance, trapassando la fitta pelliccia dell'orso. Haelan vide la bestia sanguinare da una manciata di ferite, ma essa parve ignorarle e strapp la testa a un guerriero con le fauci possenti, mentre la gigantessa che lo montava faceva roteare un martello da guerra, trasformando un altro soldato in una poltiglia sanguinante. Altre figure apparvero alle spalle della gigantessa e dell'orso - cavalieri a cavallo che si lanciavano all'interno della tenuta su entrambi i lati, mentre dall'esterno giungevano gli inconfondibili ruggiti di altri orsi.
Qualcosa cadde dall'alto delle mura, precipitando verso l'orso e la gigantessa che lo cavalcava, nel cortile.
Gramm. E non stava cadendo. Si era lanciato dall'alto.
Stava gridando e brandiva la sua grande ascia, che si abbatt sulla testa della gigantessa con un crepitio, spargendo sangue, pezzi di ossa e materia cerebrale.
L'orso rugg, sollevandosi sulle zampe posteriori e scaricando nella polvere sia Gramm sia la gigantessa morta, mentre i guerrieri superstiti si ritraevano davanti a esso. Con un tonfo sonoro, la belva si lasci quindi ricadere sulle quattro zampe e annus il cadavere, poi alz la testa e rugg di nuovo, la saliva che le schizzava dalle fauci. Gramm intanto si rialz in piedi barcollando e l'orso tir su una zampa enorme, sferrandogli un colpo che lo fece volare attraverso l'aria e lo mand a rotolare lontano, fino a fermarsi contro i gradini della sala dei banchetti, dove giacque immobile.
Haelan corse da lui, schivando Trigg che cerc invano di afferrarlo. Si lasci cadere in ginocchio accanto alla testa del grosso uomo e gli allontan dalla faccia i capelli insanguinati. Gramm apr gli occhi e lo fiss, muovendo le labbra.
Haelan accost un orecchio alla sua bocca.
Fuggi sussurr Gramm.
Haelan esit. Guard verso Trigg che, ancora dietro il carro, spost in modo esplicito lo sguardo da lui alle porte aperte. Poi si mise a correre, raggiungendo il muro esterno e zigzagando attraverso il cortile in modo da evitare i guerrieri che combattevano, schivare le zampe dei cavalli e gli orsi, fino a raggiungere le porte. Adesso erano vuote, perch la banda di guerra nemica si era riversata all'interno, combattendo nel cortile o inseguendo e abbattendo la gente al di l della sala dei banchetti. Qua e l si levavano gi altri incendi.
Con esitazione, varc le porte, scrutando i prati al di l di esse e dei vasti pascoli che si allargavano in lontananza.
Dove vado? Non da quella parte: mi vedrebbero da una dozzina di leghe di distanza.
Guard verso est, in direzione di Forn, e rabbrivid nel ricordare i suoi sogni.
Braccato.
Alcuni cavalli nitrivano nei recinti, l'eredit di Gramm, frutto di una vita passata ad allevarli. A quel pensiero, Haelan sent altre lacrime salirgli agli occhi.
Mi serve uno di quei cavalli, altrimenti non raggiunger mai Forn.
Era un buon cavaliere, perch era stato addestrato dai migliori maestri fin da quando aveva imparato a camminare, e perfino la prospettiva di montare a pelo non lo spaventava troppo. Si guard intorno, poi si allontan di corsa dalle porte. Quasi immediatamente percep alle spalle un rumore di zoccoli che si faceva pi vicino a ogni battito del suo cuore. Si tuff in avanti e rotol lontano quando esso gli arriv a ridosso.
Un cavaliere in cotta di maglia ferm la cavalcatura e si protese dalla sella per afferrarlo.
Vieni qui, piccolo moccioso, ringhi il guerriero oppure ti trapasser con la mia lancia, e allora vedremo come ti contorcerai.
Haelan rotol lontano, e un momento pi tardi Pots si par davanti alla sua testa, il pelo irto, ringhiando e schioccando i denti in direzione di cavallo e cavaliere. Se non fosse stato sopraffatto dal terrore, Haelan sarebbe scoppiato a ridere.
Come preferisci disse il guerriero sollevando la lancia.
L'attimo successivo la punta di una spada gli sbuc dal petto in un'esplosione di sangue che si rivers su Haelan e su Pots.
Una mano spinse gi di sella il guerriero morto e un uomo prese il suo posto, allungando le braccia verso Haelan, che si trov davanti un volto familiare che lo fissava con espressione cupa.
Tahir.
Haelan si limit a guardarlo a sua volta, non sapendo bene se stava sognando.
Prendi la mia mano gli ordin Tahir. Lui obbed e venne issato in sella, stringendosi al suo scudiero mentre questi spronava il cavallo, con Pots che correva loro accanto. Intorno c'erano altri cavalieri, guerrieri della tenuta che erano andati con Wulf e Tahir in cerca di Swain e di Sif. Haelan li intravide in sella su un altro cavallo, e vide anche Wulf balzare gi di sella per fissare le porte infrante con le lacrime che gli colavano lungo le guance. Wulf si gir a guardare i suoi figli che si allontanavano dalla tenuta, poi torn a voltarsi e avanz in mezzo al fumo che riempiva le porte. Haelan cerc di dirlo a Tahir, ma tutto quello che gli usc di bocca fu un singhiozzo, poi tutto si fece indistinto per lui, con il vento che gli strappava le lacrime dagli occhi.

52. Ulfilas.

Ulfilas spron il cavallo, lev alta la spada e torn a calarla, e l'uomo che fuggiva davanti a lui si abbatt al suolo in un groviglio di arti ormai inerti. Tutt'intorno sciamavano i suoi guerrieri, il cortile ribolliva di combattimenti, con i cavalieri che si riversavano intorno alla sala dei banchetti, dove gli uomini di Gramm cominciavano a perdersi d'animo e a fuggire. Alle sue spalle un orso rugg, facendogli vibrare la testa dentro l'elmo.
Io saprei oppormi a un simile nemico? Era lieto di non doverlo scoprire, e rispettava questi uomini di Gramm che stavano tenendo testa a un avversario tanto superiore a loro. Questo per non gli impediva di ucciderli.
Vide un gruppetto raccogliersi intorno a un orso, quello di cui Gramm aveva ucciso il cavaliere. Sei o sette uomini avevano formato un rozzo semicerchio e a turno uno di essi si faceva avanti per colpire con la lancia, pronto a ritrarsi quando l'orso scattava verso di lui, mentre un altro uomo si faceva sotto dal lato opposto, infliggendo un'altra ferita e innervosendo di nuovo l'animale.
Di solito  cos che si uccide un orso, stancandolo e facendolo sanguinare fino a indebolirlo. Non orsi come questo, per. Ci vorrebbe una luna intera per stancare quella bestia.
Torn a spronare il cavallo, questa volta in direzione degli uomini che circondavano l'animale, e ne colp uno sulla testa con la spada l'elmo di ferro risuon mentre l'uomo si accasciava, morto o svenuto. Gli altri conversero su di lui, e Ulfilas tir le redini in modo da far impennare il cavallo che prese a colpire con gli zoccoli, costringendo gli uomini a indietreggiare barcollando, di nuovo a portata dell'orso infuriato. Una zampa fendette l'aria sibilando e un uomo cadde, sventrato, mentre la belva ne afferrava un altro con le fauci enormi, strappando la carne e frantumando le ossa. I superstiti si persero d'animo e si sparpagliarono. Ulfilas si concesse un sorriso soddisfatto, finch non vide l'orso avanzare con passo pesante verso di lui.
Sent il cavallo che cominciava a cedere al panico e cercava di ritrarsi, tanto che dovette strattonare le redini per riportarlo sotto controllo mentre l'orso si faceva sempre pi vicino.
Poi un altro orso colm lo spazio fra di loro, montato da Ildaer, il capo dei Jotun, che grid alcune parole nella sua lingua all'orso infuriato. Questo parve calmarlo, sia pure in modo marginale.
 folle di dolore perch il suo cavaliere  stato ucciso spieg Ildaer.
Gli orsi possono provare dolore per una perdita? Ulfilas si diresse verso la sala dei banchetti, oltrepassando un altro gigante che, inginocchiato al suolo, stringeva fra le braccia il corpo della gigantessa che Gramm aveva ucciso.
Un altro atto di coraggio. Ci saranno canzoni che parleranno di quel balzo, storie narrate di sera intorno ai fuochi da campo.
Adesso nel cortile c'era meno confusione, era pieno di moribondi anzich di combattimenti, perch lo scontro si stava spostando intorno alla sala e fra gli edifici pi esterni. Altri orsi con i loro cavalieri - parte della dozzina di Jotun che era arrivata all'alba insieme a Ildaer - scomparvero oltre la sala dei banchetti.
Nessuna piet grid Ulfilas ai suoi uomini. Trovate il bambino.
Smont di sella, imitato dai suoi guerrieri, e si avvicin a Gramm, che giaceva ancora dove era caduto. Nell'ergersi su di lui, Ulfilas comprese che il possidente era prossimo alla fine. Il sangue gli colava dalla bocca e dal naso, la sua pelle era di un pallore cinereo e le costole sporgevano infrante dalla carne e dai brandelli della sua corazza di cuoio.
Fu in quel punto che gli sferr un calcio.
Gramm url, aprendo gli occhi di scatto.
Lui dov'?
Gramm impieg un momento a mettere a fuoco lo sguardo. Ulfilas si tolse l'elmo e si accorse che Gramm lo aveva riconosciuto nonostante i capelli incollati alla testa dal sudore.
Il cane di Jael sussurr.
Ulfilas gli assest un altro calcio.
Dov' il ragazzo?
Gramm si limit a fissarlo.
Ulfilas si gir verso Ildaer, ancora in sella al suo orso.
Ildaer, questo  l'uomo che ha ucciso la tua compagna... Si chiamava Ilska, se ben ricordo.
Ricordi bene ringhi Ildaer, i piccoli occhi fissi su Gramm.
Era il signore di questa tenuta, e se c' qualcuno che sa dove si trova il bambino, quello  lui. Vorresti darmi una mano?
Lo far. Ildaer pass una gamba oltre l'arco della sella e scivol a terra, sfilando il martello dal suo fodero di cuoio prima di avanzare con passo deciso, la bionda treccia da guerriero che gli oscillava sulle spalle.
Dentro questa sala, un martello da guerra dei giganti e la pelle di uno dei vostri orsi sono appesi alla parete disse ancora Ulfilas.
Nel sentire quelle parole, Ildaer socchiuse gli occhi. Posata a terra l'arma, afferr Gramm per una mano e lo sollev di peso da terra, sbattendolo contro una delle ampie colonne che fiancheggiavano i gradini della sala dei banchetti. Mentre un grido di dolore sfuggiva dalle labbra del possidente, Ildaer estrasse dalla cintura una daga lunga quanto una spada corta e la conficc attraverso l'avambraccio di Gramm, a met fra il polso e il gomito, inchiodandogli il braccio alla colonna. Lasci quindi il prigioniero penzolante mentre scrutava il terreno alla ricerca di un altro arnese, raccolse una lancia e inchiod il secondo braccio accanto al primo, appendendo Gramm come una lepre in trappola.
Ti senti pi incline a dirmi dove si trova Haelan? chiese Ulfilas, salendo i gradini per guardare Gramm negli occhi, Lui gli sput in faccia una boccata di sangue.
Ildaer sferr a Gramm un pugno nelle costole, facendolo oscillare. Gramm url le palpebre.
Dov'? chiese di nuovo Ulfilas.
Gramm serr gli occhi.
Parla, uccisore di giganti, ingiunse Ildaer e la sofferenza finir. E trasse indietro il braccio per sferrare un altro colpo.
NO! url qualcuno, alle loro spalle. Nello stesso momento qualcosa fischi accanto all'orecchio di Ulfilas e si and a piantare nel corpo di Ildaer. Il gigante barcoll in avanti di un passo e croll su un ginocchio, con un'ascia a lama singola conficcata nella schiena, in alto fra la spalla e la colonna vertebrale.
Girandosi, Ulfilas vide un uomo correre verso di loro mentre impugnava un'altra ascia che portava sulla schiena. L'uomo era avvolto in cuoio e pelli, aveva occhi e capelli scuri, e il suo corpo era una massa di muscoli.
Wulf, il figlio di Gramm.
Senza fermarsi, Wulf scagli la seconda ascia, questa volta mirando a Ulfilas, ma i suoi guerrieri gli si stavano gi stringendo protettivamente intorno e uno di essi gli si par davanti, sollevando al tempo stesso lo scudo. Fu per troppo lento e l'ascia lo raggiunse alla faccia, facendolo crollare con il volto ridotto a un ammasso devastato.
Con un ringhio, Ulfilas estrasse la spada corta, mentre accanto a lui Ildaer si strappava l'ascia dalla schiena e lanciava un richiamo nella sua lingua, in risposta al quale il suo orso si mosse per raggiungerlo.
Altri guerrieri conversero su Wulf, e due di essi lo raggiunsero nello stesso momento. Armato di una spada e di un'altra ascia pi piccola, Wulf schiv l'attacc, tranci i tendini delle gambe del primo assalitore, gli tagli la gola mentre cadeva, poi si gir di scatto verso il secondo e gli affond la spada nel ventre, liberandola con uno strattone nello spostarsi in avanti sulla spinta del proprio impeto, lo sguardo fisso su Ulfilas. Ormai ad appena trenta passi di distanza, continu ad avanzare, bloccando un fendente con la spada e affondando l'ascia in un collo. Era ormai a quindici passi.
Avvertendo un fremito di paura, che accolse come un vecchio amico, Ulfilas piant saldamente i piedi a terra e sollev la spada.
Poi qualcuno, uno dei suoi guerrieri, si abbatt su Wulf e lo gett a terra, mentre un altro lo colpiva alla schiena con l'asta di una lancia e altri convergevano su di lui.
Non lo uccidere! grid Ulfilas, mentre Ildaer veniva avanti, il sangue che gli colava dalla ferita alla schiena, gettando da un lato l'ascia di Wulf come se fosse stato un giocattolo per bambini. Afferrato Wulf per i capelli, lo trascin fino ai gradini della sala dei banchetti, sollevandolo per fissarlo.
Wulf era semisvenuto, con l'espressione assente e il sangue che gli colava da una lacerazione al cuoio capelluto. Ulfilas lo schiaffeggi e i suoi occhi si spalancarono di scatto.
Saluta tuo padre disse Ulfilas.
Wulf fiss Gramm, inchiodato alla colonna della sala dei banchetti, con il sangue che gli inzuppava le braccia. Lui, in lacrime, incontr lo sguardo del figlio.
Ragazzo mio... sussurr. Non dovevi... tornare.
Wulf prese a scalciare e a contorcersi nella stretta di Ildaer, sputando e imprecando. Il gigante mantenne per la presa ben salda e si limit a una risata.
Forse dovresti unirti a tuo padre grugn, bloccando i polsi di Wulf in una sola, enorme mano. Si diresse quindi verso il lato opposto dei gradini e un'altra colonna, chinandosi lungo il tragitto per raccogliere una lancia, e con un solo colpo trapass entrambi palmi di Wulf, conficcando la lancia nella colonna. Wulf rimase appeso con le braccia sollevate sopra la testa e il sangue che scorreva lungo la colonna, lo sguardo fisso su suo padre.
Adesso lo chieder a entrambi dichiar Ulfilas. Dov' Haelan? Nascosto in qualche rifugio? Dov'? Spost l'attenzione dall'uno all'altro dei due uomini, padre e figlio, ma lesse soltanto sfida nei loro volti. Sospir.
Io sono un guerriero, non un torturatore. Dov' Dag, quando c' bisogno di lui? Nondimeno, sapeva quale fosse il suo dovere, e sapeva che non poteva tornare da Jael senza la testa di Haelan, perch se lo avesse fatto c'erano elevate probabilit che avrebbe perso lui la testa, e quella non era un'alternativa accettabile.
Torturer uno di voi finch l'altro non parler. Questo non mi dar nessun piacere, quindi sarebbe meglio per entrambi che parlaste subito, evitando inutili sofferenze.
Nessuno gli rispose. Estratto il coltello, sal i gradini e si ferm in mezzo ai due. Da chi devo cominciare?
Io so dov'! si lev una voce, e qualcuno venne fuori da dietro un carro. Era una persona giovane, alta, con i capelli chiari e lunghe braccia e gambe.
Una ragazza?
La giovane venne verso di loro con un passo in cui c'era qualcosa di strano, di diverso. A mano a mano che si fece pi vicina, Ulfilas not gli spessi muscoli che le rivestivano le braccia, i tratti insieme piatti e angolosi del suo volto.
Somiglia a un gigante.
Cosa sei? le chiese, accigliandosi.
Mi chiamo Trigg, e sono una mezzosangue rispose la ragazza.
Ulfilas vide Ildaer inclinare il capo da un lato e studiare con interesse la nuova arrivata.
Non sapevo che una cosa del genere fosse possibile.
Trigg raggiunse i larghi gradini e si ferm.
Perch mai ci vuoi offrire questa informazione? domand Ulfilas, sospettoso quanto appariva esserlo la ragazza e quasi aspettandosi una trappola di qualche tipo.
Mi hanno maltrattata per tutta la vita dichiar Trigg, indicando Gramm e Wulf.
Mi pare una buona risposta.
Ti abbiamo dato una casa e trattata bene le grid Wulf.
Mi avete presa in giro, disprezzata, picchiata ritorse Trigg, sostenendo lo sguardo di Wulf con espressione gelida.
Allora, dov' Haelan? la interrog Ulfilas.
Trigg, non farlo ansim Gramm.
Ildaer gli sferr una manata alla testa.
 nelle cantine. Ho visto Gramm scendere laggi, li ho sentiti parlare.
Maledetta mezzosangue traditrice, ti uccider! url Wulf.
Guidami a quelle cantine ordin Ulfilas. Trigg sal i gradini della sala dei banchetti, seguita da Ulfilas e da Ildaer, le grida di Wulf che echeggiavano alle loro spalle. Attraversarono la sala, dove c'erano cadaveri distesi sui tavoli e altri a terra in mezzo a essi, e oltrepassarono la larga porta della cucina, dove i fuochi erano spenti. In un angolo erano ammucchiate alcune botti, che Trigg indic.
La botola  l sotto.
In pochi istanti Ildaer gett di lato le botti, esponendo una botola. Ulfilas tir indietro il chiavistello e sollev la botola; brandendo la spada, scese i gradini che portavano in una stanza buia e dall'aria stantia, nella quale un pallido chiarore filtrava da una sorta di griglia sulla parete di fondo.
Qui non c' nessuno ringhi Ulfilas dopo un'accurata perquisizione. Poi vide la grata aperta e la botte sotto di essa, e risal i gradini due per volta. La ragazza mezzosangue non si trovava pi da nessuna parte.
Deve essere qui vicino rugg ai suoi uomini uscendo di corsa nel cortile. Fate a pezzi questo posto.
Avanz verso Gramm. Dove pu essere andato?
Allora...  andato ansim Gramm, ed ebbe la sfacciataggine di sorridere. Ulfilas fu assalito da un'ondata d'ira frustrata, mista alla paura di fallire nel suo incarico.
Ildaer, l'orso della tua compagna, piange il suo cavaliere?
Creach, s, la piange tuon Ildaer. Alleviamo i nostri orsi fin da cuccioli, il legame  forte.
Allora posso offrire un po' di vendetta al tuo orso. Estratto il coltello dalla cintura, Ulfilas lo conficc nel ventre di Gramm e vi apr uno squarcio in diagonale, in modo che gli intestini gli si riversassero sugli stivali, contorcendosi come serpenti. Quindi si ritrasse, accompagnato dalle urla di Gramm a cui si mescolavano quelle di Wulf.
Ildaer parl nella sua lingua gutturale, e l'orso senza cavaliere venne avanti.
Feasta disse Ildaer, e l'orso affond le fauci nel mucchio di intestini, divorandoli con un disgustoso rumore umido che rivolt lo stomaco a Ulfilas.
Le urla di Gramm salirono di tono, mentre Wulf piangeva e imprecava.
Lord Ulfilas chiam un guerriero dall'alto delle mura. C' qualcosa che dovresti vedere.
Cosa?  meglio per te che abbia a che fare con il bambino ringhi Ulfilas, nel salire i gradini. Adesso che non era pi accaldato per la battaglia cominciava a sentire il morso freddo del vento.
Raggiunto il camminamento, guard nella direzione indicata dal guerriero.
L'uomo puntava verso nordest, oltre i pascoli e le costruzioni secondarie della tenuta, verso il fiume che separava Isiltir dalla Desolazione. Su di esso era apparsa una nave dallo scafo snello e con poco pescaggio, con i remi che si muovevano a tutta forza mentre la vela nera veniva ammainata e l'albero abbassato per permettere all'imbarcazione di scivolare sotto il ponte di pietra che univa le due rive. Altre navi apparvero dietro la prima; ne cont quattro, poi sei, fino a un totale di otto.
Riconosco quelle navi e quelle vele dalla battaglia di Dun Kellen. Sono i Vin Thalun, i servitori di Nathair, ma perch sono stati mandati qui? Jael ha forse comunicato con Nathair, dicendogli che avevo bisogno di aiuto? A quel pensiero avvert un impeto di rabbia, seguito da un senso di compiacimento all'idea che la tenuta era praticamente stata conquistata, anche se il rumore della battaglia giungeva ancora dai pendii alle spalle della sala dei banchetti, in mezzo agli edifici e ai magazzini che si stendevano fino al fiume. Ci vorr qualche tempo per stanare ogni sacca di resistenza da questo covo di ratti, ma abbiamo spezzato loro la schiena. Rimane solo da trovare il bambino.
Le urla di Gramm continuavano a giungere dal cortile, trasformate ora in uno stridio rauco e acuto. L'orso aveva finito con il mucchio di intestini e li aveva seguiti fino a infilare il muso nella ferita aperta nel ventre di Gramm, mentre Wulf guardava, accasciato contro la sua colonna. Ulfilas sussult. Dovrei scendere laggi e porre fine alle sue sofferenze, pens, rimpiangendo il suo momento di rabbia.
Il bambino. Dov'?
Ildaer lo invoc dall'alto del muro. Il tuo orso saprebbe trovare la pista di Haelan?
Ildaer annu e risal in sella, scomparendo insieme all'orso dietro la sala dei banchetti.
I pensieri di Ulfilas si spostarono allora sui dettagli pratici, e pens di piazzare una serie di sentinelle lungo il perimetro della tenuta per prevenire la possibilit che Haelan sgusciasse via approfittando della confusione. Forse potrei usare questi Vin Thalun che stanno arrivando. Guard di nuovo verso le navi, e cap che la prima stava attraccando a un molo, con la passerella che veniva abbassata. Alcune figure cominciarono a sbarcare, troppo lontane per distinguere i dettagli, ma qualcosa prese ad assillarlo. Due grossi cani balzarono gi dalla prima nave, mentre le altre venivano ad addossarsi al molo. Uno di quei due cani era enorme, con il pelo bianco, e trasudava forza anche da quella distanza. Ulfilas guard con maggiore attenzione, socchiudendo gli occhi.
Ci sono dei giganti con loro? Jael aveva accennato al fatto che Nathair aveva anche dei giganti fra i suoi alleati. Ma perch sono qui? Sent il seme del dubbio che cominciava a contorcerglisi nel ventre.
Lord Ulfilas chiam il guerriero accanto a lui.
Lo so mormor Ulfilas.  uno strano equipaggio.
Non le navi, mio signore. Verso sudovest... Ci sono dei cavalieri che si stanno avvicinando. E sono molti.
Ulfilas volt le spalle alle navi per guardare verso sudovest. Il guerriero aveva ragione. Una nuvola di polvere aleggiava al di sopra di una chiazza sul terreno, ed era ormai possibile avvertire in modo vago il rombo degli zoccoli.
Chi sono?
Suona il corno e raduna la banda di guerra ordin mentre si rimetteva l'elmo.

53. Tukul.

Sembra che ci aspetti un combattimento preannunci Tukul a Coralen ed Enkara, che cavalcavano con lui alla testa della colonna. Nel guardare verso Coralen, not che si stava affibbiando il guanto con gli artigli da wolven, usando i denti per stringere le cinghie, e sorrise.
Questa ragazza mi piace. Sar una compagna eccellente per Corban e avranno figli forti. Improbabile che siano ben educati, forse saranno ribelli, ma di certo saranno cocciuti e pieni di fuoco. Le aveva detto quelle cose durante il loro viaggio attraverso Isiltir, ma lei era arrossita fino a diventare del colore dei suoi capelli e aveva minacciato di cavargli la lingua con gli artigli da wolven se le avesse ripetuto una cosa del genere.
Piena di fuoco.
Il ricordo gli strapp un sorriso.
Non appena aveva visto il fumo levarsi dalla tenuta di Gramm aveva compreso che qualcosa non andava e si era rapidamente consultato con i suoi compagni.
Vuoi che vada in esplorazione della tenuta? aveva chiesto Coralen.
Sarebbe la cosa pi sensata da fare aveva aggiunto Enkara.
Al diavolo le cose sensate aveva ribattuto lui. Gramm  mio amico e pu avere bisogno di aiuto. Aveva scrollato le spalle. E noi andremo ad aiutarlo. Aveva ordinato di lasciare nei pascoli della tenuta i cavalli di riserva che avevano cavalcato alternativamente nell'attraversare Isiltir e si era congedato da Scudo accarezzandogli con affetto il muso.
Saresti un buon cavallo da guerra, amico mio, ma Daria e io ci conosciamo come te e Corban. Quindi monter lei in battaglia, e pi tardi ti potr raccontare della sua gloria. Scudo aveva sbuffato, percuotendo il terreno con lo zoccolo.
Poi Tukul era balzato in sella e aveva spronato Daria a un rapido trotto, ma non al galoppo, perch non voleva sfinirla nel caso che avessero dovuto combattere alla fine di quella corsa.
Nel superare una gobba della strada videro davanti a loro la tenuta, con nuvole di fumo nero che uscivano dalla torre sopra le porte. Da quella distanza, Tukul poteva scorgere delle figure sulle mura, sentire squilli di corni, e sullo sfondo il vago fragore della battaglia. Pens all'ultima volta che era stato l, all'amicizia e ospitalit di Gramm, a come avesse imparato a lanciare un'ascia e Wulf gliene avesse regalata una. Pens alla fragorosa risata di Gramm e al suo poderoso abbraccio.
Amico mio, spero di non essere arrivato troppo tardi.
Continuarono a cavalcare. Tukul allent la spada nel fodero e sfior con le dita l'ascia affibbiata alla sella, poi imboccarono la strada che scendeva verso le porte, affiancata da pascoli su ambo i lati.
Padre di Tutto, possa la mia spada rimanere affilata e il mio corpo veloce.
Adesso riusciva a vedere che le porte erano state infrante.
Chi lo ha fatto lo star rimpiangendo, visto che cos non ci pu chiudere fuori.
Alcuni corni squillarono sulle mura e alcuni cavalieri emersero dalle porte... quaranta, poi sessanta... il numero continuava ad aumentare. Tukul emise un grugnito di rispetto nei confronti di chi aveva preso la decisione di affrontarli in campo aperto.
Meglio tenerci fuori che lasciarci entrare, e sono coraggiosi a non nascondersi dietro le mura.
Sollev il pugno, e centocinquanta Jehar si allargarono sui due lati del pendio a formare ali scure intorno a lui.
Dovremmo fare una cosa del genere? gli grid Coralen.
Cosa?
Andare alla carica in salita contro un nemico a cavallo.
Probabilmente no rispose Tukul, quindi scoppi a ridere per la gioia della battaglia. Al diavolo la strategia, niente mi impedir di raggiungere il mio amico.
Qualcosa di enorme emerse dalle porte. Per un momento, Tukul non riusc a capire cosa fosse, poi il suo sguardo mise a fuoco le fauci enormi, le zampe larghe come martelli da guerra e dotate di lunghi artigli ricurvi. Un gigante dai capelli scuri cavalcava la belva, armato di lancia e ascia da guerra. Un altro orso con il suo cavaliere riempirono lo spazio delle porte alle sue spalle.
Tranne forse quello.
Sorrise. Questo s che  un combattimento degno di uno Jehar.
Questa battaglia verr immortalata in una canzone strill a Coralen, ridendo, il vento che gli agitava i capelli. Lei sorrise e sollev il braccio, serrando il pugno con un tintinnio degli artigli.
Un attacco in salita, contro un nemico a cavallo, giganti e grandi orsi del Nord. Follia.
Estrasse la spada, imitato tutt'intorno dagli altri Jehar, un bagliore metallico simile a un lampo nella pallida luce del sole. Con un sussurro, incit Daria a lanciarsi al galoppo, impugnando la spada a due mani sopra la testa e usando piedi, caviglie, ginocchia e cosce per guidare la cavalcatura.
VERIT E CORAGGIO! url, e il suo grido di guerra venne raccolto e ripetuto da Coralen, Enkara e tutti gli altri in un ruggito di tuono fatto di voci.
Poi giunse l'impatto, due onde di carne, sangue e ossa, cuoio e pelo, zanne e ferro. Tukul aveva diretto Daria verso il grande orso e il suo cavaliere, ma altri guerrieri avevano riempito lo spazio che li separava.
Allora mi aprir un varco fino a l a fil di spada.
Con il primo colpo stacc la testa dalle spalle del suo proprietario, facendola roteare lontano in un fiotto di sangue. Indusse quindi Daria a scartare per evitare una lancia, ne devi la punta e fece scorrere la spada lungo la sua asta, tranciando le dita che la impugnavano per poi cavalcare oltre e colpire il guerriero al collo con un fendente di rovescio. Daria and a sbattere con la spalla contro il cavallo successivo, e con una rotazione del polso Tukul squarci la gola al cavaliere, mentre Daria allungava il collo per staccare a morsi pezzi di carne da cavallo e cavaliere in pari misura.
Poi, quasi sconcertato dalla velocit con cui l'aveva superata, Tukul si trov oltre la linea dei nemici, con davanti un tratto di terreno erboso e la strada di terra battuta che varcava le porte della tenuta. Dietro di lui infuriava la battaglia, e gli bast uno sguardo per vedere che i Jehar stavano abbattendo un numero crescente di nemici a ogni colpo di spada. Alla sua destra incombeva uno dei giganti. Sotto i suoi occhi, l'orso che esso cavalcava schiacci il cranio di un cavallo con un poderoso colpo di zampa, mentre il gigante usava la lancia per trapassare uno Jehar, sollevandolo dalla sella e scagliandolo attraverso l'aria.
Tukul spron Daria verso di loro, brandendo la spada e lanciando un richiamo di guerra.
Un cavallo e il suo cavaliere gli piombarono addosso, facendo barcollare Daria che per poco non cadde, mentre il guerriero vibrava un fendente alla testa di Tukul. Lui blocc il colpo, irritato per quel ritardo che gli impediva di raggiungere l'avversario prescelto. Ruotando le spalle, trasform la parata in un fendente verso il basso, ma l'avversario lo par, oscillando sulla sella e convertendo a sua volta la parata in un affondo alla gola.
Tukul devi la punta della spada, annu e sorrise, riconoscendo l'abilit dell'avversario. Si concesse un istante per studiarlo. Elmo finemente cesellato adorno di una coda di crini di cavallo e con un'applicazione di cotta di maglia che proteggeva il collo, cotta di maglia, spada a una mano e scudo dal bordo di ferro: un equipaggiamento robusto e di qualit, migliore di quello della maggior parte di quanti lo circondavano.
Un condottiero, quindi. Un capitano, forse perfino un nobile. A causa del talento dimostrato dall'uomo, gli dedic tutta la sua attenzione in segno di rispetto.
Con un colpetto di tallone sulle costole segnal a Daria di spostarsi a sinistra e in avanti, sferrando una combinazione di colpi contro il nemico avanzando verso di lui, una serie di fendenti e corti affondi che strapparono scintille alla sua spada e schegge di legno al suo scudo. Il suo avversario riusc a parare la maggior parte dei suoi attacchi, anche se in un modo sempre pi affannoso che gli fece perdere progressivamente l'assetto mentre il sangue gli sgorgava da un taglio alla coscia e da un altro all'avambraccio. Daria morse al collo la cavalcatura del guerriero, inducendola a scartare, e per una frazione di secondo questo fece perdere l'equilibrio al cavaliere. Tukul ne approfitt per colpire ancora, spingendo la spada in profondit nel muscolo del bicipite appena sotto la manica della cotta di maglia. Il colpo successivo recise le redini, poi un corto fendente di rovescio si abbatt sull'armatura dell'uomo, ammaccando se non rompendo qualche osso; Tukul vibr quindi altri colpi in rapida successione, il terzo dei quali rimbalz sull'elmo e fece scivolare la lama della spada nello spazio fra la cotta di maglia e la protezione posteriore dell'elmo. Fiott del sangue, anche se Tukul comprese istintivamente che la ferita non era profonda.
Nondimeno, quella combinazione di colpi fece barcollare il guerriero e, non avendo le redini con cui aiutarsi a ritrovare l'equilibrio, scivol dal cavallo e croll al suolo, dove giacque sanguinante e senza fiato.
Tukul si ferm accanto a lui e per un momento pens di sporgersi dalla sella per finirlo, poi sent un urlo provenire dalla sua destra e vide uno Jehar volare via, disarcionato da un colpo di zampa.
Quella bestia deve smetterla di uccidere i miei fratelli di spada. Sussurr qualche parola nell'orecchio di Daria che balz via, trov un tratto di terreno sgombro e si lanci contro l'orso e il suo cavaliere.
Intorno alla belva e al gigante c'era un mucchio di cadaveri, cavalli e Jehar ammassati come una linea di rifiuti lasciati dalla marea. Tenendo sotto controllo la propria ira, Tukul guid Daria in modo da fiancheggiare l'orso e lo colp a una zampa posteriore per poi subito ritrarsi, consapevole che era stato un buon colpo che aveva tagliato il muscolo fino a scheggiare l'osso.
Ruggendo di dolore, l'orso barcoll all'indietro quando la zampa gli cedette. Il gigante traball sulla sella, poi not Tukul e cerc di colpirlo con la lancia. Tukul oscill all'indietro e con un fendente spezz l'asta dell'arma. Nel guidare Daria lontano dagli artigli anteriori dell'orso, sent lo spostamento d'aria prodotto dal loro passaggio quando si port davanti all'animale facendo descrivere a Daria uno stretto cerchio. Poi ripose la spada nel fodero che portava di traverso sulla schiena.
L'orso era a venti passi di distanza, immobilizzato, ferito, infuriato e selvaggio. Esso rugg contro Tukul e Daria, con la saliva che gli schizzava dalle grandi fauci, e il gigante un la propria voce a quella dell'animale, sbraitando e brandendo l'ascia da battaglia. Ringhiando, Tukul spron Daria verso di loro e allo stesso tempo sganci l'ascia dalla sella, impugnandola. Sfilati i piedi dalle staffe, con un movimento fluido li sollev sulla sella e si lanci nell'aria, volando al di sopra di una zampa sollevata e calando l'ascia con entrambe le mani e tutta la sua forza in un colpo che infranse il cranio dell'orso. Pezzi d'osso e di cervello gli schizzarono la faccia e sent un cavallo emettere un acuto nitrito. L'orso si accasci in uno spasmo di pelo e muscoli e Tukul perse la presa sull'ascia, vorticando attraverso l'aria per atterrare con un violento impatto. Cerc di rialzarsi, ma non riusc a respirare, con i polmoni che bruciavano e la schiena che gli urlava di rimanere sdraiato immobile.
Vagamente, si rese conto che una sagoma massiccia si stava rialzando vicino alla carcassa inerte dell'orso e ud il grido permeato di dolore del gigante.
Alzati e vivi, resta qui e morirai, si disse. Fitte di agonia lo attraversarono quando rotol su s stesso e si costrinse a sollevarsi su un ginocchio. Il gigante torreggi su di lui, l'ascia sollevata, e Tukul afferr la spada, la estrasse e si iss in piedi barcollando, il volto sollevato in un'espressione di sfida.
Poi il gigante vacill e rugg di dolore, agitando le braccia. Si volt, e Tukul vide una figura aggrappata alla sua schiena, con le gambe strette intorno alla vita mentre gli sferrava ripetuti colpi a un fianco, ritraendo ogni volta il pugno tinto di rosso, con gli artigli affilati che grondavano sangue.
Artigli?
Tukul sbatt le palpebre, ancora intontito dalla caduta. Poi comprese.
Coralen.
Il gigante croll in ginocchio, sollevando le braccia per afferrare Coralen. Lei gli affond una mano nei capelli e gli stratton la testa all'indietro, piantandogli gli artigli nella gola. Poi piomb sulla sua schiena e con un calcio lo spinse con la faccia nella polvere.
Questa battaglia si sta trasformando in una splendida canzone disse posando un braccio sulla spalla di Tukul per sorreggerlo.
 cos, ragazza rispose lui, guardando verso il gigante e l'orso ormai morti, e dubitando che la canzone avrebbe mai menzionato la sua schiena dolorante. Si gir quindi per cercare il suo cavallo, pensando che si sarebbe sentito pi stabile una volta tornato in sella, e vide Daria a una dozzina di passi di distanza, sdraiata su un lato, con met di un fianco squarciata fino all'osso. Solo allora ricord il colpo di zampa che lui aveva schivato.
Barcollando corse da lei e, nel sentire la sua voce, Daria sollev la testa con un nitrito, una schiuma rosata che le usciva dalle narici e dalla bocca mentre scalciava nello sforzo di alzarsi. Riusc a puntellare le zampe anteriori, poi ricadde sul fianco, roteando gli occhi per il dolore fino a mostrare il bianco.
Stai tranquilla, mia coraggiosa ragazza la confort Tukul, con le lacrime che gli sgorgavano. Le accarezz il collo, mentre intorno a lui il fragore della battaglia si trasformava in un opaco ruggito.
Non ti rialzerai per correre di nuovo, mia fedele amica.
Per un momento, il semplice suono della sua voce parve placare il dolore del cavallo, che sollev la testa per guardarlo con liquidi occhi scuri.
Appoggiando il capo sul suo collo muscoloso, Tukul sussurr una preghiera, baci Daria e le trafisse la gola con la spada, l'ultimo gesto di un amico fedele. Rimase accoccolato accanto a lei mentre la battaglia gli infuriava accanto, ad appena pochi passi di distanza, accarezzandola e parlandole in un sussurro finch lo sguardo non le si appann e lei non smise di scalciare.
Si rialz, sentendo crescere dentro di s una cupa ira, e si guard intorno. Coralen se ne era andata e l sul pendio lo scontro era quasi finito, con il nemico che si stava ritirando dentro la tenuta incalzato dai Jehar. Adesso il clangore del combattimento giungeva dal cortile, oltre le mura.
Oltrepass a grandi passi le porte e lo trov trasformato da come lo ricordava, ora pieno dell'infuriare della battaglia, del puzzo di sangue e di morte, di volute di fumo. Guardando verso la sala dei banchetti, not un grande orso che pareva sorvegliare i gradini e dietro di esso due uomini inchiodati a due spesse colonne.
Gramm. Wulf.
L'orso colpiva chiunque si avvicinasse, ma non accennava ad allontanarsi dai gradini perch stava difendendo le sue prede.
Ignorando il dolore alla schiena, Tukul attravers di corsa il cortile, oltrepassando Coralen ed Enkara che combattevano schiena contro schiena, aggirando una dozzina di altri duelli isolati, la mano che gli si serrava maggiormente intorno all'impugnatura della spada. L'orso lo vide arrivare e rugg, il pelo irto, nel cercare di colpirlo con una grande zampa. Tukul scivol sotto di essa e gettandosi a terra rotol prima di arrivare alle fauci dell'animale, colpendo verso l'alto con la spada in modo da conficcarla attraverso pelo e carne, sempre pi in profondit, nella mascella inferiore, fino a piantarla fin quasi all'elsa nel cervello dell'animale.
L'orso, una montagna di muscoli e pelo, ebbe uno spasmo, con il sangue che gli fiottava dalla bocca mentre la sua testa aveva un movimento convulso che si estese a tutto il corpo, un ultimo violento parossismo prima che si accasciasse, abbandonando il peso del capo addosso a Tukul. Lui rimase fermo l con il respiro affannoso, coperto di sangue, poi liber la lama con uno strattone e scroll le spalle, facendo scivolare la testa a terra.
Sal di corsa i gradini. Gli bast dare un'occhiata a Gramm per capire che era morto. Il suo ventre era un'unica, grande ferita, con la carne che pareva masticata, non tagliata. Nel distogliere l'attenzione con una smorfia, vide Wulf svenuto e pallido per la perdita di sangue, con il petto che si sollevava e si abbassava debolmente.
Afferrata la lancia che gli trapassava i palmi, la estrasse con uno strattone e Wulf gli si accasci fra le braccia, aprendo gli occhi.
Mio padre... sussurr.
Un suono pervase il cortile, sovrastando il clamore della battaglia. Un fragoroso ruggito. Sollevando lo sguardo, Tukul vide alcuni orsi montati da giganti aggirare con passo pesante il lato della sala dei banchetti. Due, tre... erano in quattro, e il primo orso era montato da un gigante biondo che brandiva un martello da guerra grondante sangue. Guard verso i gradini, vide l'orso morto e l'ira gli distorse il volto.
Poi vide Tukul.

54. Corban.

Corban risal di corsa il lieve pendio, zigzagando fra le barche in vari stadi di riparazione appese a scaffalature di legno, mentre seguiva Meical sempre pi addentro al labirinto di granai e rimesse per le barche, concerie e affumicatoi.
Avevano remato per tutta la notte, fino a quando Corban aveva pensato che cuore e polmoni gli sarebbero scoppiati. Con il sopraggiungere del giorno avevano sentito il fragore di una battaglia giungere dalla tenuta sulla collina, avevano visto gli incendi dilagare. Meical li aveva incitati a proseguire fino a quando avevano aggirato la svolta del fiume e avvistato una fila di moli e di rimesse per le barche lungo la riva. A prima vista era chiaro che la battaglia non era ancora finita, ma che non stava volgendo in favore di Gramm, considerate le grandi colonne di fumo nero che punteggiavano il cielo azzurro pallido e le figure che combattevano sulle mura della tenuta.
Corban aveva ordinato a tutti di armarsi, e lui stesso aveva indossato la pelle di wolven e gli artigli, come avevano fatto anche Farrell e Gar. La nave aveva appena toccato il molo che la passerella era stata abbassata e Meical era balzato a terra, con Corban e gli altri che si riversavano dietro di lui.
Si erano soffermati per un momento sulla riva, aspettando che le loro forze si radunassero, poi si erano mossi, guidati da Meical, con Corban che lo seguiva da presso.
Sent il lieve martellare delle zampe di Tempesta che gli correva accanto, e pi indietro il passo pesante di Balur Occhio Solo e il rumore di altre navi che attraccavano e dei loro guerrieri che si riversavano gi dalle passerelle. Il piano era semplice: radunarsi sulla riva del fiume e seguire Meical fino alla cima della collina, dove sorgeva la sala dei banchetti di Gramm e dove lo scontro pareva essere pi violento. Corban aveva ordinato a Cywen di rimanere sulla nave con Brina, Buddai e una manciata di altri, ma le cose non erano andate bene. Non andavano mai bene, quando si davano ordini a Cywen.
Davanti a lui, Meical rallent il passo, poi si riversarono fuori dei viottoli fra gli edifici e in uno spazio aperto, dove un alto muro incombeva su di loro. Un fal crepitava poco lontano, e intorno a esso erano radunati alcuni guerrieri che indossavano mantello rosso e corazza nera recante sul petto il simbolo di un fulmine bianco intorno a cui era avvolto un serpente... uomini di Jael. Sulla sinistra c'erano le porte aperte, e intorno a esse erano sparsi molti corpi, gente di Gramm. Meical li vide e si lanci alla carica verso le porte in preda a quella che sembrava una furia selvaggia.
Corban lo segu senza riflettere, blocc il colpo affrettato di un cavaliere e intanto Tempesta spicc il balzo, disarcionando l'uomo e squarciandogli la gola prima ancora che avesse toccato terra.
Balur lanci un richiamo di guerra, e una manciata dei suoi Benothi scatt in avanti roteando le asce nere. Il sangue prese a zampillare improvviso, e nell'arco di secondi i nemici davanti alle mura furono morti o in fuga, con Corban che seguiva Meical attraverso le porte aperte.
Davanti a loro torreggiava la parte posteriore di una lunga sala dei banchetti in legno, dinnanzi alla quale si allargava uno spiazzo di terra battuta. Su entrambi i lati c'erano ampi vicoli fiancheggiati da stalle e ogni sorta di altri edifici in mezzo ai quali infuriava ancora la battaglia. Qua e l, gruppetti di quelli che dovevano essere stati gli uomini di Gramm tenevano testa a un numero soverchiante di avversari. Sulla cresta del pendio, davanti alla sala dei banchetti, Corban intravide cavalieri in cotta di maglia nera che brandivano spade ricurve.
Jehar.
Tukul  qui! grid, girandosi verso Gar, poi brand la spada e si gett nella mischia, assalito da un timore gelido al pensiero dei suoi compagni impegnati a combattere da soli sull'altro lato di quella sala dei banchetti.
Dov' Coralen?
Tranci una gamba a un cavaliere, lo trascin gi di sella e lasci che Tempesta lo finisse mentre riprendeva la corsa e piombava su un gruppo di guerrieri che avevano costretto alcuni uomini di Gramm con le spalle addossate alle porte di una stalla. Non smise di muoversi, con la spada e gli artigli da wolven che squarciavano, trapassavano, tranciavano. Lo stato mentale da battaglia, come Gar lo chiamava spesso, si era impadronito di lui, quella condizione in cui tutto pareva rallentare, come se i suoi nemici si muovessero attraverso l'acqua e lui potesse vedere ogni colpo prima che venisse eseguito. Un uomo a piedi, munito di spada e scudo, avanz con cautela nella sua direzione. Corban accorci le distanze, devi da un lato un colpo e affond gli artigli oltre il bordo dello scudo. Quando li ritrasse erano insanguinati, e il guerriero si stava accasciando. Riprese a muoversi, devi una lancia, conficc la spada sotto un'ascella, ruot su s stesso per allontanarsi da un altro cavaliere che cercava di attaccarlo. Tempesta balz sul cavallo facendolo impennare fino a disarcionare il cavaliere, che cadde a terra. Corban gli trafisse la gola prima che potesse rialzarsi. Alla sua destra, intravide Farrell fracassare un cranio con il martello da guerra, mentre a sinistra Gar decapitava un avversario. Davanti, un cavaliere rovin al suolo con una freccia nella gola.
Dath. Una rapida occhiata gli mostr che Kulla era con lui e lo proteggeva sul fianco.
Un ruggito assordante riverber per tutta la tenuta. Con la coda dell'occhio, Corban vide qualcosa scomparire oltre l'angolo pi lontano della sala dei banchetti, qualcosa di enorme. Fece un cenno a Gar, ma lui era impegnato a estrarre la spada dal petto di qualcuno, quindi continu la sua corsa da solo.
Adesso era pi vicino alla sala dei banchetti, e il terreno si era fatto pianeggiante, ma la via era ancora bloccata da masse di uomini che combattevano. Emise un ringhio di frustrazione, pungolato dal disperato bisogno di raggiungere Tukul, Coralen e gli altri. Guardandosi intorno, vide una rampa di scale che correva su per il muro della tenuta e, senza riflettere, si lanci verso di essa, salendo i gradini a due per volta. Sent un rumore di passi che lo seguivano... Tempesta e Gar, Farrell, Dath e Kulla.
Sul camminamento non c'era nessuno ancora vivo. Una volta in cima, si sofferm per un momento a dare uno sguardo generale.
La tenuta era un ribollente campo di battaglia, con cavalli che si impennavano e galoppavano e uomini urlanti. Altri dei suoi guerrieri si stavano riversando attraverso le porte aperte, insieme a numerosi giganti Benothi. Pi oltre, vide Javed alla testa di decine di rematori, molti dei quali erano veterani delle fosse di combattimento dei Vin Thalun. Sotto di lui, Meical si stava aprendo un varco a colpi di spada attraverso i nemici, e dietro Balur e una manciata di Benothi avanzavano come un'isola galleggiante.
Gli giunse all'orecchio un suono fievole che arrivava dal lato opposto della sala dei banchetti. Un grido di guerra, parole che aveva sentito per la prima volta dalle labbra di suo padre, e che adesso sussurr.
Verit e coraggio. Tukul.  Tukul.
Riprese a correre superando d'un balzo i cadaveri, con le assi del camminamento che vibravano sotto i suoi piedi. Quando si avvicin alla parte frontale della tenuta, la torre delle porte entr nel suo campo visivo. Stava bruciando e riversava all'esterno ondate di calore e di fumo; sotto le mura, il prato e l'ingresso erano cosparsi di corpi.
Poi si venne a trovare al di sopra del cortile antistante l'ingresso alla sala dei banchetti.
Anche l il combattimento era altrettanto violento, ma non era denso e compatto come altrove. Corban intravide una massa di capelli rossi e avvert un impeto di sollievo, ma prima che potesse gridare o anche solo pensare il suo sguardo fu attratto verso i gradini della sala.
Tukul era in piedi su di essi con la spada snudata e tenuta alta. Davanti a lui, un gigante dalla chioma bionda era in sella a un orso di dimensioni mostruose mentre altri montati da giganti - tre in tutto - si aggiravano sul lato opposto del cortile, uccidendo qualsiasi cosa si parasse loro davanti.
Mentre Corban e gli altri fissavano la scena, paralizzati per qualche momento dallo shock e dall'incredulit, l'orso venne avanti e schiocc le fauci in direzione di Tukul mentre il gigante si protendeva sulla sella per colpire con il martello da guerra. Tukul scivol sul lato opposto, alla sua sinistra, in modo da rendergli difficile raggiungerlo, e nello stesso tempo colp l'orso, lasciandogli una linea rossa sul muso. Esso rugg di dolore e di rabbia, si sollev parzialmente sugli arti posteriori e scatt in avanti, raggiungendo Tukul con un colpo di zampa che lo fece volare su per i gradini.
Poi Dath incocc una freccia e tese l'arco, mandando il dardo a conficcarsi nel fianco del grande orso. La freccia affond in profondit, ma la bestia ebbe appena un sussulto, come se si stesse liberando di una zanzara. Dath tir ancora e ancora, e ogni freccia raggiunse il bersaglio. Con la quarta prese di mira il gigante, ma essa scivol sull'armatura di cuoio quando lui cal di nuovo il martello contro Tukul.
Verit e coraggio! tuon Gar lanciandosi dal camminamento per atterrare con un tonfo sul tetto della stalla sottostante, rotolando e saltando da l nel cortile. Corban lo segu facendo eco al suo grido di guerra, e Tempesta gli and dietro con un balzo aggraziato. Nel cortile i guerrieri si girarono nel sentire le loro voci, e in lontananza Corban ud un selvaggio nitrito.
Scudo?
Una freccia gli sibil sopra la testa e si conficc nel ventre dell'orso, che questa volta si ferm a guardare l'asta piumata che gli sporgeva dal fianco.
Tukul approfitt di quella pausa per scattare in avanti e colpire la creatura alla spalla per poi ritrarsi altrettanto rapidamente e risalire le scale.
Corban spicc la corsa attraverso il cortile, zigzagando in mezzo ai Jehar impegnati a combattere contro i guerrieri dal mantello rosso, poi intravide i capelli rossi di Coralen, che era schiena a schiena con Enkara, entrambe circondate da quattro o cinque nemici, e cambi direzione, impartendo un ordine a Tempesta. Lei si lanci in avanti, scaraventando al suolo una delle figure in mantello rosso il cui urlo venne troncato sul nascere, poi Corban entr in azione, calando la spada su un collo, liberando la lama mentre l'uomo si accasciava con un gorgoglio e ruotando su s stesso per piantare gli artigli nella coscia di un altro avversario. Il guerriero barcoll all'indietro e cadde quando la gamba gli cedette, permettendo cos a Coralen di finirlo. Non c'era tempo per le parole. Lo sguardo di Corban incontr quello di Coralen per un istante, poi lui riprese a correre verso Tukul, che adesso era in cima ai gradini e si parava in difesa di due uomini feriti. Anche l'orso era ferito, e favoriva una zampa offesa, con il sangue che gli gocciolava da tagli e fori prodotti dalle frecce. Il gigante che lo montava stava urlando ordini gutturali, e alle sue spalle gli altri cavalcaorsi avevano formato un semicerchio per proteggere il gigante biondo, che era chiaramente il loro capo, mentre questi abbatteva la sua preda.
Corban acceler il passo capendo che Gar e Farrell, una macchia indistinta di pelliccia di wolven e di cotta di maglia nera, lo avevano preceduto. Gar punt dritto verso i gradini della sala dei banchetti, ma un gigante lo vide e grid un avvertimento per poi scagliare la sua lancia. Gar la schiv ed essa si piant vibrando nel duro suolo di terra battuta mentre Gar passava in mezzo a due orsi, rotolava sotto una zampa sollevata e balzava sui gradini per cercare di raggiungere suo padre.
Nello stesso momento, Corban vide l'orso sui gradini farsi pi vicino a Tukul che, era chiaro, non intendeva ritirarsi ulteriormente e si ergeva a protezione dei feriti. L'orso sollev una zampa enorme per colpire, ma Tukul si abbass per schivarla e si risollev con grazia fluida, levando e calando la spada in un colpo possente che tranci di netto la zampa.
Il ruggito di dolore dell'orso fu assordante, al punto che fece barcollare Tukul, e il gigante biondo ne approfitt per calargli sul petto il martello da guerra, scaraventandolo all'indietro e contro le porte della sala dei banchetti. Tukul scivol al suolo.
Gar url, raggiunse la cima dei gradini e super con un salto i feriti per arrivare da suo padre.
Tempesta fu la successiva a raggiungere i gradini e si lanci sul collo dell'orso, affondandogli in profondit le zanne nella carne. L'orso si impenn, disarcionando il gigante che portava in sella e mandandolo a rotolare di sotto, fin nel cortile. L'orso poi cal la zampa mutilata su Tempesta: con un suono lacerante il wolven venne strappato via e scaraventato con un crepitio contro una delle colonne.
Intanto Corban e gli altri raggiunsero la scalinata, aggirando l'orso mutilato che si dibatteva. Esso cerc di colpire Coralen, che per schiv abbassandosi mentre Corban scattava in avanti e affondava gli artigli da wolven nel ventre morbido della belva, imprimendo uno strattone prima di liberarli in mezzo al sangue che si riversava dalla ferita. Poi sopraggiunsero gli altri: Coralen, Enkara e Kulla presero a colpire la bestia con la spada, mentre Farrell vibr un colpo con il suo martello da guerra. Esso si abbatt sul cranio dell'orso, che ebbe uno spasmo e si irrigid, per poi impennarsi e rotolare gi dai gradini.
Gli altri orsi giganteschi si misero in movimento, avanzando verso la scala mentre il gigante caduto si rialzava e fissava gli assalitori con occhi roventi nell'allungare la mano verso il suo martello da guerra.
Corban corse da Tempesta.
Lei si rialz con aria intontita e uggiol quando lui le tocc le costole, poi ringhi agli orsi che si stavano avvicinando.
Gli altri avevano formato intorno a lui una mezzaluna irta di armi. Il gigante biondo si inginocchi accanto al suo orso, ora una massa di pelo insanguinato.
L'ho allevata fin da cucciola disse con voce aspra e stridente. Afferrato il martello da guerra, prese a farlo roteare con una mano, come Cywen avrebbe potuto fare con un coltello. Intanto due degli orsi giganteschi gli sopraggiunsero alle spalle mentre l'altro impegnava i Jehar presenti nel cortile, tenendoli indietro.
Corban si fece coraggio. Non ho mai combattuto contro un gigante prima d'ora, ma non pu essere terribile come un Kadoshim. Serr i denti.
Io sono Ildaer, signore della guerra dei Jotun si present il gigante. Dovresti conoscere il nome di chi ti uccider.
Se vuoi provarci, sei il benvenuto ringhi Corban.
Una freccia gli sibil accanto e trapass la spalla del gigante, facendolo barcollare.
Dietro di loro risuon un grido soffocato, e Gar spinse da parte Corban, saltando gi dai gradini con la spada sollevata. Ildaer per alz il martello da guerra e intercett il suo fendente con l'impugnatura rivestita di bande di ferro. Gar gli piomb addosso e rotolarono insieme di sotto per poi separarsi, con Gar che balzava in piedi e si lanciava in avanti. Il gigante si rialz quasi altrettanto rapidamente. La lama di Gar vibr nel saettare attraverso l'aria. Il gigante impugn a due mani il martello da guerra e ci furono uno stridio di ferro e una pioggia di scintille quando lui lo us per bloccare una raffica di colpi, indietreggiando un passo dopo l'altro.
Il gigante torreggiava su Gar, ma lui lo stava incalzando senza posa, colpendo troppo in fretta perch Corban potesse seguire i suoi movimenti con lo sguardo... fendenti alti e bassi, colpi roteanti e affondi diritti, finte e combinazioni di quegli elementi, in un insieme di furia e di potenza che Corban non aveva mai visto prima.
Il gigante era veloce, pi di quanto avesse diritto di esserlo una creatura delle sue dimensioni, e riusc a bloccare ogni attacco, rispondendo con rapidi affondi portati con l'impugnatura del martello, a cui seguivano un passo indietro e un altro affondo. Per quanto veloce, tuttavia, non poteva contenere la tempesta in cui Gar si era trasformato. Corban vide una linea rossa apparirgli sulla coscia, un'altra sull'avambraccio, e un taglio sottile lungo una guancia.
Il gigante mosse un altro passo indietro, sempre incalzato da Gar, e Corban si accigli. C'era qualcosa che non andava, un ripetersi della sequenza dei colpi, una cosa che Gar gli aveva sempre detto di non fare mai.
Ricord il consiglio che lo stesso Gar gli aveva dato, in un momento che sembrava ora molto lontano nel tempo.
L'ira  il nemico.
Improvvisamente, Ildaer smise di ritirarsi, blocc il colpo successivo di Gar e spinse di lato la sua lama mentre gli sferrava un calcio in pieno petto. Corban sent un rumore di ossa che si rompevano, e Gar rotol all'indietro. Il gigante avanz verso di lui.
Scesi di corsa i gradini Corban spicc un balzo e si par davanti a Gar.
Dov' il tuo onore? sogghign Ildaer. Il sangue gli ricopriva una guancia, gli colava lungo un braccio a coprire i tatuaggi a spirale, gli inzuppava la lana dei calzoni.
Al diavolo l'onore, lui  mio amico, rugg Corban e tu dovrai uccidermi prima di riuscire a toccarlo di nuovo. Dietro di s, sent Tempesta ringhiare.
Ildaer fiss prima lui, poi i suoi amici schierati sui gradini, alle sue spalle. Gli altri giganti e i loro orsi erano immobili come statue, la tensione era densa come nubi temporalesche.
Una voce risuon sulla sinistra, e nel guardare in quella direzione Corban vide Balur fermo insieme a Meical all'estremit opposta del cortile, con decine di Benothi e di Jehar alle loro spalle.
Ildaer, razza di moccioso lo apostrof Balur, sollevando l'ascia.
Balur Occhio Solo... non pu essere Corban sent sussurrare a Ildaer, che si fece di colpo pallido come l'alabastro.
Poi si gir e corse verso il cavalcaorsi pi vicino, balzando sul dorso dell'animale e fuggendo attraverso le porte. Balur si lanci al suo inseguimento insieme ai Benothi, che urlavano insulti. Intanto Corban si inginocchi accanto a Gar, che era cosciente e traeva respiri corti e controllati.
Aiutami a raggiungere mio padre bisbigli.
Farrell gli si affianc e trasportarono Gar su per i gradini, oltre i due feriti che Tukul aveva protetto - uno vivo ma svenuto, l'altro chiaramente morto - fino ad arrivare accanto a lui, il cui corpo giaceva contorto l dove era caduto.
Tukul era ancora vivo, ma il suo respiro era irregolare e rantolante.
Contraendo il volto per il dolore, Gar gli prese la mano.
Tukul apr gli occhi, e per un momento il suo sguardo rimase sfocato. Poi riconobbe il figlio.
Il mio Gar ansim, le labbra chiazzate di sangue.
Corban, dov' Brina? chiese Gar, con voce incrinata. Chiama Brina.
Calmati, Gar, ... troppo tardi per questo disse Tukul. Guardando oltre suo figlio, vide Corban e altri volti che gli si accalcavano intorno.
Ti ho detto... che sarei arrivato... per primo mormor a Corban.
S, lo hai fatto rispose lui, con un nodo alla gola.
E ne abbiamo fatto una bella canzone, vero, Cora?
S convenne Coralen, con un tremito nella voce. Merito tuo. Non ti sei accontentato di un orso. Ne hai dovuti uccidere due.
Un sorriso aleggi sugli angoli della bocca di Tukul. Ricorda quello che ti ho detto.
Lei gli rivolse un sorriso gentile.
Tukul toss e si irrigid per il dolore, con il sangue che gli colava lungo il mento.
La mia spada sussurr con voce fievole.
Corban gli mise in mano l'impugnatura dell'arma e gli chiuse le dita intorno a essa, poi distolse lo sguardo per nascondere il proprio cordoglio. Era l'Astro Splendente di Tukul, e sarebbe rimasto forte per lui nei suoi ultimi momenti, qualsiasi cosa questo gli potesse costare.
Un suono di passi risuon sui gradini, alle loro spalle, e Meical li raggiunse, abbassando in silenzio gli occhi su di loro.
Gar, mio amato figlio, sussurr Tukul tu sei la mia gioia. Le lacrime colavano lungo il naso di Gar. Non lo dimenticare mai. Ci rivedremo dall'altra parte ansim ancora Tukul, poi esal un sospiro e mor.

55. Veradis.

In piedi sulla prua della nave, Veradis osservava la costa di Tenebral scorrergli accanto.
Sono cresciuto lungo questa costa. Chiuse gli occhi e ripens a quando navigava insieme a Krelis, con i delfini che inseguivano la nave e fendevano le onde mentre quello rideva. Lui ride sempre, nei miei ricordi. Ripens alle nuotate nella baia di Ripa, a quando prendevano il sole sulle rocce, bevendo vino ed esercitandosi con la spada sulle spiagge che cingevano la baia. Krelis rideva sempre anche di questo, di come non mi arrendessi finch non mi trovavo steso a terra, con lui che era un gigante e io poco pi di un bambino.
Riapr gli occhi quando la nave si mosse sotto di lui. Alazon stava urlando una serie di ordini in risposta ai quali le gomene della vela venivano tese o allentate, manovra seguita dal movimento dei remi. Una baia si apr davanti a loro lungo la costa, una rientranza ampia e profonda, con alte rupi che scendevano a picco sulle spiagge sabbiose.
La baia di Ripa. Casa.
Passarono dal mare aperto all'abbraccio riparato della baia, e dietro di loro altre quattordici navi dalle vele nere eseguirono la stessa manovra.
Nella baia era gi ancorata una quantit di navi nere, alcune raccolte intorno al porto di Ripa, altre sparse sulle sue acque. Veradis intravide altre navi in mezzo a loro. O pi probabilmente carcasse di navi. Esse erano infatti distrutte e annerite dal fuoco, con lo scafo rovesciato che dondolava sulle onde. Navi di Ripa. Quel pensiero lo fece accigliare. Al di l di esse, alta in cima a lucenti alture calcaree Veradis scorse la torre di Ripa, costruita dai giganti, conquistata e occupata dagli uomini, ora dimora e simbolo del signore della baia.
Mio padre.
Cosa ci faccio qui? Il peso del compito assegnatogli si abbatt schiacciante su di lui, e il solare alone di serenit che lo aveva pervaso si trasform in nuvole di un grigiore ferrigno, pregne di una catastrofe imminente. La sua mente torn al momento in cui Calidus lo aveva tratto in disparte sulla riva dell'Afren, in Narvon, appena prima che lui salpasse.
Portami Fidele, in catene, se necessario.
Veradis non ci aveva creduto, e neppure al fatto che lei avesse sposato Lykos, e lo aveva detto, mettendo in discussione le informazioni avute da Calidus, ma il consigliere... e Ben-Elim... dai capelli argentei era stato inflessibile.
Ne sono rimasto sconvolto quanto te, aveva detto ma  vero. A detta di tutti, Lykos si era infatuato di lei, ma la cosa non finisce qui. Fidele ha fatto arrestare Peritus e Armatus, condannandoli entrambi a morte, e pare che sia stato questo a scatenare la ribellione. Ci sono stati tumulti, Lykos e i Vin Thalun sono stati attaccati da una folla inferocita. E adesso, alcune lune pi tardi, Fidele  riapparsa a Ripa, dove  accentrata la ribellione. Ora denuncia Lykos e i Vin Thalun, incitando tutto Tenebral a insorgere contro di loro.
Veradis scosse il capo, lo sguardo fisso sulla torre. Fidele, mia madre e i miei fratelli. Come posso sistemare le cose? Sono un guerriero, non un diplomatico.
Cosa vuoi che faccia? aveva chiesto a Calidus.
Prova a ragionare con loro. Quello che ci serve  la pace, con il controllo della situazione nelle mani di Lykos. Se questo non fosse possibile... Calidus aveva scrollato le spalle. Allora ci vuole una vittoria decisiva. Mostra loro la forza del tuo muro di scudi.
Tutte le bande di guerra di Tenebral hanno imparato la tecnica del muro di scudi. Sarebbe un bagno di sangue e uno spreco di uomini.
S, ma tuo padre e Krelis non hanno una mentalit progressista. Dubito che combatterebbero con quella tecnica, e se pure dovessero farlo, voi avete affrontato giganti, draig, bande di guerra forti di migliaia di uomini. Siete veterani induriti da una ventina di battaglie. Non sarete sconfitti.
Come posso combattere contro i miei familiari? domand ora Veradis alle onde.
Chiunque guidi la ribellione deve essere eliminato, che si tratti di Fidele, di Peritus, di tuo padre o di tuo fratello, senza sentimentalismi. Chiunque siano, devono essere intimiditi, ecco tutto. Bisogna insegnare loro che opporsi a Nathair  inutile, e tu puoi impartire loro questa lezione. Consegnami Fidele, quanto al resto, agisci a tua discrezione. Portali da me, giustiziali, esiliali, come preferisci aveva concluso Calidus.
Agisci a tua discrezione mormor Veradis.
Il porto di Ripa era vuoto e silenzioso. Le quindici navi di Veradis attraccarono e i suoi uomini sbarcarono, quasi mille guerrieri in elmo di ferro e cotta di maglia sotto una lucida corazza nera su cui scintillava un'aquila d'argento. Il loro equipaggiamento comprendeva le modifiche che Veradis aveva apportato nel corso degli ultimi due anni: stivali rinforzati in ferro al posto dei sandali, calzoni di lana nera invece del gonnellino di cuoio, scudi ovali e pi allungati al posto di quelli rotondi. Tutti avevano al fianco due spade, una corta e una lunga, e impugnavano una lancia pi lunga e leggera delle tradizionali lance da caccia.
Lykos era venuto ad accoglierlo, circondato da qualche centinaio di Vin Thalun, che sembravano pi una marmaglia che una banda di guerra al confronto delle file disciplinate degli uomini di Veradis.
Sembrano abbastanza pericolosi, soprattutto lui. Veradis stava guardando un guerriero al fianco di Lykos, un uomo di statura media, snello e sfregiato, con occhi freddi e duri, grigi e cupi come una tempesta in alto mare, che lo fissavano a loro volta, inespressivi. Occhi morti.
Ben incontrato lo salut Lykos, sorridendo. Si scambiarono la stretta dei guerrieri. Le cose non erano andate bene per Lykos a Tenebral, e non molto tempo prima Veradis avrebbe potuto compiacersene un poco, probabilmente a causa dei propri radicati pregiudizi nei confronti dei Vin Thalun. Da quando lui stesso aveva fallito nel tentativo di prendere e uccidere Corban, tuttavia, provava pi che altro empatia nei confronti di Lykos.
Nathair ti manda i suoi saluti, e questa lo inform, e prelev da sotto il mantello due pergamene, controllandone i sigilli per poi consegnarne una a Lykos e rimettere via la seconda.
Lykos la prese e se la infil nella cintura.
Non intendi aprirla? chiese Veradis, inarcando un sopracciglio.
Pi tardi rispose Lykos, infilando il braccio sotto il suo. Al momento dobbiamo andare a prendere parte a una battaglia.
Cosa?
Il tuo tempismo  stato eccellente, mio vecchio amico dichiar Lykos, il cui alito sapeva di vino. Se per indugiamo qui, ci perderemo il divertimento.
Vecchio amico?
Tre bande di guerra sono schierate sui campi alle spalle di Ripa, e si adocchiano tutte a vicenda con cattive intenzioni.
Affrettiamoci, allora reag Veradis, e guid la sua banda di guerra lungo le strade di Ripa.
Veradis stava osservano gli schieramenti in campo. Era fermo a sudovest, ai piedi del pendio su cui era costruita Ripa. Alla sua sinistra, fino al limitare della foresta di Sarva, i prati erano pieni di Vin Thalun, che parevano essere pi di tremila. Sul pendio a est era schierata la banda di guerra di Ripa, meno uomini ma dall'aspetto formidabile, tutti vestiti con i colori nero e argento di Tenebral, anche se non portavano l'aquila di Nathair.
E a nord c'era un'altra banda di guerra, di nuovo uomini di Tenebral, con la bandiera di Marcellin di Baran che sventolava al di sopra del loro schieramento. Da quella distanza era difficile calcolare quanti fossero, ma erano di certo migliaia.
Lykos non scherzava. Per lui  una fortuna che io sia arrivato.
Lykos, mi serve un cavallo sellato e pronto disse. Il Vin Thalun si accigli ma impart un brusco ordine a un guerriero, che si allontan di corsa.
Caesus, sai cosa fare. Il giovane capitano di Veradis annu e si avvi con due dozzine di guardie dell'aquila.
Non molto tempo dopo gli venne presentata una giumenta bianca che caracollava, piena di energia. Veradis ne regol i finimenti, poi mont in sella, battendo un colpetto sul collo dell'animale. Protese quindi la mano e una guardia dell'aquila gli porse una bandiera.
Per prima cosa trott su per la collina verso la banda di guerra di suo padre, con la bandiera tenuta alta. Era di lino bianco, su cui spiccavano il ramo nero e le bacche rosse di un sorbo, simbolo di tregua. Quando si fece pi vicino, cominci a scorgere facce che conosceva: quelli erano in gran parte uomini in mezzo ai quali era cresciuto durante i primi diciotto anni della sua vita.
Un mormorio si sparse fra le loro file, precedendolo mentre cavalcava lungo la prima linea e salutava con un cenno quelli che conosceva. Raggiunto il centro dello schieramento, fece arrestare il cavallo di fronte a un uomo che era di tutta la testa pi alto di chiunque altro si trovasse sul pendio. Suo fratello Krelis.
Si limitarono a fissarsi, mentre il silenzio calava intorno e su di loro.
Non mi aspettavo di vederti qui esclam infine Krelis.
Dobbiamo parlare rispose Veradis. Vieni laggi con nostro padre. E accenn verso il centro del campo, dove Caesus e due dozzine di guardie dell'aquila stavano rizzando una tenda bianca.
Questa situazione  andata al di l delle parole replic Krelis.
Se non parliamo, delle vite andranno perdute senza una valida ragione.
Alle spalle della tenda che veniva montata, le guardie dell'aquila di Veradis stavano marciando nella formazione del muro di scudi, e per un momento lui rimase a osservarle, sentendosi riempire di orgoglio. Il clangore degli scudi, quando gli uomini si girarono e si fermarono dietro la tenda, echeggi per tutto il campo.
Anche Krelis stava guardando.
 una trappola... non mi fido di quel bastardo di Lykos.
Fidati di me.  un incontro sotto il simbolo del sorbo. I miei uomini proteggeranno tutti coloro che metteranno piede in quella tenda.
Guard di nuovo Krelis, notando le linee che gli segnavano gli occhi e la fronte, e che non c'erano l'ultima volta che lo aveva visto.
Sei cambiato gli disse Krelis.
Anche tu sei cambiato, fratello. Appari vecchio.
Cucciolo sfrontato sorrise Krelis.
Veradis fece avviare il cavallo. Ci vediamo laggi. Porta nostro padre e chiunque altro pensi possa avere voce in capitolo.
E si allontan dalla banda di guerra, puntando a nord verso la pianura dove si era accampato Marcellin.
Ha oltre quattromila uomini, pens, nell'avvicinarsi. Forse anche cinquemila.
Marcellin veniva da Baran, una fortezza ricavata dalla e nella roccia dei monti Agullas. Era un uomo grosso e burbero che aveva fra le cinquanta e le sessanta estati, con un paio di sopracciglia cespugliose che dominavano il suo volto rude.
Bos veniva da Baran, ricordo che era cresciuto l. Veradis avvert una fitta di tristezza al ricordo dell'amico. I buoni amici erano difficili da trovare.
Chi sei? chiese Marcellin, quando lui gli si ferm davanti.
Veradis figlio di Lamar, prima-spada e generale di re Nathair, e parlo in sua vece.
Oh, ma davvero? comment Marcellin, aggrottando le sopracciglia nel fissare Veradis.
S, mio signore.
Bene, non pensare di poter cercare di persuadermi a non sbattere a calci quel furfante di Lykos fuori dal mio paese. Lui  una malattia, e ho intenzione di annientarlo. Non puoi dire nulla che mi faccia cambiare idea.
Non intendo provarci afferm Veradis. Infil la mano sotto il mantello, e all'improvviso gli scudieri di Marcellin gli puntarono contro una quantit di armi affilate.
Non sono un assassino dichiar Veradis, cercando di impedire all'ira di trapelargli dalla voce, senza per riuscirci del tutto.
Allora muoviti lentamente ribatt Marcellin. I miei ragazzi sono affezionati a questo vecchio.
Veradis tir fuori una pergamena arrotolata e sigillata con la cera rossa.
Da parte di Nathair spieg.
Marcellin la prese, fissandola con un cipiglio irritato.
Leggila, e se ti piacer il suo contenuto, raggiungimi per un incontro con Lamar e Lykos sotto il simbolo del sorbo, in quella tenda. E si allontan senza attendere una risposta.
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FINE Parte 4.